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Autobiografia

La mattina finisce

Di Tom
Pubblicato il 03/12/2019

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Ho sentito dire che dormire nudi facilita l'immersione nel mondo dei sogni.

Io dormo nuda perché mi piace e non ho mai vai avuto problemi a entrare nel giorno o a uscire nella notte.

Da quando esisto godo di una grazia non comune.

Al risveglio, la mia mente sollevata dalla fine di un incubo o impegnata a rianimare un sogno, isola e seleziona le emozioni senza che io ne abbia consapevolezza.

Passato e futuro occupati a definirsi a vicenda, lasciano al presente la sua mancanza di misura.

Gli altri restano fluttuanti e inaccessibili, sempre ambientati nei loro personalissimi altrove.

Suoni, rumori e cattivi odori sono semplici indizi sulla mortalità della giornata, intesa come archetipo della carrozza.

Mi diverte pensare che Amigdala e Ipotalamo convivano in me in perpetuo corteggiamento, rilasciando sostanze chimiche in eccesso.

Sono sempre stata vissuta dalla mia mente, abitata ma con rispetto.

Ho sempre agito all’ombra della mia grazia, che potrei chiamare dono, qualità o dote ma che per scrupolo continuerò a chiamare grazia.

In cambio di questa ospitalità, ho ricevuto la mia super lucidità, un corpo pensante e la segreta convinzione di essere unica.

Sono pronta per essere amata.

Da quasi un'ora, leggere correnti d’aria fredda mi corteggiano le spalle e il nuovo arrivato li definisce senza clamore, anzi li suggerisce.

Sono spifferi di solitudine, mi dice.

Sorride dentro di me lo scostumato.

Venti di fessura, con la coralità tipica del contrappasso, mi gettano in nuova seconda metà del giorno che sembra appartenere a qualcun altro.

A lui appunto.

Più per abitudine che per educazione tendo ad ignorare gli intrusi.

Lui però lo cerco, ma non lo trovo.

Mi fa giocare da sola ai quattro cantoni, dentro il cavo immaginario e vuoto della mia scatola cranica.

Ho frugato senza accanimento, senza direzione.

Farsi abitare senza poter disegnare il bersaglio è una novità con le caratteristiche della tradizione.

Mi sento cambiata, la Cenerentola di un mezzogiorno padano.

Qualcuno a volte lo nota, ma nessuno si è mai spinto oltre lo sguardo, come volessero rispettare la mia inconsapevole alterità.

Lui però ha carattere, ha fame e pare terribilmente pigro.

Ogni giorno, dopo la scuola, mi abbandona, lasciando un dolore vuoto e un gas fatto di cose e persone.

Un peso inconsistente ma insostenibile che ho imparato ad attendere rinunciando alla sfida.

Sdraiata per terra cerco di apparire più sottile sperando di gratificare il fardello, o di non essere vista.

Non ha mai funzionato.

Il fardello sembra possedere occhi e volontà.

Sarò per sempre perseguitata dal Dio Pomeriggio.

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Barbara ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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palu ha votato il racconto

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Personalmente, dopo una buona partenza (che incuriosisce) mi sono persoSegnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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Quasi una poesia.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

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di Tom

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