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Narrativa

La linfa sale dalle radici.

Di Adriana Giotti - Scritto da Esordiente
Pubblicato il 13/02/2021

A te, che mi hai insegnato ad amare. Ai miei figli, affinchè imparino ad amare.

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Quel due novembre, il trambusto domestico aveva il brio di una scampanata a festa. Ancora incerta se alzarmi dal letto o sprofondare la testa sotto al cuscino, mi ero stiracchiata. Le mie mani avevano toccato uno strano oggetto: una scatola con un delizioso fiocco a pois turchese, il mio colore preferito. Solo allora mi ero ricordata che era il giorno dei morti, la festa più attesa dai bambini in Sicilia. La sospirata visita notturna dei defunti che tornavano dall’aldilà, per lasciare ai discendenti doni e leccornie, era lo spauracchio che i genitori usavano per settimane, per indurre i figli a non fare capricci ma soprattutto a non dimenticare gli avi e le proprie radici.

Ero balzata a sedere e mi ero guardata attorno. Non c’era nessuno nella stanza, dunque la destinataria di quel dono ero io. Con mani tremanti avevo scartato il regalo. Fissavo incredula l’agognato set di pentoline di alluminio e il servizio da caffè di ceramica decorata. La caffettiera con il bordo smerlato aveva il coperchio sovrastato da un ovetto e, sui fianchi, un manico dalla forma sinuosa ammiccava a un beccuccio a collo di cigno. Anche la lettiera con il beccuccio a punta e le tazzine poggiate sui piattini ondulati avevano i manici a forma di piccole orecchie. Ma il pezzo più bello era la zuccheriera panciuta, con il bordo smerlato, i due manici identici, il coperchio con l’ovetto, da cui spuntava il manico di un cucchiaino di ceramica. Ero saltata giù dal letto. In soggiorno i miei fratelli si divertivano con i nuovi giocattoli. Solo Cristina guardava imbronciata l’album e i colori che giacevano sul tavolo. Da anni sperava di ricevere una bicicletta “Graziella” con il campanello e il cestino di vimini sotto al manubrio. Si era avvicinata a me per curiosare.

Mi fai vedere cosa ti hanno portato i morti?

No, è mio.

Indignata dal mio rifiuto, mia sorella mi aveva strappato il mio regalo dalle mani. La finestra di plastica trasparente sulla parte anteriore si era staccata, e alcuni pezzi del set da caffè erano rotolati fuori dalla scatola. Attraverso le lacrime fissavo i cocci. Avvertivo un dolore misto a qualcosa che non avevo mai provato prima.

Adri è colpa tua, io volevo solo vedere cosa ti ha portato nonna Cristina.*

Serravo i pugni e tremavo nello sforzo di contenere il desiderio di colpire mia sorella. Cristina era così spaventata dal mio insolito comportamento che aveva spalancato la porta e si era precipitata giù per le scale. Sapevo che si sarebbe rifugiata a casa della zà Ancilicchia, e le correvo dietro affinché fosse sgridata a dovere.

La zia non faceva mistero della sua predilezione per Cristina, che della nonna materna conservava il nome e una straordinaria somiglianza. Spesso zà Ancilicchia fissava lo sguardo su mia sorella, con un pretesto l’avvicinava a sé, e le stringeva le mani. Quando la chiamava per nome, la voce declinava in note di rimpianto, il mento si aggrinziva, la pelle si stirava sugli zigomi sporgenti.

Zà Ancilicchia era in piedi, quasi al centro della stanza. Non vedevo Cristina, ma sapevo che si nascondeva dietro la zia. Con il fiato spezzato dalle emozioni più che dalla corsa, avevo tentato di raccontare il torto subito, ma zà Ancilicchia mi aveva inchiodato con lo sguardo in mezzo alla stanza. 

“Vriùogna nun si litica cu propriu sangu. U sangu unnè acqua” .* 

Ero allibita. Avevo tentato una timida autodifesa, ma la zia era stata irremovibile. 

“U sangu unnè acqua. Tuttu s’aggiusta. Sulu a morte non c’è rimedio.”

Fu quella la prima volta che vidi le mani di zà Ancilicchia tremare, sprofondare nella tasca del grembiule, ed estrarre un fazzoletto da uomo.

Non era vero che zà Ancilicchia non piangeva. Le spalle ossute sussultavano appena. Io non osavo muovermi, anche se gli occhi della zia fissavano la porta d’ingresso. Il ticchettio del pendolo era assordante.

Con il tremore che rivelava uno sforzo immane, le braccia della zà Ancilicchia si erano sollevate. Le mani battevano sul petto scarno. Non una parola né un lamento. Solo il rumore cupo del torace.

Zà Ancilicchia era crollata sulla sedia, sotto il quadro della Sacra Famiglia. Cristina si era avvicinata. La zia le aveva afferrato le mani e le aveva sussurrato qualcosa. Poi aveva allungato un braccio per accogliere anche me. L’alito profumava di tabacco.

 “Piccirè, tuttu s’aggiusta. Sulu a morti non c’è rimediu.”*


*Nonna Cristina era la mia nonna materna - la sorella minore di zà Ancilicchia - morta di parto a 32 anni.

*"Vergogna, non si litiga con il proprio sangue. Il sangue non è acqua.

*"Bambine, tutto si aggiusta. Solo alla morte non c'è rimedio.

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Cara Adriana Giotti, il tuo racconto è stato commentato da Andrea Tarabbia per la rubrica "Lo scrittore che legge". Guarda il video su BellevilleNews.Segnala il commento

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Mong ha votato il racconto

Esordiente

Toccante, evocativo di tante emozioni. Grazie.Segnala il commento

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Stefania Matarese ha votato il racconto

Scrittore

I tuoi racconti sono simbolici: da scene di vita particolari finisco sempre a pensare a storie universali. Mi fai viaggiare nel tempo con il servizio di pentoline e ripensare ai miei cari con la frase: "Tutto si aggiusta. Solo alla morte non c'è rimedio". Con la tua riesci a com-muovermi! A presto, StefaniaSegnala il commento

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Soffiobinario ha votato il racconto

Esordiente
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Alessandro Massa ha votato il racconto

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Mi sono commosso Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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albertoferro ha votato il racconto

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Helena ha votato il racconto

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Mauro Scremin ha votato il racconto

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ProfessionaL ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Credo che anche questo delizioso episodio faccia parte della tua raccolta “Vicolo Baiamonte.” Ritroviamo la stessa atmosfera dei tuoi ricordi d’infanzia, le antiche tradizioni e la saggezza di zà Ancilicchia. Sempre avvolgente la tua scritturaSegnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Molto bello.Segnala il commento

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Nina Stein ha votato il racconto

Esordiente
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blu ha votato il racconto

Esordiente

di cristallo ... che bravaSegnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Conosco bene il peso e la tradizione del 2/11, (peraltro ci sono pure nato:-), rendi perfettamente l'atmosfera, purtroppo un pò perduta. E questo è il tuo primo omaggio, il secondo è per Zà Ancillicchia, perno della famiglia Pesa il tuo inchiostro, resta. Segnala il commento

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Isabella☆ ha votato il racconto

Esordiente
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mariomonfrecola ha votato il racconto

Esordiente

prediligo le storie personali perché disegnano un tratto d'intimità che le rende speciali. La tua storia, poi, Adriana è un misto di dolcezza e amore, con quel tocco magico che rende l'infanzia un sogno da ricordare e condividere. Letto tutto d'un fiato, emozionante e profondo. Complimenti sinceri Adriana :-)Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente
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Roberta ha votato il racconto

Esordiente

elegante e accurato come il tuo servizio da caffè. mentre sotto si intrecciano le relazioni famigliari, l'amore e il dolore della te-bambina.Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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Coscienza fantasma ha votato il racconto

Esordiente

L'esploratrice del proprio viaggio dona consapevolezza a tutti coloro che hanno la fortuna di seguirla... un abbraccioSegnala il commento

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Melquiades ha votato il racconto

Esordiente

È sempre bello farsi trasportare dai tuoi racconti, sei riuscita a rappresentare la psiche di zà Ancilicchia con facilità e genuinità. Segnala il commento

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[K] ha votato il racconto

Esordiente
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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Una scrittura limpida, senza fronzoli, di straordinaria efficacia: arriva al cuore. Una trama lineare, pienamente dipanata. Storia di sentimenti, di ricordi, di personaggi vividi. Condivido: sei una scrittriceSegnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

É sempre bello leggerti, ritrovare il mondo siciliano a te caro accompagnato dai tuoi occhi e dal tuo cuore. Con uno stile limpido accurato. Segnala il commento

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Etis ha votato il racconto

Scrittore
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Zoyd Gravity ha votato il racconto

Esordiente
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unacatastrofe ha votato il racconto

Esordiente

La scelta delle parole, il tuo prendermi per mano e portarmi lontano, nel tempo e nello spazio: mi sono sentita cullata. Concordo con Silvia Lenzini: sei una scrittrice.Segnala il commento

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Valentinacomesai ha votato il racconto

Scrittore

Un quadro semplice di vita quotidiana che ha la sua rivelazione. Molto bello Adriana, scegli con cura cosa vale la pena mostrare perché tutto prenda forma e colore senza che le parole portino lontano dal fulcro della narrazione. Molto bello.Segnala il commento

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Antonio M. ha votato il racconto

Esordiente
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Howl ha votato il racconto

Scrittore
Editor

Come scrivi bene... Sono ammaliato. Mi hai preso per mano e fatto entrare in un ricordo, ne ho sentito ogni profumo, ogni sapore. La tua scrittura è sanguigna, passionale, a tratti violenta nella sua sincerità. Non una parola di troppo, tutto necessario. Complimenti e grazie Adriana. Segnala il commento

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Ti Maddog ha votato il racconto

Scrittore
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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Un bellissimo quadro domestico, e una commovente restituzione di due modalità diverse di provare dolore. Solo il tuo stile limpido e ineccepibile, dove la lettura non incespica mai, può delineare con tanta accuratezza personaggi ed emozioni. Sei una scrittrice, Adriana. Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore

GrazieSegnala il commento

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StefanoS ha votato il racconto

Esordiente

L'abito è di intimità, ma il tema è più radicale. Affonda in una regione ancestrale. Nella scena due civiltà una, più che contadina, arcaica, da cui tutti veniamo e che abbiamo lasciato, ma ne sentiamo ancora il valore. Poi le lacrime si asciugano.Segnala il commento

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Si, è vero, prove tecniche d'amore e di saggezza antica, con tutto il colore e il calore patrimonio costante dell'autrice.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Incantevole carezza che dona a tutti noi il più bel dono: le radici che ci rendono umani e poi madri, padri, sorelle, fratelli... Commovente. Bellissimo racconto!Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente

Molto toccante e commovente Segnala il commento

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Cinzia M. ha votato il racconto

Esordiente
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Anonimo ha votato il racconto

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Sonia A. ha votato il racconto

Esordiente
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Imago ha votato il racconto

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Mauro Serra ha votato il racconto

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di Adriana Giotti

Scrittore
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