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Noir

La Guardiana del Nucleo

Pubblicato il 02/09/2021

in un mondo distopico e decadente, un efferato delitto apre le danze ad un segreto che rischia di distruggere l'intera Rivelion.

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Thomas si avvicinò al bordo del parapetto, osservando con angoscia crescente lo stormo di grattacieli che puntavano a un cielo ingrigito da una perturbazione inattesa, occupando gran parte dell’orizzonte visivo. E pensare che si trattava di meri orpelli, del tutto insignificanti dinanzi alla maestosa struttura che si ergeva alle loro spalle, così grande da essere paragonabile a una montagna che puntava alle stelle e al loro splendore. Nucleo, il suo nome, sede del Governo Centrale ed epicentro pulsante dell’intera Artamis, antica e gloriosa capitale dell’impero Riveliano. Perlomeno, così si sarebbe potuto affermare in passato, prima che l’avanzata tecnologica portasse con se lo squallore di una struttura a caste accentuata dalla nascita di un sistema informatico che basava la sua esistenza sulla presenza costante in ogni tecnologia cittadina. Ancora il Nucleo, il nomignolo più diffuso tra la popolazione, lo stesso utilizzato per identificare la fortezza impenetrabile visibile da ogni angolo della metropoli, segno evidente di tirannia e sfarzo incommensurabile. Una maledizione dettata dall’ignoranza e la sempre crescente esigenza di nuove frontiere che permeava la popolazione, troppo distratta da futili palliativi per comprendere cosa succedeva a un palmo dal proprio naso. Manipolazione delle informazioni, privazioni della libertà: questi solo gli ultimi di una lunga lista di diritti infranti con la scusa di un sistema disposto a vegliare sulla vita di ogni singolo, migliorandola con lo scopo di asservire a una causa comune mai espressa. La preservazione del Governo e di quella ristretta cricca che costituiva l’alta società, la cruda realtà, fondata sullo sfruttamento di tutti coloro che non ne facevano parte. Per questo Thomas aveva deciso di ribellarsi, lavorando in gran segreto a un progetto che, in effetti, non avrebbe mai dovuto vedere la luce del sole. Un virus, dei più potenti e letali. Non di quelli chimici associabili a un nuovo ceppo di malattie corporee, a dirla tutta, ma uno creato per disintegrare ogni forma di evoluzione tecnologica. Ritorno alle Origini, il soprannome che aveva dato il via al progetto, col tempo sfuggitogli di mano. Colpa sua e della follia dell’amore, toccava ammetterlo, anche se sarebbe stato più indicato descriverlo come un imbroglio ben orchestrato. Era stato soggiogato dalla donna per la quale aveva perso la testa, così cieco da non comprendere le sue intenzioni proprio come la popolazione che tanto disprezzava, a voler essere pignoli. Tuttavia, non avrebbe chiuso un occhio, non dopo tutto ciò che aveva scoperto. Avrebbe tentato il tutto per tutto, più che consapevole della sorte che lo attendeva in quel posto dimenticato da Dio, ultima tappa della sua esistenza.

«Smettila con questi giochetti, Thomas.»

Lo apostrofò una figura avvolta da un tessuto nero come la pece, di pelle pregiata. Lo sguardo, nascosto da occhiali tondi dalla montatura spessa, era così penetrante da farlo rabbrividire ma forse si trattava solo della suggestione provocata dall’arma a stento celata, nascosta all’altezza della vita. Un emissario del Governo, lo stesso da cui aveva cercato invano di fuggire, chiudendosi in trappola con le sue stesse mani. Questa volta, però, non gli avrebbe concesso ciò che cercava. Thomas se lo sarebbe portato con se all’inferno, sperando di mettere la parola fine alla perversa malattia alla quale aveva finito per dare origine. Col sorriso sulla bocca, come mai aveva fatto nel corso della sua intera esistenza. Peccato solo per quel singolo istante che seguì l’azione più idiota che avesse mai compiuto, abbandonandosi a una caduta libera contro l’asfalto di una stradina che in pochi avrebbero saputo riconoscere. Si trattò di un semplice fiore, ad essere onesti, che lo condannò alla certezza che il suo sacrificio non sarebbe bastato a salvare Rivelion dal morbo apocalittico a cui, nella sua assoluta cecità, aveva finito per dare vita.

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Fabio88 ha votato il racconto

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di Pretore

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