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Autobiografia

La donna cannone

Pubblicato il 01/08/2020

Riflessioni sul corpo. Colpa del caldo che ci fa scoprire (in tutti i sensi) più del dovuto.

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E' sabato primo agosto, sono le dieci, sono ancora a letto. Sfoglio svogliatamente social e riviste, musica a tutto volume, il taccuino sempre affianco sul comodino. Distrattamente e senza volerlo leggo più o meno ovunque dissertazioni intorno allo stesso argomento. Pare si parli soltanto di accettazione di sé e del proprio corpo. (Parliamo di donne ovviamente. Difficile immaginare un articolo o un post sulle difficoltà degli uomini di convivere con le loro pancette portate in giro spesso con grande orgoglio. Che invidia.) Leggo, spesso ridacchio, aggrotto la fronte, ci rifletto. Dobbiamo piacerci. Dobbiamo farcelo piacere. Dobbiamo farci piacere la cellulite, i chili in più. (Quanti di più? E più di quanto?) Dobbiamo farci piacere le rughe, le occhiaie, le cicatrici. Insomma, gestire il rapporto con il nostro corpo è un impegno, un lavoro a tempo pieno, una ulteriore fatica che si aggiunge alle altre fatiche della routine quotidiana. Se dovessi descrivermi, a proposito di social, sarebbe con uno status di Facebook: in una relazione complicata con il mio corpo. Perché quella con il corpo è una relazione a tutti gli effetti, né più né meno di una qualunque altra relazione sociale. Mi è amico, mi è nemico, lo amo, lo odio, mi è familiare, è una parte di me, lo abbandonerei al primo autogrill sulla strada delle vacanze. E' cambiato negli anni, in meglio, in peggio, di nuovo in meglio, con grande fatica. E anche ora che secondo me è nel suo meglio (nel senso che meglio di così alla mia età non potrebbe essere) non riesco comunque a volergli bene. Perché non mi fido. Perché ho paura che potrebbe tornare a tradirmi da un momento all'altro. Ho paura che se mollassi un attimo la presa lui possa sfuggire al mio controllo, e stavolta per sempre. Come si fa a fidarsi? Come? Andando in giro con un paio di leggins bianchi senza provare rimorso? Mettendosi un paio di calzoncini corti, molto corti, perché in fondo la forma del sedere è genetica e ogni forma è una forma perfetta? (Sotto la taglia quarantotto, si intende.) Scegliendo una canottiera che lascia scoperta quella parte delle braccia che dopo i quaranta tende inesorabilmente a cedere? (A meno che non passi tre quarti della tua giornata in palestra è ovvio.) Oppure mettendo quell'altra camicetta che lascia veramente poca parte del décolleté all'immaginazione? (Ma poca, giusto il minimo sindacale prima che la forza di gravità le faccia arrivare fino allo stomaco.) Ebbene, questo è quanto seriamente ci viene suggerito di fare dalla maggior parte degli psicologi, influencer, guru dell'ultima ora. Candidamente dalle loro roccaforti patinate suggeriscono di fregarsene, di avere più fiducia. Devi fidarti del tuo corpo Chiara, lui, più di te, sa come fare. Dovrei fidarmi. Io, la donna che fa dello scetticismo la sua religione. Quella per cui un sedere è perfetto solo se risponde alle leggi della trigonometria. Quella che riconosce la perfezione solo se sta su due assi cartesiani. Come faccio a fidarmi del mio corpo quando non risponde alle regole, quando va fuori dalla matematica, dalla fisica, dai principi della termodinamica? Insomma è passata mezz'ora e sono ancora qua, seduta sul letto, gambe all'aria. Rimugino, scrivo e me le guardo.

Poi sento i suoi passi dall'altra stanza, si affaccia e mi dice:

- Amore, cosa hai deciso, ti alzi o no?

Alzo gli occhi dal foglio, lo guardo. Sbuffa, si gira e sene va. Si volta di scatto, torna indietro e si avvicina:

- Amore, quanto sei bella.

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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Una bella disquisizione, e hai ragione su tutta la linea. Certo, fa piacere piacere, e la fine del tuo racconto è qui a dimostrarcelo, ma dobbiamo certo piacerci. Non necessariamente nel corpo - io sono tanto bella dentro, dalla testa ai piedi :) -, o non in tutto il corpo, ma qualcosa deve piacerci di noi stesse (stessi).Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

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Ottimo spunto per riflettere sui pregiudizi (maschili) e l'emancipazione (femminile). Chissà perché il grasso su un corpo maschile assume nomignoli carini come "maniglie dell'amore, pancetta, rotolini", mentre sul corpo femminile è solo "lardo". Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Antonio M. ha votato il racconto

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RoCarver ha votato il racconto

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Un applauso, davvero!!! Siamo passate dalla perfezione delle top model degli anni '90 al marketing di oggi, che ci invita a volerci bene anche con ciccia e cellulite, anche se noi sappiamo che è tutta ipocrisia e in verità nella società in quel senso non è cambiato nulla. Saremo libere solo quando ce ne fregheremmo sul serio di tutto ciò. Segnala il commento

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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di Chiara Bocci

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