leggere e scrivere online
Small cover.png?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccountZoom cover

Narrativa

La lavanderia di Rue de Plèlo

Pubblicato il 20/02/2019

Lʼironia di lavare i panni sporchi fuori casa

81 Visualizzazioni
20 Voti

Lei passava spesso per Rue del Plèlo. A quei tempi abitava un secondo piano tutto boiseries e polvere, nel centro storico di Rennes, affittato dopo aver lasciato lʼappartamento in cui era sbocciata e appassita la sua relazione con Nicolas. Dallʼentusiasmo della conoscenza alla routine quotidiana, dal ritmo incalzante delle prime conversazioni al mutismo di lui, che lʼaveva fatta prima esplodere e poi implodere in nubi dense di paure. Invece di aiutarla a diradarle, Nicolas aveva cambiato città, lavoro e casa. Lei aveva soltanto cambiato quartiere, sistemandosi in quel bugigattolo del Seicento dove dormiva su un materasso steso a terra, scaldava la cena su un fornello da campeggio e aveva una doccia nel mezzo della cucina, proprio davanti al tavolo e alle sedie. Per il bagno ‒ pardon, la toilette ‒ si doveva salire una rampa di scale. Considerata la mancanza sia di tv che di connessione internet, si distraeva guardando oltre i vetri degli infissi (in legno bianco, antichi, rosi dai tarli). Della lavatrice nemmeno lʼombra, ma per sua fortuna cʼera la lavanderia di Rue de Plèlo.


Il padrone di casa gliene aveva parlato per primo, consigliandola poiché molti dei precedenti affittuari usavano andarci.

«Lei carica i panni nella macchina, infila un gettone o due e vedrà che fa tutto da sola, lavaggio e asciugatura. È sempre aperta, deve soltanto fare attenzione al ciclo selezionato» spiegò ammiccando.

Così lei ci andò un pomeriggio, carica di una busta colma di cenci appallottolati e in compagnia di una rivista. Il negozio presentava una facciata di legno color indaco, senza vetrine e decorato da scritte bianche in un carattere composto, privo di svolazzi o curve. La porta a vetri anonima, lʼinterno deserto, nemmeno un commesso ad accoglierla. In compenso trovò una panca di legno chiaro e sette scintillanti lavasciuga incastrate nelle pareti.

Le istruzioni stampate in maiuscolo indicavano:

1. INSERIRE I VESTITI NEL CESTELLO

2. SELEZIONARE IL PROGRAMMA

3. PAGARE.

Prima scelse SINTETICI, poi optò per il poco impegnativo MIX, che le pareva andare bene per tutto. Quando spinse ON si accesero le lucine rosse e iniziò il ciclo di lavaggio. Proprio come aveva detto il padrone di casa, la macchina faceva tutto da sola.

Lei lesse, poi rispose a una telefonata. Stilò la lista della spesa, uscì a passeggiare, comprò e mangiò una galette. Rientrò nel negozio che il programma era quasi finito e, dopo che la spia si spense e lʼoblò si sbloccò, raccolse le sue cose e andò via. Era soddisfatta: aveva trovato un servizio facile, discreto, economico. Si disse che allʼoccorrenza sarebbe tornata.

Il giorno seguente, tuttavia, iniziarono i guai. Quando andò per pescare un paio di calzini non ne trovò una coppia uguale. Si accorse di avere esattamente la metà dei pedalini che aveva portato a lavare, perciò tornò di corsa a Rue de Plèlo. Quando entrò nel negozio, ancora deserto, una pila di calzini la aspettava sulla panca. Parbleau, i suoi calzini! Erano puliti, asciutti e profumavano di buono. Si guardò intorno e, non vedendo nessuno, li portò via infastidita. Qualcuno si stava prendendo gioco di lei e questo non le piaceva. Decise dunque che non ci sarebbe tornata, ma così non fu.


Un collega che aveva appena divorziato aveva bisogno di fare il bucato. Le chiese di mostrargli come funzionava la lavanderia e già che cʼera lei portò la sua minigonna jeans. Quando la estrasse dalla macchina invece del solito bordo sfilato e irregolare trovò un orlo preciso, di quelli fatti con la taglia-e-cuci professionale, impunturato con un discreto filo di seta blu scuro.

«Ma io la volevo sfrangiata!» piagnucolò. Il collega chiese spiegazioni e si vergognò di raccontare: ciò che avrebbe detto le sembrava assurdo e lui lʼavrebbe presa per una squinternata. Di una cosa però era certa: voleva stare alla larga da quel posto.

Non ci tornò anche se si accorse di avervi lasciato la sua sciarpa preferita, quella a righe colorate di Little Marcel che le aveva regalato Nicolas.

Non ci tornò anche se nella cassetta della posta trovava ogni giorno delle pubblicità di quella lavanderia.

Non ci tornò anche se al supermercato per ogni flacone di detersivo acquistato le offrirono uno sconto del 50% a lavaggio più unʼasciugatura gratis.

Non ci tornò neanche quando le arrivarono dei buoni omaggio via e-mail e quando lesse che quella era stata premiata come la migliore lavanderia della città.

Non voleva tornarci e non ci tornò per un pezzo, cʼest tout.

Ma ovviamente, finì per sbatterci di nuovo contro.


***


Anche lui a quei tempi passava spesso a Rue del Plèlo, ma a Parigi. Abitava un monolocale moderno e superaccessoriato nel 15mo arrondissement. Dopo la separazione aveva lasciato Rennes e cercato un nuovo lavoro nella città dove era nato e cresciuto. Con lʼaumento di stipendio si era potuto permettere di pagare quellʼaffitto, carissimo. Dormiva sul divano perché si addormentava dopo il secondo bicchierino di rum, mangiava spesso fuori casa e non aveva mai il tempo di accendere il camino. In bagno ‒ pardon, la salle de bain ‒ aveva anche lʼidromassaggio. Tv e connessione internet funzionavano ma, stanco morto, passava il tempo tra il rientro e il sonno fissando il soffitto (bianco, stuccato, raffinatissimo). Tuttavia la lavatrice mancava, per fortuna che cʼera la lavanderia di Rue de Plèlo.


La signora che puliva le scale nel suo condominio gliela aveva suggerita, consigliandola poiché molti degli attuali condomini si servivano lì.

«Carica i panni nella macchina, mette un gettone o due e fa tutto da sola, lavaggio e asciugatura. È sempre aperta, deve soltanto fare attenzione al ciclo che seleziona» disse strappando pelucchi di polvere dalla scopa.

Così lui ci andò una mattina, con il portabiti gonfio di completi giacca e pantaloni e del lavoro arretrato da sbrigare nellʼattesa. Il negozio si presentava con una facciata di legno color indaco, senza vetrine e decorato da scritte bianche in un carattere composto, privo di svolazzi o curve. La porta a vetri anonima, lʼinterno deserto, nemmeno un commesso ad accoglierla. In compenso trovò una panca di legno chiaro e sette scintillanti lavasciuga incastrate nelle pareti.

Le istruzioni stampate in maiuscolo indicavano:

1. INSERIRE I VESTITI NEL CESTELLO

2. SELEZIONARE IL PROGRAMMA

3. PAGARE.

Anche lui scelse prima SINTETICI ma poi cambiò idea preferendo il poco impegnativo MIX, che gli pareva andasse bene per tutto. Quando spinse ON si accesero le lucine rosse e iniziò il ciclo di lavaggio. Come aveva detto la signora delle pulizie, la macchina faceva tutto da sola.

Lui controllò il suo portafoglio finanziario, poi rispose allʼe-mail di un cliente. Comprò e vendette delle azioni, uscì a fumare, andò in una caffetteria e bevve un café serré. Rientrò nel negozio che il programma era finito, la spia era spenta e lʼoblò sbloccato. Raccolse le sue cose e le passò nellʼasciugatrice. Gli sembrarono più pesanti ma pensò fosse perché erano bagnate. Quando svuotò anche lʼasciugatrice restò senza parole: dalla tasca dei pantaloni del suo gessato in fresco lana sbucava un calzino. Lo osservò. Era un pedalino lungo, da donna, di cotone colorato. Gli ricordò la sua ex, Aurelie; lei ne portava di quel genere sotto le gonne (e doveva ammettere che erano stati una bella scusa per guardarle le gambe i primi tempi). Ricordava di averle regalato maglioni, borse e anche una sciarpa di Little Marcel a righe colorate perché quegli accessori multicolori facevano pendant con il suo bel caratterino. Si decise a smettere di ricordare i momenti sorridenti della sua convivenza fallita per mancanza di nuovi stimoli, quindi lasciò il calzino sulla panca. Passò in rassegna il resto degli abiti e, sgomento, in ogni pezzo continuò a trovare un calzino diverso. Avrebbe voluto ci fosse stato un altro cliente per chiedere conferma di ciò che stava accadendo, o che ci fosse stato almeno un commesso per capire il problema: dovevano averne qualcuno con i vecchi carichi perché sia la lavatrice che lʼasciugatrice erano vuote quando lui aveva inserito i suoi panni. Da dove arrivavano quei calzini? Almeno, si disse, sembravano puliti e profumavano di buono. Prese le sue cose e se ne andò, certo che sarebbe tornato per lamentarsi. E così fu.


Telefonò al numero indicato sul biglietto da visita della lavanderia e una voce, maschile e gioviale, si scusò del disservizio offrendogli un lavaggio gratuito. Incapace di resistere ai regali, già che cʼera portò i jeans. Quando li estrasse dalla macchina rimase sconvolto: abbottonata ai suoi pantaloni cʼera una minigonna, anchʼessa di jeans, dai bordi sfilacciati. Il bottone dei suoi pantaloni agganciava lʼasola della minigonna facendogli venire in mente di nuovo la sua ex e le liti che avevano avuto a causa di quella gonna corta (e del primo appuntamento, organizzato apposta per far scontrare quei due bottoni). Telefonò allʼassistenza clienti ma stavolta una voce registrata non soddisfò la sua richiesta. Era basito ma di una cosa era certo: voleva stare alla larga da quel posto.


***


Quella sera lei uscì con sua cugina per il consueto incontro mensile. Alla fine della cena si sentiva soavemente confusa e, dopo averla congedata in piazza, attraversò la strada ondeggiando come una nave corsara. Costeggiò il fiume, passò dallʼaltra parte, imboccò un vicolo e poi un altro. Le facevano male i tacchi, sedette su un marciapiede ad ascoltare i messaggi vocali di sua cugina: consigli personali, improperi al taxi che lʼaveva sorpassata in tangenziale, un gingle cantato in falsetto, e quando alzò lo sguardo si trovò faccia a faccia con la vetrina della lavanderia. Era di nuovo a Rue de Plèlo? Come era possibile? Non riusciva a crederci. Era certa di aver attraversato il fiume… Sì, ma si domandò: quante volte? Non le aveva contate. Fatto sta che era di nuovo davanti al famigerato frontespizio color indaco. A quellʼora lʼavrebbe scambiato per un ristorante chic o un club privato, non fosse stato per la molletta da bucato disegnata accanto alla porta…


Quella sera lui si attardò in ufficio. Unʼimprovvisa crisi diplomatica internazionale aveva messo a rischio un accordo commerciale che stava compromettendo la vendita di piattaforme petrolifere nellʼOceano Non-Sapeva-Quale sgonfiando i profitti di alcune Società nel suo portafoglio azionario, causando una flessione significativa nei rendimenti complessivi e facendo crollare lʼaspettativa sul beta che si era prefissato di raggiungere. In poche parole, era nel letame fino al collo e non poteva andarsi a lamentare con le Ambasciate, tantomeno con i modelli quantitativi. Fece ciò che era abituato a fare: proiettò scenari su scenari, elaborò calcoli su calcoli, formulò strategie alternative su strategie alternative, poi salì sullʼultimo treno per Parigi con gli occhi che saltavano tra le curve dei grafici azionari verdi su sfondo nero che modellava a furia di polinomi. Appena prima di salvare il file e scendere alla stazione di Montparnasse la batteria del laptop si scaricò. Merde! La preoccupazione della perdita monetaria si univa alla frustrazione dellʼimpazienza, a una serata di lavoro andata in fumo e alla stanchezza. Camminando verso casa passò davanti alla lavanderia di Rue de Plélo…


...Lʼinterno era buio ma una delle lavatrici sembrava in funzione. Si avvicinò e ne ebbe conferma: le lucine di una macchina erano accese. Notò che erano troppe e troppo colorate, e lampeggiavano più rapidamente di come ricordava. Si agitò avvertendo un pericolo imminente, vide il cestello rallentare e il vortice scuro al suo interno formare prima una spirale verde e poi una striscia gialla maculata di blu: putain, imprecò, la sciarpa di Little Marcel! Cosa ci faceva in lavatrice? Chi ce lʼaveva messa? Perché? Lʼistinto suggeriva di allontanarsi. Scappa, incalzava, scappa prima che sia tardi. La macchina prese a tremare convulsamente e il sapone a traboccare dallʼoblò. Fuggì e quando fu a metà vicolo sentì un boato intercalato dal trillo del cristallo infranto. Si voltò e su Rue de Plèlo, allagata da un liquido oleoso che profumava di lavanda, stavano piovendo sbuffi di detersivo mentre minuscole briciole di vetro scoppiavano bolle di sapone grandi come pugni.


***


Lei si svegliò il mattino seguente sul solito materasso steso a terra. Aprì gli occhi e oltre i vetri vide un filo da bucato, sottile e teso, che tagliava lʼazzurro in due (o accostava due pezzi di cielo? Chi lo sa). Preparò un caffè che rovesciò per metà sul pigiama, formando una macchia a forma di Norvegia sulla coscia destra. Quando sentì la porta sbattere si alzò di scatto, spaventata.

«Nicolas!» urlò vedendo il suo ex vestito di una vecchia tuta, con una cesta di panni sporchi in una mano e la maniglia nellʼaltra.

«Scusa, Aurelie, scusa se ho fatto rumore.»

«Ma che cosa ci fai qui?»

«Ho avuto una brutta nottata, avevo bisogno di vestiti puliti.»

«E dove saresti stato la scorsa notte per ridurti così?» domandò lei cercando di frenare la gelosia (ma perché era gelosa?)

«A Rue de Plélo.»

«Anche io ero a Rue de Plélo ma non ti ho visto. Forse perché avevo bevuto.»

«Avevi bevuto?» E con chi?, si frenò dal chiedere (ma perché glielo voleva chiedere?)

«Sì, sono uscita a cena con mia cugina.»

«Quindi eri a Rennes.»

«Certo, dove vuoi che fossi?»

«Io ero a Parigi» disse lui. «Nella Rue de Plèlo di Parigi.»

Si guardarono interdetti, poi lei scoppiò a ridere. Rise così di cuore che le sfuggì una lacrima poi due poi tre. Si asciugò le ciglia e guardò Nicolas: rideva anche lui, con i panni sporchi che gli penzolavano dalle mani. Subito dopo lʼimmagine le si fece di nuovo sfocata e dovette prendere un lungo respiro prima di parlare.

«Oh, lasciamo perdere di litigare ora, ho un gran mal di testa.»

«Come vuoi. Finisci il caffè, poi vestiti che dobbiamo uscire. Già che ci sei, dammi il tuo pigiama da smacchiare.»

«Dove intendi andare così di fretta?»

«Che domande, Aurelie: andiamo a comprare una lavatrice tutta nostra.»

Logo
13870 battute
Condividi

Ti è piaciuto questo racconto? Registrati e votalo!

Vota il racconto
Totale dei voti dei lettori (20 voti)
Esordiente
18
Scrittore
2
Autore
0
Ospite Belleville
0
Belleville
0

Commenti degli utenti

Large default

davi27 ha votato il racconto

Esordiente
Large img 20170704 125926.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Sghi ha votato il racconto

Esordiente
Large img 20190103 150448.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Lisa Ma ha votato il racconto

Esordiente

Uno stile che ammiro.Segnala il commento

Large img 20180327 213857 699.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Viole ha votato il racconto

Esordiente
Large type.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Karl Krasnyy ha votato il racconto

Esordiente
Large default

gionadiporto ha votato il racconto

Scrittore
Large picture0262.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Ti Maddog ha votato il racconto

Scrittore
Large 291786 273806129306614 239035103 nbis.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Dalcapa ha votato il racconto

Esordiente

Che dire. Bello bello bello... lo metterei nel ciclo "delicati". Racconto che scalda il cuore per leggerezza e dolce ironia. Piaciutissimo.Segnala il commento

Large porta san giacomo.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

SteCo15 ha votato il racconto

Esordiente

Carina e piacevole la storia nell'ironia di un destino "magico".Segnala il commento

Picture?width=200&height=200&s=200&d=mm

Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Esordiente
Large c415c39c 6403 4ee4 a16d 6887c4bd0cd9.jpeg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Gef Coco ha votato il racconto

Esordiente
Picture?width=200&height=200&s=200&d=mm

Maurizio Ferriteno ha votato il racconto

Esordiente
Large 20190214 152239.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

isa ha votato il racconto

Esordiente

Magico. Leggero, elegante romantico. Molto bello :)Segnala il commento

Large img 20190219 193329.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

IrishFolies ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Bello. Molto. Segnala il commento

Large fb img 1455357798620.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Hollyy ha votato il racconto

Esordiente

Eppure questa storia l’ho già sentita ;)Segnala il commento

Large c1d95d75 cf89 4a0c ae7e adbd372f1fe8.jpeg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Il magico mondo di ZetaSegnala il commento

Large studio 20181207 231846.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente
Large img 1431.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Esordiente

Storia fantastica e leggiadra, raccontata nel tuo stile raffinato. E' un piacere leggerla Segnala il commento

Large default

Tella ha votato il racconto

Esordiente
Large baffo.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Giata ha votato il racconto

Esordiente
Large 8star.png?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

di Zeta Reader

Scrittore