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Narrativa

La guardiana dei porci

Pubblicato il 27/09/2020

Secondo racconto sulla reinterpretazione dei miti, il vecchio Dedalo si era rifugiato in montagna, vediamo se si riesce ad intuire la storia dietro a questo personaggio!

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La guardiana dei porci era una donna strana, nessuno la vedeva mai al mercato e la gente aveva incominciato a dire che mangiava le ghiande e le carrube insieme ai suoi maiali. Restava giorni interi nella foresta e nessuno aveva idea di cosa combinasse là dentro.


La guardiana dei porci era una donna silenziosa, quando ci si allontanava dalle case e si andava a trovarla, offriva della ricotta e una fetta di salame, alle domande rispondeva con sì e no. Viveva in una specie di caverna, ben arredata, con dei dipinti e dei vasi decorati, la gente non la capiva.


La guardiana dei porci era una bella donna per la sua età, erano gli uomini a dirlo. Aveva delle rughe intorno agli occhi e alla bocca, ma la fronte restava distesa e opaca come argilla sfornata, le gambe lunghe riuscivano ancora a correre dietro ad un verro che fuggiva, e ogni volta che sorrideva, alla gente veniva il mal di stomaco.


La guardiana dei porci era una donna sciatta, questo lo dicevano le donne. Usava la lama solo sulle gambe e le ascelle, lasciava crescere una strada dall'ombelico fino al pube che faceva impazzire i ragazzini. Quando una madre sentiva qualche suo giovanotto dire che voleva camminare su quel sentiero nero vicino al bosco, lo cacciava dalla porta di casa e lo mandava a sciacquarsi la bocca col sapone.


La guardiana dei porci era una donna famelica, a guardarla mangiare sembrava di vedere cerbero, il mastino degli inferi, addentava le salsicce con le mani e tirava su la zuppa con un gran rumore della bocca. Aveva delle bottiglie di vino rosso nascoste sotto al letto, gliele aveva portate un marinaio, che un giorno sarebbe tornato a trovarla.


La guardiana dei porci era una donna senza vergogna, le poche volte che arrivava in città lo faceva da sola, e a teatro urlava sguaiata per le battute più sordide. Quando arrivava l'estate andava tutta nuda a fare il bagno vicino alla scogliera, era una brava nuotatrice. I giovani andavano e le portavano un bell'asciugamano pulito e mentre usciva dalla schiuma delle onde ridevano come dei semplici. Le vecchie chiudevano le persiane in quelle mattinate, l'oste, che abitava vicino alla spiaggia, le spalancava per bene.


La guardiana dei porci era una donna saggia, non le era mai venuto in mente di tentare la fedeltà dei mariti e non sembrava pensare nemmeno ai giovani a cui piaceva tanto perdersi e chiederle indicazioni. Non partecipava mai alle assemblee delle donne della città, questo era un bene, certo, ma comunque non avrebbe avuto nulla di importante da dire.


La guardiana dei porci era una donna sola, o almeno così credevano tutti fino a quel giorno di metà autunno. Una barca a vela era entrata nel molo a tarda mattinata e un marinaio di bella presenza chiedeva alle mogli dei pescatori, dove fosse la guardiana dei porci. Continuarono a rammendare la rete, non era possibile che lo straniero stesse parlando con loro, ma lui insistette e loro, facendosi ripetere la domanda, lo mandarono verso il bosco. Quella notte tutti restarono in silenzio, con le orecchie verso gli argini bui della foresta. La mattina seguente il marinaio partì presto, con un sorriso affondato nella barba imbiancata dal sale.


La guardiana dei porci era una donna corrotta, capace di portarsi a letto chiunque. Il villaggio si era sbagliato su di lei, restava una minaccia, se lei aveva ammaliato quel marinaio avrebbe potuto farlo con chiunque. 


La guardiana dei porci era una donna ingorda, di certo non le sarebbe bastato quel bel rematore, era piaciuta, a quella puttana, la carne salata e quella schiena larga e bruna. Ora non si sarebbe fermata certo a quel morto di fame, tempo un mese e gli sarebbe nata la voglia per altre carni ed altri semi, magari un po' più sofisticate, tempo una settimana e l'avrebbero trovata nel letto del loro figliolo.


La guardiana dei porci era una donna malvagia, aveva distrutto l'innocenza di quel bel paese. Era invidiosa, perché le brave donne avevano una famiglia e lei no, avrebbe rubato loro i mariti, avrebbe rapito quei ragazzi che pensavano solo ai suoi peli neri e ai suoi seni sodi, baciati di scuro.

Non avrebbe più fatto male a nessuno, la folla si dirigeva verso l'antro della vecchia troia, rovesciarono il tavolo e lei si svegliò di soprassalto.

"Che succede, chi cercate ?"

"Zitta strega !"

Fu tutto molto veloce, al piccone bastò alzarsi due volte e la guardiana dei porci non si rialzò più. Mentre la polvere si anneriva, la gente cominciava a distruggere calici ed otri, colmi di pozioni malefiche. Quei maiali, non erano maiali, erano i suoi vecchi amanti trasformati con sortilegi, solo ora la gente aveva il coraggio di dirlo. Portarono fuori i suoi libri di incantesimi, ne fecero una brace calda dove quella sera girò un maialino. Il marinaio non tornò più per anni, quando rividero la sua vela e lui rivide quella grotta spoglia disse parole senza senso alcuno.

" avevi deciso di farti umana, errore fatale, non c'è cosa che noi odiamo più di noi stessi, mia dolce Circe"




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Racconti Edizioni ha votato il racconto

Scuola

Una reinterpretazione del mito che convince, non intende riformulare un simbolismo stantio e retorico ma riscrive la storia di modo che ci dica qualcos’altro, con uno stile asciutto, stringato e in questo senso “mitico”, “favolistico”, senza però scadere nel kitsch (e il rischio c’era). Un Ulisse che torna da Circe è una bella idea, così come la volontà di raccontarcela da fuori, attraverso i pettegolezzi e le fobie di chi sta intorno alla protagonista: così si dovrebbe (forse sempre?) raccontare una strega. Il finale risulta assolutamente giustificato e per questo non altisonante ma risolutivo, ancor più dell’uccisione, che arriva in modo non macabro ma alleggerito, nonostante mantenga la sua potenza. Piaciuto.Segnala il commento

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Daniela.A. ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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terrybu ha votato il racconto

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Giulia Annecca ha votato il racconto

Esordiente

L'attacco anaforico dei vari paragrafi è una strategia narrattiva che va a pennello con l'andamento a climax che porto alla rivelazione finale e al nome di Circe. Bella rivisitazione.Segnala il commento

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Stefania Matarese ha votato il racconto

Scrittore

Bello, conduci il lettore e non lo lasci scappare.Segnala il commento

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Alessandro Massa ha votato il racconto

Esordiente

"con un sorriso affondato nella barba imbiancata dal sale" - che bello Segnala il commento

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Roberta Spagnoli ha votato il racconto

Scrittore

Bellissimo! Mi ha emozionato.Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Certamente si intuisce, ma non è la cosa importante. E' ben scritto e con un taglio molto interessante.Segnala il commento

Photo

Isabella☆ ha votato il racconto

Esordiente
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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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Adriana Giotti ha votato il racconto

Esordiente

Scritto davvero bene. Non so perché, mi ricorda "Manuale del guerriero della luce" di Coelho. Essere umani? Forse è l'impresa più arduaSegnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

Piaciuto!Segnala il commento

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Valentinacomesai ha votato il racconto

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di Melquiades

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