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Narrativa

la mascherina

Pubblicato il 02/09/2022

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                                                                                     La mascherina

Ormai erano passati alcuni anni dal giorno in cui Piero era costretto a coprirsi il viso con la mascherina. Il governo, l’autorità politica e sanitaria aveva imposto l’obbligo di indossarla a causa di una epidemia che aveva fatto milioni di morte in tutto il mondo e gli esperti, consigliavano di portarla sia per strada e sia in qualsiasi luogo pubblico, per arginare l'epidemia.

Indossare la mascherina era diventato un gesto, un abitudine come calzare le scarpe, indossare il pantalone, pettinarsi.

Piero così come tutta la sua famiglia aveva nel cassetto mascherine da indossare per il lavoro o quando andava al supermercato con la moglie o per le serate con gli amici. La moglie Clara si accertava che i figli Tommaso e Mirko la indossassero  per andare a scuola, perché il preside l’aveva richiamata per far rispettare ai figli l’obbligo di portarla durante le lezioni,

 “mi raccomando Tommaso non farti riprendere dagli insegnanti”

 le diceva la mamma e lui si lamentava che non riusciva a respirare. Tommaso era il più ostinato a non voler adattarsi alle regole, invece Mirko sembrava contento di indossarla, ogni giorno ne cambiava una, aveva stampato il logo della sua squadra di calcio e su un'altra quello del suo gruppo musicale preferito.

Piero dei due figli non ricordava più che faccia avessero, dei loro visi aveva solo un pallido ricordo ,li riconosceva dagli occhi così come la moglie. I due erano diventati bravi a intendersi attraverso gli occhi e lo trovavano romantico, un bel modo per capirsi e ci facevano pure l’amore con la mascherina e avevano scoperto che li eccitava, aveva ridato smalto, sensualità al loro rapporto.

A tavola, era uno dei pochi momenti in cui la toglievano e Piero poteva guardare il viso dei suoi familiari, ma gli parevano strani quasi degli sconosciuti e altrettanto doveva sembrare lui quando lo guardavano.


L’obbligo della mascherina e del distanziamento sociale aveva provocato in Piero e non solo a lui, comportamenti poco propensi alla socialità. Gli amici, i colleghi col viso coperto erano attenti a tenersi distanziati uno dall’altro e col passare dei mesi, li aveva indotti a diradare le ore da passare insieme. Questo avveniva pure al lavoro e se qualcuno si azzardava ad abbassarla, veniva redarguito.

Quella mascherina incollata al viso diventò una vera e propria ossessione per Piero ma quando poteva, imboccava stradine solitarie per sbarazzarsene, in quei momenti gli sembrava di ritrovare se stesso, la sua autentica identità e respirava a pieni polmoni ma se incrociava un passante, la rimetteva prontamente. Temeva che potesse segnalarlo ai poliziotti o ai vigili urbani che presidiavano le strade, le piazze, pronti a intervenire e multare chi trasgrediva.

Da alcuni giorni gli capitava di frequentare Eugenio, un caro amico d’infanzia, si riconobbero nonostante la mascherina e si salutarono pur non potendo abbracciarsi e ripercorsero un po’ di strada insieme.ricordando i momenti della loro infanzia e della giovinezza con una emozione, una intensità che non avrebbero provato se non ci fosse stata la pandemia.

“Ti ricordi Piero quelle passeggiate con gli amici lungo il corso a corteggiare le ragazze”,

“come faccio a non ricordarle, erano bei tempi, litigavamo fra di noi su chi doveva corteggiare la più bella del gruppo”.

Eugenio all’inizio era restio a parlarne, a confidarsi con Piero ma dopo alcuni incontri decise di farlo. Gli confidò con gli occhi che luccicavano dall’emozione di aver trasgredito, “cosa hai combinato” domandò allarmato Piero,

“è da un bel po’ che frequento Maria, una mia vecchia fiamma, ti ricordi di lei”,

“sì certo, la ricordo”,

“erano anni che non la vedevo, stava fuori per lavoro, si era pure sposata, poi ha divorziato ed è tornata qui”,

“vi state frequentando” chiese Piero,

“ebbene sì ed è stato come farlo per la prima volta, ci siamo abbracciati e baciati sotto ad un portone ",

“ma non si può, è vietato toccarsi, baciarsi, togliere la mascherina”,

“invece sì lo abbiamo fatto ed è stato emozionante, abbiamo provato un piacere che manco allora, quando eravamo giovani abbiamo sentito”.

Piero si spaventò, lo implorò di abbassare la voce, qualcuno poteva ascoltare e portare spia,

ma Eugenio era troppo felice e innamorato e Piero preferì lasciar perdere e andare via.

Quando ritornò a casa chiese a Clara di uscire.L'invito la stupì ma accettò di farlo, in strada ripensando ad Eugenio e Maria che si baciavano e si tenevano abbracciati Piero le chiese di togliersi la mascherina. Lei si spaventò pensò che stesse scherzando ma dal tono della voce capì che diceva sul serio,Piero si sbarazzò della mascherina e invitò pure lei a farlo.Clara si guardò intorno timorosa e siccome non c'era nessuno lo accontentò. Quella sera provò un brivido di piacere come non le capitava da anni. Le sembrò di essere tornata ragazza quando per la prima volta si spogliò e si concesse nuda all'uomo che amava.

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Alma ha votato il racconto

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Enrico R. ha votato il racconto

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Italo ha votato il racconto

Scrittore

Bel raccontare, originale la trasgressione vista nel tempo della pandemia, è c'è chi ancora la porta. Ultimamente ho visto una famiglia di cinesi, la moglie si è buttata a mare con tutta la mascherina. Questa si che è trasgressione.:-)Segnala il commento

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Coscienza fantasma ha votato il racconto

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Bella l'ultima frase.il soggetto é un po stirato, forzato.leggibilità ok.un abbraccioSegnala il commento

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Marco Verteramo ha votato il racconto

Scrittore

Le nuove trasgressioni...Segnala il commento

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Paola Zaldera ha votato il racconto

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di Raffaele 57

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