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Narrativa

La Gig Economy

Pubblicato il 03/12/2019

La vita vista attraverso gli occhi di un rider di Deliveroo

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«Tieni, Carrer de Tanger 76. Portala in fretta che si raffredda».

Margherita, capricciosa o 4 formaggi. Chissà questa cosa sarà. Ma in fondo che importanza ha. Devo portarla a destinazione, come tutte le altre. La carico sulla bici e comincio a pedalare. Sfreccio sull’asfalto, non posso arrivare in ritardo nemmeno di un minuto. Le recensioni, l’eventuale mancia, l’algoritmo che smista gli ordini. E chi la vuole una pizza fredda. Poi tornerò a casa, mi farò una partita alla Play con una birra fresca. Tu ti avvicinerai, mi toglierai il joystick dalle mani e non m’importerà più in quale porta faranno goal gli omini sullo schermo. Come sei bella sul letto, quando dormi in mutande con la tua maglietta sbiadita degli AC/DC. La bicicletta cigola, dovrei oliare la catena. Tu mi dici «non buttarti giù, non farai questo lavoro per sempre». E mi guardi con quegli occhi traboccanti di fiducia. Vorrei tuffarmici in quella fiducia che hai tu in me ed uscirne fradicio, farla penetrare nei miei pori per osmosi. Perché é l’unico modo in cui potrebbe penetrare in me. Io non ci credo. Ti sorrido, cambio argomento o cerco di farti ridere. Faccio il buffone, fingo che non me ne freghi niente. Mi piace trasportare su questa bici la mia laurea in letteratura. Sta dietro nel portapacchi insieme alle pizze. Il bagaglio culturale. Sono un po’ stanco oggi, pedalare mi pesa. E poi, queste maledette strade in salita. Ricordo il giorno della proclamazione, «Ti do 109 – mi disse il Rettore – non posso darti 110 perché sei fuori corso». Fuori corso lo sono anche adesso. Fuori dal normale corso delle cose. E fuori corsa, perché chi lo assume un trentenne porta-pizze con una tesi sul teatro afroamericano nell’America razzista degli anni ’60.

Queste due ruote sottili tengono in equilibrio tutto, ma per quanto ancora? Pure l’aria pungente della sera che mi sbatte in faccia mi prende in giro, perché non sa di libertà. Il navigatore sul manubrio mi dice che mancano 6 minuti per arrivare a destinazione. La freccia blu punta dritto all’obiettivo. Lei almeno sa dove sto andando. Chissà se possono geolocalizzare anche quel fottuto vicolo cieco dove si perdono tutti i miei sogni. Ti incoraggiano ad inseguirli, i tuoi sogni. E poi ti mettono addosso un giubbotto rifrangente che puzza di plastica cinese importata e ti dicono che devi essere flessibile.

Flessibile.

Quanto ancora può essere flessibile la mia speranza? Quanto ancora dovrò sniffarla ogni giorno, a dosi sempre più massicce, per non sentire più nulla? La chiamano “Gig Economy” perché l’inglese ha il magico potere di rivestire tutto di una patina sofisticata. La verità sotto quella patina è che le nostre gambe sono telecomandate da un’app. L’offerta e la domanda. La domanda e l’offerta. È come una frenetica partita di ping pong in cui senti solo la pallina sbattere contro le racchette ma non la vedi più. Ed io sono la piccola rete di plastica bianca in mezzo al campo che cerca invano di farla sbattere e di fermarla. Non si fermerà mai. Sfreccia sopra la mia testa e nemmeno sa che esisto. La mia affidabilità la misurano in percentuali, il mio tempo in moneta e la mia energia in calorie bruciate.

Chissà se un giorno inventeranno anche l’unità di misura per la frustrazione. Ogni giorno s’impiglia tra i raggi della mia bicicletta, vuole farmi cadere. Da anni, come un bambino diligente, ingurgito tutto ciò che mi inculcano. Ma ora la bile monta attraverso la mia gola, è una marea nera che non posso più fermare. E che non voglio più fermare. Un giorno aprirò la bocca e la mia volontà vi travolgerà tutti.

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Jean per Jean ha votato il racconto

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Juri Castellani ha votato il racconto

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Dalcapa ha votato il racconto

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Prima parte stupenda, dirompente. La seconda, forse troppo "riflessione" sulla società, sul mondo del lavoro, perde un po' di efficacia.Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Re Cluso ha votato il racconto

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Il racconto fila come una bici con la catena oliata. La morale del racconto è nelle mie corde.Segnala il commento

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Mela Golden ha votato il racconto

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Verbal Kint ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Parzialmente d'accordo con Graograman: la "denuncia" sociale deve essere esposta meglio, L'ironia va resa più graffiante.Segnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

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Parti bene poi perdi una vena preziosa nella parte 'morale'. Punta sull'ironia, lascia che la morale sia tra le righe. È un buon soggetto.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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di RoCarver

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