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Erotico

La maestra russa

Pubblicato il 01/09/2021

Un racconto leggero

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“Ehi bella! Quanto?”

La turista russa saltò dalla sorpresa. Aveva capito d'esser stata scambiata per una puttana. Continuò a camminare ma, fatti cento passi, il ragazzo si ripresentò rallentando alla sua altezza

“Ehi bella, non ti far pregare! La macchina è vecchia, ma molto comoda. Quanto vuoi?”

A Katia venne spontaneo rispondere che lei non scopava su un sedile ma solo su un comodo letto e che la tariffa era troppo alta per ragazzini come lui.

“Dimmi quanto vuoi, dai!”

Sparò una cifra esorbitante “Quaranta euro”

Si sentì rispondere entusiasticamente “Sali, ti porto dove vuoi e trombiamo come più ti piace”

L'italiano era un bel bocconcino di quelli che difficilmente una trentacinquenne poteva permettersi. Salì sull'auto. Stese la mano, si presentò.

Lui sorrise di rimando mostrando denti bianchissimi su un volto decisamente bello, le strinse la mano declamando il suo nome “Vincenzo”

Allontanandosi dal posto chiese “Katia, dove si va?”

“Dov'è casa tua?”

“Casa mia!? A casa mia non si può. Però...”

Chiamò un amico col cellulare. Katia lo ascoltò parlare in uno strano idioma, udì che Vicé era fortunato e che aveva truvato nu liet.

“Caro, comprami una scatolina di preservativi” comandò Katia ritrovando l'autocontrollo pensando alle norme igieniche che spesso, da brava maestrina, raccomandava ai suoi allievi in Russia.

Vincenzo si diresse spedito a un distributore automatico di una farmacia. Dopo pochi minuti raggiunse un villino non lontano dal mare. L'amico era lì a stendergli un mazzo di chiavi.

Il vento aveva strappato dalla faccia della luna la benda di nuvole e ora la sua luce mostrava una improbabile coppia davanti alla porta dell'abitazione; un ragazzo minuto e una donna giunonica alta venti centimetri in più.

L'italiano non s'era mai trovato in compagnia di tanta placida abbondanza; una prostituta che scoppiava di salute, fresca e profumata come una rosa. Era eccitatissimo. Alla luce interna, Vincenzo si sorprese a fissare due grandi occhi celesti, limpidi e belli come un caldo mare dei tropici. La donna aveva iniziato a svestirsi sistemando con cura gli abiti sopra una poltroncina mostrando un corpo florido con due zinne sode e un sedere bianco che al ragazzo apparve come un cuore disegnato; ebbe solo il tempo di tirare giù i pantaloni per ritrovarsi col sesso unto di sperma.

“Oh no, Katia! Sono già venuto. Ti do altri quaranta euro, dammi il tempo di riprendermi!”

Afferrando i quaranta euro “Calma, bambino mio; sono qua tutta per te!”

Alla tenue luce della camera da letto, Vincenzo tutto ignudo e abbronzato appariva come un cioccolatino delizioso; Katia tirò fuori la lingua.

Fece allungare il ragazzo sul letto e iniziò a leccarlo dalle orecchie. Pulì ogni frammento di cerume lungo la tenera cartilagine delle volute titillando a lungo con la punta della lingua intorno al trago prima di azzannare e succhiare il lobo carnoso.

“Chiudi gli occhi, bimbo mio!”

Con la lingua raggiunse le palpebre, penetrò col suo umido serpentello tra il naso e la caruncola stimolando il dotto lacrimale e, dopo aver rimosso un tappo cristallino, sorbì il fresco umore salino. Arrivando al naso chiuse le labbra sulla punta ed indugiò con movimenti circolari. Ansimando emetteva alito non propriamente da prato fiorito. Vincenzo percepì un sentore di aglio ma non arretrò d'un millimetro. Mai era stato così lungamente leccato. Ora Katia, dopo aver percorso il collo con continui bacetti fino al pomo d'Adamo, era saltata ai capezzoli del suo bimbo succhiando e vellicando intorno all'aureola. Fu la volta dell'ombelico. Stesso giro di lingua, lento e appassionato. Katia percepiva l'essenza della piena gioventù e il profumo di mare e alghe di chi aveva passato ore a far tuffi; avvertendo persino l'effluvio dolciastro di crema solare di cui era impregnata la spiaggia che frequentava con le amiche.

Il corpo di Vincenzo la faceva bagnare pensando al turgore che avrebbe raggiunto scendendo oltre. Il ragazzo tremava come una foglia, sentendosi nudo più di quanto non lo fosse.

Chi era quella sconosciuta che si era impossessata del suo corpo? Non poteva essere una puttana. No, non lo era. Forse un angelo che era sceso a terra; perché altrimenti dedicarsi con tanto amore al suo misero, ossuto corpicino? Doveva penetrarla e ridarle un po' del piacere che stava ricevendo. Cercò di risollevarsi “Scopiamo, dai!” disse riaprendo gli occhi, ma era già tardi. Un nuovo getto di sperma usciva abbondante e incontrollato. Restò immobile, svuotato d'ogni energia mentre Katia raggiungeva l'inoffensiva appendice del suo ventre.

La donna uscì dal villino con una grande arsura in gola e un discreto appetito sessuale da soddisfare. Camminava e ingollava acqua da un bottiglia da un litro e mezzo e stava per terminarla quando fu raggiunta da una BMW nuova fiammante. Il tipo era piuttosto bruttino, questa volta. Ma ben poco importava.

“Ce l'hai davvero duro?” chiese serie e interessata.

“Altroché, adesso esplodo!”

“Bene, stasera ti faccio un gran regalo: quaranta euro!”

“Oh perbacco! Sali!”

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Isabella Ross ha votato il racconto

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Laura Camposeo ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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di Mauro Serra

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