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Erotico

La mia macchina da scrivere

Pubblicato il 04/06/2021

L’undicesimo piano è la somma di dieci piani, tutto ha un percorso, un inizio ed una fine. Io guardo la luna.

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Saliva, come un'ascensore senza fili,

Saliva la lingua, verso il cielo,

Come un’ascia affilata di sola dolcezza.

Saliva ingorda,

Che avevo dimenticato da che parte degli inferi avesse iniziato a baciarmi.

Ero distratto dall’immagine degli scarafaggi, quando fanno l’amore, che sono romantici.

Come noi, sugli scudi, si può ascoltare solo il rumore prodotto dalle loro corazze.

Saliva la lingua verso il mio cuore che non batte forte.

Il piacere era ormai svanito da qualche minuto e forse non v'era mai stato.

Immobile,

Su di una sedia di legno e paglia lasciavo che intervistasse la mia pelle,

Cosparso e immerso nella sua saliva.

E ancora saliva, oltre il cuore, poi l’orecchio e infine i capelli.

Umida incontrava i miei pensieri umidi, d'estate, gli aquiloni che prendono in giro la sabbia dorata.

-Amo i tuoi capelli-.

Disse.

Ma quello non era amore.

Era un ballo isterico senza musica, i corpi si muovevano confusi,

Casa mia, monolocale all’undicesimo piano.

Guardavo il muro dirimpetto. Un muro bianco, pallido da far paura, privo di distrazioni, più potente di uno specchio, non dà scampo

ai tuoi pensieri.

“Questo muro bianco è una pistola” e decisi di portare lo sguardo altrove.

Altrove erano i miei piedi schiacciati da quelli di lei, un suo tentativo di dominio forse, il

disperato bisogno di non perdermi.

E allora pressava quei piedi grassocci contro i miei scheletrici e poi tutto il corpo seguiva

quell’andamento disperato, ma aveva già perso il mio interesse.

Tuttavia....

Adesso sono qui,

In questo preciso istante di turbamento, di spiccata lucidità emotiva, guardo Laura che sembra una

fisarmonica sfiatata, prendo i suoi capelli d’oro vero, e la trascino per terra fino alla finestra.

La finestra è un elemento importante nel mio monolocale, è la connessione con l’esterno, con il

mondo.

Lei ha paura, urla ed è eccitata.

Aprendo la finestra, undicesimo piano, una vista appagante sulla città, respiro.

Mantenendola ancora per i capelli, lascio che sia sospesa tra la vita e la morte, come protesa in

avanti verso gli inferi, metà corpo è già pronto al grande volo, l’altra metà chiede aiuto.

Sono questi i giusti presupposti che mi permettono di violarla rabbiosamente.

Il seno penzola nell’aria esterna sodomizzato dalla gravità. Le gambe salde sul pavimento tremano

di piacere.

Feroce, senza pietà.

Perché è quello che desideriamo tutti,

Stare in bilico per un attimo. Perderci per trovare un frammento vero del nostro essere.

Così si produce il burro, e le api fanno il miele.

Gli scarafaggi stanno subendo il loro meritato orgasmo.

-Martin smettila- dice stringendo forte le mie carni.

Il dolore nella paura è vita.

-Laura, non posso fermarmi- le dico spingendola sempre più fuori dalla finestra.

-Ti prego Martin, lasciami andare- supplica infilando le sue unghie dentro le mie carni.

Interno coscia sinistra, il mio corpo che inizia a sanguinare.

-Non posso, si è perso il concetto di uomo galante, è stato schiacciato dal troppo femminismo.

Con te nuda che vuoi volare senz’ali, Laura, io sento questo mondo urlare continuamente.

Ridere di poco gusto.

Nessun cavaliere errante a salvarci.

Dov’è il tuo barone rampante?

Dov’è il mio rampante coraggio?

Laura, l’amore uccide, ed io sono condannato-.

Sono condannato mentre lascio la presa, che tanto non sai volare,

E neanche io,

Condannato al mio non meritato orgasmo,

e lascio scivolare fuori l’ immaginazione.

-Non dentro di me!- urla lei.

Urla il mondo che non mi vuole.

Così schizza la mia burrata un po’ ovunque, a casaccio, come colpi di una mitragliatrice distratta,

sulla spalla sinistra di lei, sulle sopracciglia, sulla lampada, sulla maniglia della finestra, sul

pavimento sporco, sul mio piede, sugli scarafaggi che passano di lì e pensano sia autunno e piova.

Sparo fino a consumare tutto il caricatore e un po’ ovunque i bossoli si distribuiscono allegramente.

Il mio seme, il mio burro offerto in sacrificio per il malessere del mondo.

Sanguina la coscia mentre Laura mi percuote diverse volte. Mi colpisce con la corda con cui non è mai stata legata

davvero.

Nel momento in cui sanguino abbastanza, va a dormire.

Io guardo la luna che non è poi così lontana mentre m’illumina.

L’undicesimo piano è la somma di dieci piani, tutto ha un percorso, un inizio ed una fine.

Io guardo la luna.

E nel silenzio che finemente mi pervade, stendo il mio corpo sul letto e fisso il soffitto che non ha

stelle,

ma è pieno di post-it.

Ed è in questo preciso momento, di calma neonata, che un pezzettino di un nuovo racconto prende

vita, scrivo una nota e un nuovo post-it appare nel mio cielo.

Che bizzarro:

Tutta questa messa in scena perversa è la mia macchina da scrivere.

Un soffitto di post-it partoriti dopo rapporti d’amore agonizzanti.

Sui post-it ci sono dialoghi, personaggi, luoghi e azioni, distribuiti alla rinfusa e,

nell’ultimo tratto di una campana Gaussiana, c’è quella piccola probabilità che si trovi un ordine

giusto perché quei fogliettini gialli s’incontrino nel modo esatto.

Il mattino seguente Laura ancora dorme, e il soffitto è completamente tappezzato d’immaginazione

gialla.

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Matilde di Folco Portinari ha votato il racconto

Esordiente
Editor

L'immagine del ballo isterico senza musica mi è piaciuta particolarmenteSegnala il commento

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Zoyd Gravity ha votato il racconto

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Laura Camposeo ha votato il racconto

Esordiente
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Annacod ha votato il racconto

Esordiente

Voto il soggetto che anche per me dovrebbe essere più delineato. È solo una mia idea, però!Segnala il commento

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Jean per Jean ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

Esordiente

ben scritto. faticoso però ….Segnala il commento

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Il puma del Sîambù ha votato il racconto

Esordiente
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Italo ha votato il racconto

Scrittore

Vorace e senssuale, mi piace il modo di raccontarlo. Forse per i miei gusti troppo sporco e aggressivo, ma va bene anche così.Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Alcuni passaggi mi irritano, non capisco se sono ironici o seri, e alcune descrizioni, come quelle del tuo orgasmo, mi sembrano una sintesi evitabile tra linguaggio da caserma e cliché. Spero di non offenderti, ma credo che il testo andrebbe ripulito, perché quello che intuisco, che sta sotto, meriterebbe più attenzione.Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente
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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Interessante....Segnala il commento

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Cinzia M. ha votato il racconto

Esordiente

A me ha urtato parecchio. Non condivido alcune frasi come "il dolore della paura è vita". Poi non ho capito se è successo davvero o è tutto frutto dell'immaginazione. Sorry :)Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

L'ho riletto più volte, e trovo che sia una storia claustro/pscicotica, dove l'eros residuale si avvita su se stesso, nutrendo il.proprio bisogno compulsivo/narcisistico di infliggere dolore come di provarne, in una ridda di emozioni sado/maso. E scritto bene, con alcune riflessioni che ne approfondiscono la prospettiva - l'idea dei post il sul soffitto- però l'ho trovata "fastidiosa" da leggere, al limite del sopportabile, " e penso che non la vorrei rileggere, un'altra volta. Ma sono limiti personali, che non sento di voler superare. Alcune parti superflue: "sono questi i giusti presupposti che mi permettono di violarla rabbiosamente"... altre, invece, quasi ironiche: " Non posso, si è perso il concetto di uomo galante....etc.. etc... " Segnala il commento

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di Bruno Gais

Esordiente
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