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Autobiografia

La depresiun

Pubblicato il 02/10/2020

La depresiun / la g'ha na forsa de leun

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L’argomento non è proprio leggero quindi il titolo in milanese, che richiama Jannacci, sdrammatizza un po’.

Due anni fa, per una serie di problemi troppo grossi accumulatisi troppo in fretta, sono caduto in depressione, come si dice.

La depresssione, per chi non la conoscesse, funziona più o meno così: prima ti fa diventare nervoso e aggressivo, poi ti abbatte e inizia un poco alla volta la sua opera di sottrazione. Ti toglie la voglia, la voglia di fare qualsiasi cosa, poi ti toglie i colori, tu guardi il mondo e vedi tutto avvolto da una foschia scura. Poi ti toglie la musica, perché la musica non piace alla depressione, che ama il silenzio e l’unico suono che ammette è quello del pianto. Diventi un’ameba che sta tutto il giorno sul divano, guardando nel vuoto e piangendo, spesso e in modo francamente irritante. I latini hanno una bella parola che lo spiega, e hanno anche una bella canzone che ne parla: lloron, che sarebbe il nostro piagnone ma in italiano ha tutto un altro suono. (La canzone si intitola La llorona , è una canzone folk messicana quindi ne esistono molte versioni, per tutti i gusti).

Ma scusate, mi perdo. Quindi sono qui, depresso e col futuro che è un buco nero. Allora in un momento che il morso si allenta capisco che ho bisogno di aiuto, che da solo non ce la faccio, che l’orgoglio ti fotte. Sono andato dal mio mediico, gliene ho parlato, lei mi ha prescritto una visita al Centro di Salute Mentale, io ci sono andato, mi sono seduto davanti ad una psicologa e ho detto “Buongiorno, mi chiamo Alberto e sono depresso.” Nei film a questo punto c’è un gruppo di persone che dice “Ciao Alberto!” ma lì c’eravamo solo noi due quindi lei mi ha detto “Mi racconti”.

Ho raccontato tutto e mentre raccontavo sentivo la depresiun che diceva “No, non puoi dirlo, tu devi stare solo con me, se lo dici starai peggio” ma si sentiva il panico nella sua voce.

Ora è più di un anno che vado ogni tre mesi a trovare la mia dottoressa, prendo ogni giorno una pillolina di serotonina che mi aiuta a non sentire l’ansia ho ricominciato e vedere i colori, a sentire la musica, a scrivere, e sono arrivato qui…

Quello che voglio dire a chiunque si senta come mi sentivo io è che non c’è nessuna colpa né vergogna nello stare male, che l’orgoglio che ti fa dire “Io non vado da uuno sconosciuto a raccontare i cazzi miei” è in realtà un’altra arma della depressione. È importante anche parlarne, dire alle persone “In questo periodo sono depresso”. La depressione si alimenta di senso di colpa e di vergogna, se ne parli si depotenzia.

Da soli non se ne esce, si sta male e si fannno stare male le persone intorno a noi. E se la si lascia libera di lavorare poi non passa più.

Io oltre che scrivere ascolto, molto. Se volete contattarmi in pvt (come dicono i ganzi) vi rispondo volentieri.

Ho scritto questo peana perché da quando sono stato male ho iniziato a guardarmi intorno con occhi diversi, e mi sono accorto che ci sono tante persone che stanno o iniziano a stare male e che pensano che chiedere aiuto sia svilente.

Mia mamma, che ha il dono della sdrammatizzazione e della sintesi, ogni tanto mi chiede “Quando hai il prossimo apuntamento dai matti?”

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RoCarver ha votato il racconto

Scrittore
Editor

Autenticità e sincerità, è questo di cui abbiamo bisogno ora più che mai. Parlare di queste cose è tabù, ci si vergogna, anche dire "vado dallo psicologo" è fonte di diffidenza da parte degli altri. Basta con queste cazzate, non siamo super eroi. Siamo esseri umani che a volte cadono, a volte hanno bisogno di aiuto. Sei coraggioso a parlarne, sei intelligente nel capire quali sono i meccanismi bastardi con cui la depressione ti frega. Ti ammiro. Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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GrazieSegnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Portare fuori le nostre angosce, parlare del nostro malessere, dargli un volto, un nome... e farsi aiutare: è l'unico modo per uscirne. La persona depressa si nutre del proprio disagio, e continua a "farne uso" , perché non può farne a meno. La depressione è una vera e propria malattia, una dipendenza, che deve essere affrontata, come tale, ma se ne può uscire, con il giusto aiuto... Hai fatto molto bene, a scriverne: per noi, che ti abbiamo letto, apprezzando la tua capacità di "parlarne", con determinazione, ma anche con un certo distacco, e un pizzico di ironia, e per te, che hai trovato (anche) un modo per esprimere la tua creatività. Ti sembra poco...!? Un abbraccio... Segnala il commento

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Isabella Ross ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

E oltre a scrivere, scrivi anche bene... i piccoli refusi di oggi sono proprio il frutto della tua emozione. Che ben venga. E poi credo che attraversare la vita senza mai cadere in un periodo di depressione sia difficile. C’è anche quella camuffata da felicità. (quelli ganzi) Tu ne stai parlando, ti sembra poco? Dopo Davide e Adriana ci tengo a ripetere che sei in ottima compagnia credimi. :) anch’io vado in analisi.Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Che ti adoro te l'ho già detto? Che adoro la tua mamma sicuramente sì.Segnala il commento

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Amid Solo ha votato il racconto

Esordiente
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blu ha votato il racconto

Esordiente

fantastico... a "i ganzi" ho riso :-) Segnala il commento

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eyepizzapie ha votato il racconto

Esordiente

Forse in modo un po' egoistico ti confesso che il tono con cui ti racconti è un antidepressivo per tutti noi che abbiamo avuto il piacere di leggerti. Grazie!Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Di una semplicità disarmante e convincente. Un depresso che parla di depressione senza far uso di termini scientifici, senza azzardare analisi-diagnosi-prognosi di alcun genere. Semplicemente parla di ciò che sa, o meglio, di ciò che vive sulla propria pelle. Quel "Ma scusate, mi perdo" vale decine di trattati di psicanalisi. Credo che l'utilità del testo sia tale da perdonare anche i refusi (mediico, uuno, fannno, aputamento). Come ha scritto Davide: qui siamo tutti in buona compagnia.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

In poche parole: grazie! E, solo per sdrammatizzare: benvenuto fra i matti!!!Segnala il commento

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di albertomineo

Esordiente
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