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Horror

La festa (ancora Miro Draguglia).

Pubblicato il 13/06/2018

Risorto in tempi attuali, il voivoda Vlad Dracul decide di ricreare il suo impero partendo in sordina e andandosene dalla Valacchia, dove nonostante i secoli, la gente ha ancora paura del suo nome. Acquistata una villa, in Italia, Dracul dà una festa per fare proseliti.

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Miro Draguglia guardava i suoi ospiti fingendo di bere un cognac. Che bevesse o mangiasse era impossibile, visto che era morto da secoli. Quasi sei, per la precisione. Il tempo passato nella bara, tuttavia, era stato proficuo. Aveva meditato, studiato piani, scoperto che i secoli passavano, ma nella sua terra il nome di Vlad Dracul metteva ancora paura. Quando aveva giudicato abbastanza l’attesa, si era palesato a una famiglia legata ai Voivoda di Valacchia da un patto di sangue. Rimodernato nell'aspetto estetico e nel nome, Miro Draguglia si era involato verso l’Italia, per creare una nuova rete di sodali.

Un cameriere gli passò davanti. Fra le mani inguantate reggeva un vassoio colmo di coppe di champagne. Draguglia allargò le narici, in modo ferino. Chiuse gli occhi aspirando quell’odore inebriante. Il salone era un profluvio di ammaliante sentore di sangue. Uno scoppio di risatine lo scosse, facendogli riaprire le palpebre.

Un sorriso beffardo gli torse le labbra, mentre fendeva la folla, diretto verso la preda più ambita: il Cardinale Matteo Vespasiani.

Sarebbe stato divertente vedere la sua espressione farsi da confusa a rabbiosa e, infine, impaurita. Tutti, alla fine, avevano paura di morire.

Draguglia posò il bicchiere sulla tavola e si accostò al Cardinale, non visto. Lo osservò per alcuni istanti: le manine candide che afferravano, come gazze ladre, le ostriche; le labbra tumide che succhiavano con rumori disgustosi il frutto di mare; gli occhi porcini che spogliavano con sguardo turpe una donna, poco distante.

“Si diverte, Cardinale?”

Vespasiani sobbalzò, spaventato. Si leccò la bocca, nettandola con un tovagliolo, poi annuì, voltandosi verso di lui.

“È stato davvero gentile, signor Draguglia, a fare quella corposa donazione. Sappia che Madre Chiesa non dimenticherà un figlio così generoso e neanche Dio Padre.”

“Votarsi a una causa o alla religione è un dovere, per me.” Draguglia mascherò l’ironia dietro un’espressione seria.

"A tal proposito, Cardinale, permette una parola? Non qui, s’intende." Miro fece un cenno discreto, al quale Vespasiani non poté negarsi. Con un sospiro voglioso, sogguardando ancora il tavolo colmo di prelibatezze, il grasso Cardinale seguì l’anfitrione fuori dalla sala.

Non appena si chiuse la porta alle spalle, fece accomodare Vespasiani, rimanendo in piedi.

"Vede, Cardinale, l'ho chiamata in disparte perché ho un cruccio."

"Mi dica tutto." Vespasiani intrecciò le mani sul ventre gonfio, ammantandosi di ipocrita bontà.

Draguglia sorrise con scherno, facendo apparire per un attimo dei canini che al Cardinale parvero sgradevolmente lunghi e bianchi in maniera quasi oscena. Distolse lo sguardo, con una smorfia che al suo ospite fece ampliare il ghigno.

"Temo che la sua anima sia in pericolo, Cardinale."

Vespasiani lo guardò perplesso. "Cosa intende?"

"La Chiesa si ostina ancora a combattere il Demonio?"

"Certo, ma cosa c'entra con la mia anima?"

Miro andò a sedersi accanto a Vespasiani, annusandone con disgusto il sentore animalesco.

"Dunque, la Chiesa si rende ancora ridicola. Credevo vi foste arresi, infine.”

“Non capisco di cosa sta parlando.”

“Si guardi, Cardinale: lei è il simbolo menzognero di una istituzione che puzza di ipocrisia, mercimonio, sodomia.”

Vespasiani si alzò, offeso. “Nessuno le dà il diritto di…”

“Oh sì, invece. La smetta di fare il virtuoso, non le viene bene. Crede che non l’abbia vista, nel salone, mentre osservava quella donna? Quante volte è venuto meno al voto di castità, padre? Quante volte i suoi occhi di prelato si sono posati con oscena voglia sulle femmine che la domenica vengono a messa, a confessarsi, a dirle: padre, ho peccato? Quante volte ha chiesto loro se facevano l’amore, se si facevano toccare, se godevano? Lo confessi, Cardinale.”

Vespasiani respirava a fatica, furioso. “Lei è un essere disgustoso!”

Draguglia sorrise, divertito. “Basta parlare. È arrivato il momento di presentarmi ufficialmente a Santa Romana Chiesa, partendo proprio da lei.”

Le luci si affievolirono di scatto, poi un bagliore abbacinante mise in mostra un corpo deforme e dal volto lupesco.

"In nome di Dio, cosa sei?" sussurrò il Cardinale, incespicando e coprendosi il volto.

“Guarda in faccia il tuo Signore, Matteo, e giurami fedeltà.” disse la bestia, con voce terribile.

Vespasiani brandì il crocifisso in oro che gli riposava sul petto e urlò: "Abbandona questa terra, immonda creatura! Io ti ripudio nel sacro nome di Gesù Cristo!"

La bestia iniziò a ridere. Un suono gutturale, orribile. Mentre il Cardinale indietreggiava, sentendo sempre più addosso a sé una pressione che gli toglieva il respiro, Draguglia gli si avvicinò e snudati gli artigli, dilaniò con un’unica unghiata la giugulare. Vespasiani lasciò il crocifisso e si portò le mani al collo, da cui sprizzava un getto violento di sangue.

Con un ringhio di impazienza, Draguglia scostò le dita dell’uomo e si avventò sul suo collo.

In lontananza, un ululato fece rabbrividire i convitati nel salone.

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F.M. ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Racconti come ciliegie Segnala il commento

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Bambole d'Inchiostro ha votato il racconto

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La penna della Capitana non si smentisce!Segnala il commento

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Novak Grant ha votato il racconto

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SimpaticoSegnala il commento

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danosavi ha votato il racconto

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Mi piace questo Draguglia. Potrebbe essere la versione transilvana del tedesco "Lui è tornato". :D Segnala il commento

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Paolo Fiorito ha votato il racconto

Scrittore
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Andrea Venturo ha votato il racconto

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frakilla ha votato il racconto

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Un racconto simpaticissimo dove alla fine ci resta secco pure un prete. Per me è il massimo.Segnala il commento

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Mariposa ha votato il racconto

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Simpatico, scritto bene. Mi piace !!! Segnala il commento

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Hollyy ha votato il racconto

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di Glaaz!

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