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Narrativa

La Merica

Pubblicato il 07/05/2020

Mio nonno si imbarcò sulla Hamburgh per Ellis Island nel 1920. La Storia segue percorsi circolari, mandiamolo bene a memoria. E lo so, è un po’ un cliché, ma andava detto.

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La Merica

Al corpo non ho freddo, anzi sotto la giacca sono tutto sudato, ma il viso non lo sento più. Lavoriamo dall’alba.

Io e Johnny facciamo coppia fissa, abbattiamo un albero dietro l’altro: bisogna essere sempre in due, tenere in mano le estremità della grande sega e alternare i nostri movimenti. Siamo una bella squadra: Johnny e John. Qui Giovanni non mi ci chiama nessuno, sono John.

Quando la sera andiamo nella baracca a dormire, i capi a volte vengono da me, mi danno pacche sulle spalle. Non è che mi diano un premio.

Ora ci fermiamo a mangiare, è l’ora. Ci sediamo sotto un albero a rosicchiare qualche galletta e dei pezzi di carne essiccata, dura che ti stanchi le mascelle. Così non chiediamo il bis.

“A casa Carolina mi preparava il coniglio in umido. Voi qui non lo mangiate, vero, il coniglio?”

Mimo le caratteristiche del coniglio, le lunghe orecchie, risucchio in dentro le guance e muovo il naso.

“Ah, Ah, rabbit”. Ride, Johnny.

“Ci devi mettere l’olio, il rosmarino, l’aglio, un po’ di pomodoro, sale e parecchio pepe. E poi ci butti una manciata di olive, di quelle raccolte dall’albero e messe a seccare. La carne del coniglio è dolce, le olive ci vanno messe amare. Viene fuori un sughetto speciale e ci si intinge il pane. Dovresti sentire il pane che fa mia moglie, è buonissimo”.

Johnny mastica, ogni tanto mi lancia un’occhiata e io capisco che mi ascolta. Con la bocca piena di carne che non riesco a deglutire gli dico:

“Mi piacerebbe che tu la conoscessi”

Carolina. Sono in America da due mesi e non le ho ancora scritto. Cosa dovrei dirle. Come potrei spiegarle questi alberi giganteschi, questo spazio troppo grande per gli occhi. Questa fatica.

Poco lontano da noi, dove finisce la foresta, c’è una mandria. Da qui non sembra, ma da vicino sono animali enormi, e puzzano. Fanno paura, ti guardano con piccoli occhi feroci.

Johnny segue il mio sguardo: “Bison”.

“Ah, ecco: bison. Da noi invece ci sono le mucche, con gli occhi grandi. E poi ci sono i buoi, uguali alle mucche, ma sono animali da lavoro. Sai quanto ci farebbero comodo qui?”

Johnny ride, si alza, si percuote i bicipiti, dilata il torace magro e poi mi indica: “Iu, bison”.

Ride forte. Rido anch’io, faccio il verso del bisonte che carica.

Molti di quelli che dormono con noi, nella baracca, mi guardano così, come i bisonti. Io non ho paura di loro, non ho paura di niente. Dealla fame sì, della miseria voglio dire. Ma qui la paga è buona. Devo stare attento a quelli nella baracca, qualcuno di notte potrebbe venire a cercare i miei soldi. Dormo con un coltello nei pantaloni, me l’ha regalato Johnny.

Qui non vediamo una donna da mesi. Di notte sento che qualcuno geme. Sono lamenti, singhiozzi. Piangono? Oppure si toccano.

Dico: “La sera prima di partire, quando poi di notte scappai di casa come un ladro, come un assassino, facemmo l’amore, io e Carolina. La passavo i palmi delle mani sul viso, su tutto il corpo. Lei non capiva”.

Mi guardo le mani. Sono rosse e piene di calli, anche se per lavorare metto i guanti.

“Non le avevo detto niente, Johnny, non ce l’avevo preparata. Ho fatto l’amore con lei che era stanca: gliel’ho rubato l’amore, per portarmelo via”.

“Meching lov – dice Johnny ridendo -, bison meics lov”.

La pausa è finita, sputo per terra l’ultimo boccone. Mentre seghiamo non si parla, tanto con il rumore non si sentirebbe niente. Tra un paio d’ore il boss ci avviserà, dovremo mettere via tutti gli attrezzi, legare i tronchi e farli scendere giù fino al fiume.

Questa è la fase in cui devo coprire Johnny, lui non ce la fa. Sulla riva leghiamo tutti i tronchi tra di loro, dobbiamo formare delle zattere che poi spingiamo nell’acqua, le zattere seguono la corrente e arrivano a valle. Là altri le tireranno fuori e con i carri le porteranno alle segherie.

Il sole sta tramontando, c’è una luce magnifica, anche se non si vede il sole da qui. Il cielo è tutto incendiato.

“Carolina ha i capelli rossi e ricci, te l’ho già detto, Johnny?”.

Lui si volta: “Evritaim Cherolain”.

“Sembra un fiammifero acceso, perché è piccola e magra, con la testa che va a fuoco come un tizzone. La pelle del viso è talmente bianca che si chiazza appena l’accarezzo”.

Ci togliamo i guanti, andiamo a inginocchiarci sulla riva per sciacquare le mani e il viso. Mi sento sporco, sono sporco, tutto sudato. Per i nostri bisogni utilizziamo il bosco. Alcuni non si lavano mai: nella baracca si sente l’odore, mi disgusta. A casa invece abbiamo una latrina esterna, una piccola costruzione con la porta e il chiavistello, dove possiamo ritirarci in pace. E usiamo fogli sottili di carta azzurrina per nettarci.

Il camion ci riporta alle baracche. Ora ci daranno una zuppa in scatola, scaldata sul fuoco.

Guardo il cielo luminoso di stelle: almeno queste, sono le stesse che vedono in Italia?

Sarà la stanchezza, sarà che non ho niente da fare con le mani, ma penso che la Merica non è poi questo granché. Non sono più sicuro di niente, solo vorrei un bel bicchiere di rosso.

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Federico Baccomo ha votato il racconto

Scuola

È bello lo scenario, è bella la nostalgia, soprattutto è bella la lingua “ignorante” (in Italia si scrive spesso così bene che quando mi capita di leggere le lettere o i diari di mia nonna, che non aveva nemmeno la quinta elementare, mi sembra finalmente di leggere qualcosa di vero). Però manca il racconto, manca un movimento, una rivelazione, un istante prezioso per il protagonista o il lettore. Scavando nel testo sono sicuro che da qualche parte ci sia.Segnala il commento

Commenti degli utenti

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Lerio ha votato il racconto

Esordiente

Un ricordo per tutti gli emigrati che hanno contribuito a fare grande gli altri posti del mondo.Segnala il commento

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Castagna ha votato il racconto

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vmz ha votato il racconto

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MAQUET ha votato il racconto

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Stefano Adesso ha votato il racconto

Esordiente

C'è una frase minuscola di David Foster Wallace che continuo a portarmi dietro Dio solo sa perché. Dice "è un gran giorno, grande quanto la volta dell'intero cielo sud-occidentale". Ancora devo capire cosa ci abbia trovato: forse che non siamo né tutti unici, né tutti soli. Ad ogni modo, l'ho trovato pure in questo racconto.Segnala il commento

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Cellegato Guendalina ha votato il racconto

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alice ha votato il racconto

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DDB ha votato il racconto

Esordiente

Veramente belloSegnala il commento

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Maurizio Ferriteno ha votato il racconto

Esordiente
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Adriana Giotti ha votato il racconto

Esordiente

La fine di un sogno narrato più dalle immagini che dalle parole.Segnala il commento

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Lysimachos ha votato il racconto

Esordiente

Gran bella scrittura! Semplice eppure vera, potente ...Segnala il commento

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Nuwanda ha votato il racconto

Esordiente

stile asciutto ,essenziale, efficace. senza sentimentalismo. Segnala il commento

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Gef Coco ha votato il racconto

Esordiente
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Martina Gerelli ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Ambientazione ottimamente riuscitaSegnala il commento

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Roberta Spagnoli ha votato il racconto

Scrittore
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Graziano ha votato il racconto

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Ana Laura ha votato il racconto

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Reb ha votato il racconto

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AnalfabetaVeganoCertificato ha votato il racconto

Esordiente

Che straziante meraviglia. Segnala il commento

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Otorongo ha votato il racconto

Esordiente
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Ellerrepi ha votato il racconto

Esordiente
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Primavera ha votato il racconto

Esordiente

Bello e curato. Complimenti. Questa illusione dell' America. Segnala il commento

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Davide ha votato il racconto

Esordiente
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albertomineo ha votato il racconto

Esordiente

Molto bello, complimentiSegnala il commento

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Fiorenzo ha votato il racconto

Scrittore

Una delle cose.migliori che abbia letto qui: una idea, una lingua pulita, nessuna sbavatura.Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Bellissima epopea, con fotogrammi e sequenze che si stampano nel cuore. La durezza della vita che trascina le masse fuori dell'Ottocento. Segnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

Esordiente

 "...almeno queste, sono le stesse che vedono in Italia?" Meraviglia!! Piaciuti moltissimo i dialoghi.Segnala il commento

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Sonia Jurlina ha votato il racconto

Esordiente
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palu ha votato il racconto

Esordiente

E' molto bello, e ci sono tanti elementi costruiti con cura, come la forma usata per la lingua straniera che ci racconta di chi impara una lingua all'ascolto, ma non la sa leggere. Nonostante la ricorrente presenza della moglie, il punto centrale, almeno per me, esce nel finale con: le stelle, che sono le stesse che si vedono in Italia, mentre trovo che "l'amore rubato" (d'effetto) sia un'espressione meno maschile: qualcosa che "un giovane" avrebbe fatto, ma forse non detto...Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Quella frase “gliel’ho rubato l’amore “, vale da sola il racconto. Quanta nostalgia di casa nelle parole di Jonh, e tu l’hai trasmessa tutta. Piaciutissimo.Segnala il commento

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Chiedi di me ha votato il racconto

Esordiente
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Gabry1978 ha votato il racconto

Esordiente

Davero bello. I dialoghi mi son piaciuti tanto. Complimenti.Segnala il commento

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miryam.capuano ha votato il racconto

Esordiente
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blu ha votato il racconto

Esordiente

brava ... molto bello Segnala il commento

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Howl ha votato il racconto

Scrittore

Ho ripensato a Emanuel Carnevali. Mi è piaciuto molto. Scritto benissimo. Scorre proprio bene. Segnala il commento

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Etis ha votato il racconto

Scrittore

La conomia della Merica tira. Una sega. Un racconto con tutto e con tutto al posto giusto. Brava.Segnala il commento

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MargheMesi ha votato il racconto

Esordiente

Epica vitale e naturale!Segnala il commento

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Molto bello. Brava. Stile asciutto, molto americano, ma che lascia trapelare i sentimenti come quel "gliel’ho rubato l’amore, per portarmelo via”.Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

Esordiente
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mariomonfrecola ha votato il racconto

Esordiente

Bello come un racconto di Carmine Abate, con gli emigranti del sud italia che partono in cerca di fortuna, con sacrifici e rinunce e col pensiero alla loro terra che, forse, non vedranno più. Brava Silvia, emozionante e duro al tempo stesso (PS: segnalo refuso "Dealla") Segnala il commento

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Ciro Daniel ha votato il racconto

Esordiente

Storia piena di vissuto Segnala il commento

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Isa.M ha votato il racconto

Esordiente

Veramente bello...Segnala il commento

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paroleemusica ha votato il racconto

Esordiente

Coinvolgente, reale, ma soprattutto, umanoSegnala il commento

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Ondina ha votato il racconto

Esordiente

Mi è piaciuto. È ben scritto pieno di umanità e scritto con molto stile. Segnala il commento

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Franz De Marenziana ha votato il racconto

Esordiente
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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Molto bello: forse non c'entra niente, ma appena ho finito di leggerlo, mi sono venuti in mente Beppe Fenoglio... e Jack London. Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Esordiente
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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore

Scritto benissimo, dialoghi autentici, credibili. Molto brava!Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Assolutamente d'impatto. Appassionato ma senza enfasi. Lucido e coinvolgente. Complimenti!Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente
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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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di Silvia Lenzini

Esordiente