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Fantastico

La diga

Di Howl - Scritto da Esordiente
Pubblicato il 29/10/2019

Flusso di coscienza sull'identità, sull'identità dell'arte, sull'identità dello scrivere. Nato qualche anno fa come risposta a un "duello" lanciatomi dalla mia coinquilina dopo alcune considerazioni filosofiche sul tempo, sull'arte, sull'identità, sulla "platea", ecc...

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... non stai leggendo, questa è una diga.

Le parole non scorrono.

Abbandonata. Sei intatta, instabile, insabbiata, sepolta, quanti anni hai ora? Da adesso all’altrove di ogni futuro incosciente che andrai ad affrontare, con sorrisi anemici, premi inviolati, lucidati a nuovo. Trofei, trofei, trofei, diapositive, essere e non avere nessuna idea, nessun bisogno di averla:


questa è una diga.


Si riattiva, è un concetto, assisti inerme, ti armo, prosegui, ti do le armi, non prosegui, non atterri, non volgi, non hai nessun trionfo perché 


questa

è

una

diga.


Le parole non hanno peso, nessun valore o ragione. Alimenti, alimenti per il fuoco, alimenti il fuoco. Dai giù, butta giù il sorso, non pensare stai sveglia e ubriacati. Osserva i lineamenti dell’incosciente. Tutto qui, ad aspettarti nessun rifugio. È un’inutilità mostruosa, quello che stiamo facendo non ha alcun valore, anche l’idea dell’idea dell’idea del tempo: una lapide, una posa.


La mente, lei mente, lei mente, la divinità delle parole che fanno ombra.

Ora sei qui ed è esattamente dove devi essere, qui è un altrove, una dannata prova di forza. Questo mi sfianca, mi sto dilapidando l’anima, mi stanno venendo a prendere e dicono – che l’età ha il suo peso in tutto questo. – Ricordi?

Giorni assiderati, treni in partenza, e io che non so dove andare. E ricordo anche il primo battito, che ho voluto terrorizzare i vivi, lasciando ogni sicurezza.


Ho tutto ciò che serve qui in tasca: non ho nessuna prova.


---- amici, fiamme ----


Ho catene, apatia, spirali, 19, Gennaio, quel che sento ha un marchio ed un nome e quel nome


crolla


Rovina, amnesia, ho perso tempo e il mio tempo si è accorciato, nessuna lealtà, il mio è un imbroglio e tu cosa stai facendo? Come ti giudichi?

Lealtà sleale innocenza colpevole il senso dell’insensato come un grosso buco nero nella mia testa, e fuori di qui, fuori di qui, fuori, vattene, vattene, hai tutte le ragioni del mondo! che fare? Chetare, ketamina, chemioterapia, è il primo passo per la finzione.


E tu? È tuo?


Non ha sentire, non sento niente e niente viene a prendermi. Ho una voce incolore, un cielo sdentato che sorride nella notte di questo paese, la signora in nero sotto acido non ti riconosce, ti ha cullata quand’eri in fasce, ti dimentica, ti squarcia, ti squarcia


ooooooooooooooooooooooooh ---- questa luna è il teschio vuoto di Dio.


Parte II, III , IV e V


Lampioni immersi, [adesso] sto rincorrendo me stesso, aumenta il passo, tu lo segui, vedi una schiena, vedi un morto che cammina, una testa aperta, volute di sangue, spettri, segui questo me stesso, in salita, incolume tu, al riparo sprofondata, sprofondi, sprofondi.


Qui


e anche qui ---- qui ---- poi

giù


appunto non è necessario proseguire ----

qui ---- non ci sono.


Allora t’immergi come fanno i lumi, laggiù tra i sepolcri, un nome


prosegui, la schiena, ora


giù, affoghi in un catarro di notte, non c’è luce, conti i passi, i tasti, l’inchiostro, i fogli sprecati, tinti, tatuati, raccontati male, che stai seguendo un flusso insensato di pensieri e sei inesperta come una vergine

ma questo è il bordello dell’incoscienza.

Amnesia.

Il me stesso corre e tu ci vai dietro perché speri che tutto questo abbia un dove

una foce

riflusso, vomito, per-la-precisione-qualcosa-verso-cui-dissolversi.

Senso, perché è la promessa di ogni rincorsa, te la danno in pegno

OLTRE OLTRE OLTRE OLTRE!

Lo stai perdendo, immergiti, vai a fondo.


Qui.

Non

c’è.


Nemmeno

Qui ---- e tu? È tuo?


Si è fermato, piegato a terra, lo accudisci, lo chiami per nome

{[(il suo nome)]} lui risponde come un cane.

Getta uno sguardo all’oltre, tu di rimando, un’esplosione di Roman Candle, una canzone di Elliott Smith, sei al cinema, un drive in americano nel deserto, solo tu e la sabbia e i crateri e l’immensità stellata e lo schermo panoramico,

vedi uno specchio che si specchia in uno specchio, vuoto nel vuoto, un sentiero

ma sbadigli e dici – sta andando tutto in rovina – e questo sogno allucinato ti sta sprecando.


Il potenziale dei tuoi vent’anni

il potenziale di tutti i ventenni universitari

quelli che si aprono i polsi

che s'impiccano nei garage, quelli che affogano dentro la vasca da bagno.

Il mondo nuovo

– io credo nella distruzione. –

E sarebbe bello lasciarti pagine bianche ma non le capiresti.

Sarebbe bello lasciarti qui ora

e sarei felice di non dovermi sporcare le mani,

sarei felice perché questo lo capiresti.

Capire e sentire allo stesso tempo, ma le parole che prima scorrevano ora sono solo una diga nella mia mente.

Vorrei che il senso di tutto questo fosse nel processo.

La creatività è un nome e un simbolo,

uno sfregio.

Uno sfregio.

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gionadiporto ha votato il racconto

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Graograman ha votato il racconto

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Parole simboliche e allusive, alcune immagini buone, ma testo che fatica ad esprimere il suo contenuto. Ti aspetto altrove.Segnala il commento

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Philostrato ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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eli ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

È un esperimento, da considerare "in divenire" : e anche abbastanza accademico, secondo me, ma nel senso "buono", di ricerca..Segnala il commento

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palu ha votato il racconto

Esordiente

Un estroso esercizio di fantasia. Ho provato a rileggere, ma temo di non essere riuscito a capirci nulla.Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

non so cosa ho appena lettoSegnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Debora P. ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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