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Romance

La maravea damigella della Bora

Di Ernesto Sparvieri - Editato da Niccolò Mencucci
Pubblicato il 05/02/2018

"[...] La Bora nassi in Dalmazia, la se scadena a Trieste e la mori a Venezia [...]"

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La chiamavan così, quella bea tata triestina; avea forme leggere,e l'adornavan fin da piccola frute d'origini dalmatiche come i due noni Pai Berto e Mame Celestina, fuggiti dalle campagne balcaniche, poveri in solti, cjase e dialet

Ella stette in casa in compagnia dell'anziana baia Lilith (Tu ses gna fie, biele nine...), conterranea della mame; il babbo dovette trovar, giunto nei pressi della cuieta Trieste - tanti porti, tante barcje, tanto tanfo ispirava giorno e sera saltellando con gli infanti della materna...- un miserrio lavoro nella manovalanza locale presso i magazzini dell'azienda Veneziani ( "Ghe pale! Sior Schmitz g'è una secjadure, no fa un'ostie di matine a sere...") con la mammina a far ripetizioni ai fruts, coetanei della figlia alle elementari ("Mi go d'istrui un frut, Gillo: un mus..."); tanto, chi li ascoltava a comentà erano solo loro due ogni dì nella cucina abitabile. 

- Ma nestra fie, dula se?

- Mi no save...à barcon?

Per ella non esisteva industria o scuola, ma solo la natura. Unica fie, nella sua solitudine preferì le verdi radure, le brughiere e le colline invisibili dalla sporgenza sul mare; le sognava al di fuori dell'orizzonte del golfo, là, oltre le bancjine dei porti, gli alberi dei velir, le ciminiere delle motonavi; là, oltre il fruscio del vento alle imposte, le polveri danzanti sulle vie e l'acuto gridolino dello spiffero.

Ma cosa non poteva conoscerlo, aveva sol da studià, là a vore, buta fur frut o frute, e taser. Così come i grants vieli del Caffè, meditabondi alle finestre e ai loro caffè, incuranti della presenza di tre giovinetti in vestit de fjeste.

- Maraman! Ve abita i terun, là de puart! - bofonchiava il suo amichetto delle medie; erano insieme alla sua migliorissima amica al Caffè degli Specchi in piazza Unità d'Italia per degli strucoli; in barba alla loro gola e al venticello lieve che girovagava per i lampioni.

- Ossignù... - incredula esprimeva l'amica, intelligente quanto l'amichetto.

- E chel che xe i terun? - chiese la frute strampa.

- Int de mierde! - espresse l'amichetto; c'era una congruenza col pensiero orecchiato e orecchiabile della clientela della giornata (Chel nini ve reson!, il sussurro concorde dei vecji). All'esterno si sentivano gli ululati del vento, in crescendo.

- Ma nun g'è pussibil! Ti di stupiditate!

- Fufigne? Ma cjosse ti dize! - s'alterò, offeso dalla presunzione della bimba; la corrente aumentò d'intensità. 

- Patacona! Te da su pataf fin a dute gnot!

- Vonde cussi! - cercò di fermarlo la migliore amica, mentre la bimba si stringeva su se stessa.

- Tase ancje ti, scrove!

Le ante saltarono ai lati: tutte le vesti signorili cominciarono a sollevarsi per la raffica entrata,censurando alle signorine la scena seguente: le giacche dei signori divennero delle cappe improvvisate, e vennero verso i muri, le cristallerie, i balconi o gli angoli dei muri. 

All'amichetto accadde di finir rovesciato all'indietro e lanciato fino alla caffetteria, finendo con la faccia travolta dal caffè bollente scivolato dagli scaldatazze in espresso. 

La bimba esplose dalle risate, incurante che la sua sacheta se ne volteggiava per la piazza, assieme alla siarpe dell'amica.


- Ohi biele, cossa fà tuta suola? - gli chiese il suo ex amichetto, apparizione mefistofelica accanto al portone.

La bora, quel vento della sua infanzia pre-mestruale, non tornò fino alla conclusione della sua adolesenza, coi venti erano rimasti sereni, ed ella si godeva i giorni d'uscita dal liceo classico, guardando i suoi coetanei andar via con le carrozze di famiglia, in compagnia delle balie, maggiordomi, governanti, educande, servi o camerieri presi a corvèe. 

- Ah, mandì... - non si vedevano da anni; era cambiato, al pari dei suoi coetanei e dei più giovani balilla.

Ella era divenuta giovincella, lunga di gonna, minuta e sottile, dalle fluide punte ricciole e dagli occhi color smeral; egli un rossino, lungo di corpo, scheletrico e pallido, dai filamenti corti e gli occhi d'argento.

- Ti va de sta cun mi... - e col pollice puntava al ghetto ebraico, alle vie oscure e celate.

- Mi gàvre da studia...

- Timp nus'è! - e sogghignò. La prese, e lei non si oppose: la portò con sé al ghetto; attorno, giovani in maglie e fez neri marciavano per strade. Il ragazzo notò che il vento cominciò a seguirla per la strada, da un foglio di giornale alle foglie della strada.

- Maledet vint... - lui deviò per un vicolo stretto e basso, impedendole di raggiungerli. 

- Una maledizion... - e se la mangiò cogli occhi - Come ti...

- Cossa fà? - ma lei venne taciuta dalla di lui mano, lasciando all'aria i suoi gemiti. 

Stava per coprirla. Venne il tempo per la bora di divampare concentrata nell'insenatura; il ragazzo venne lanciato sul muro, così da far fuggire la giovane. Lui riuscì a liberarsi, strisciando sui muri opposti, e la rincorse per strada: 

- Ven! Ti chiapar! - e contento nell'inseguimento si incitava: Eja eja alalà!

Ella urlava chiedendo la grazia che non arrivava: la piazza dell'Unità era sgombra, surrealmente immota. 

Egli la prese di nuovo: Or ti ze mea!

Rezì!

La bora tornò alla carica. Fece letteralmente librare il giovane in aria, fino a farlo svolazzare fino al tetto del Municipio. La piccola resistette al vento agrappandosi ai categnacci posti a terra in caso di tormenta, sbatacchiando un poco ad est e ad ovest.

- Maledeta troie! Folc ti trai! - lei non capì più nulla.

Tu ses gna fie, biele nine.

- Cui che al è? Lilith? Ma ti sestu muarte!

Scjampa da Trieste! Scjampa!

- Ehi, cossa ge fà fur? Tornà dentri! - le minacciò un gruppo di camice nere, pronta al passo della violenza. 

- No! Spietate!

- E' una traditer! Copate! - urlò dal Municipio, ottenendo in direttissima uno schiaffo dalla persofinicazione meteorologica. Egli scivolò per il tetto, rimanendo agganciato ad una finestra al terzo piano.

- No! - urlò - Vonde!

La bora si scagliò alla fine, con una raffica, sui delinquenti, lanciandoli in aria. I giovani del Fascio non poterono veder volare la vecchia bimba: pareva un uccelletto con le vespe (loro) sparpagliate tra le sue ali. Avea da andar via dalla sua terra, ormai prossima alla follia annientatrice. La Bora aspettava lei, per quel dì, fattasi done, a porgerle la lieta novella. 


E si salvò, a differenza dei gjenitors, degli amì, dei vecji e dei fassists: scjampa era la sua promessa, rifugiarsi e darsi una nuova vita. Venezia, la lagune, fu per lei la sua nuova cjase, e vi stesse fino all'imbrunirsi della sua chioma e al chiarirsi dei suoi occhi. 

Tempo dopo venne a sapere che l'ex amichetto, ex violentatore ed ex fascistoide ora era arrivato all'ex vita: andò nella sua tomba, in mezzo alla brughiera, lasciata alla natura e all'oblio assicurato. Un leggero venticello si avvicinò attraverso foglie, rami spezzati ed erbette piegate: le si mossero le vesti, e lei intese che era tornata.

Tirâ indenant, biele nine, j'e ora de tira!

L'ascoltò, immersa nel silenzio attorno della brughiera. 

Mame se ne andò con la Buere, lasciando ad Ella un'altra maravea damigella, Zefira. 

...sea biele nine...

 


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Redazione ha votato il racconto

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Trieste ti porta via, come questa storia. Bravo, il tuo racconto è stato "Scelto da Belleville".Segnala il commento

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Lysimachos ha votato il racconto

Esordiente
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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

Bel lavoroSegnala il commento

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vita e passione ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Un bel racconto vivace e profondo. Il dialetto poi dà il tocco magico.Segnala il commento

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Etis ha votato il racconto

Scrittore
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SteCo15 ha votato il racconto

Scrittore

Nonostante non abbia compreso tutto del dialetto, la storia è chiara e coinvolgente. Segnala il commento

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Debora P. ha votato il racconto

Esordiente
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Davide Marchese ha votato il racconto

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Paolo Napol ha votato il racconto

Esordiente
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Zeno Teseo ha votato il racconto

Esordiente

Racconto originale, misterioso, delicatamente poetico. E lo ammetto: amo i dialetti.Segnala il commento

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di Ernesto Sparvieri

Esordiente
Editor