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Non-fiction

La morte e il pettirosso

Di Silvia Lenzini - Scritto da Esordiente
Pubblicato il 02/06/2020

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Un po’ ci credeva nella reincarnazione, mio padre, nonostante si proclamasse agnostico. Penso che fosse attratto dalla possibilità di rimanere in qualche modo su questa Terra, che amava tanto. Questa trasmigrazione dell’anima in altre forme di vita, lui la chiamava metembsicosi. Aveva qualche difficoltà a pronunciare il suono mps: diceva anche eclambsia invece di eclampsia e Melambsora anziché Melampsora – che poi è un parassita delle piante e se non sei un agronomo cosa lo dici a fare. Anche delle complicanze della gestosi avrebbe potuto non parlare, non era mica ginecologo, ma durante le mie gravidanze aveva studiato, a scopo apotropaico naturalmente, tutti gli accidenti che mi potevano capitare, di cui l’eclambsia era il più grave. Tra l’altro, la trasformazione di mps in mbs si portava dietro un altro piccolo cambiamento: la s passava da dura a dolce e sembrava avere un suono un po’ più lungo. Sicuramente più insistente. E lo so che avrebbe potuto dire reincarnazione, ma era fatto così, amava pronunciare parole inusuali – termini obzoleti, avrebbe detto, con la s sonora anche in mancanza della m.

Diceva anche veduto invece di visto e perduto invece di perso.

Mia figlia più piccola, anche lei dice ho veduto. E non ha neanche conosciuto il nonno, questo è il bello - si potrebbe ipotizzare un’impronta genetica lessicale con espressione variabile. Beh, l’ho appena inventata, questa definizione. Credo non ci sia bisogno ch’io descriva la sofferenza all’udito e al cuore, e i crampi allo stomaco - di duplice origine, s’intenda – che mi affliggono quando la sento.

Comunque, volevo parlare d’altro.

Sacripante! Un uomo un po’ troppo furbo, o astuto, per mio padre era un sacripante. Che a pensarci bene è una parola magnifica e vorrei tanto sentirla ancora. Non lo diceva con cattiveria, semmai con una punta di invidia – c’era sempre qualche Angelica di mezzo.

Era afflitto da un costante mal di testa di origine familiare. Coniugale, meglio. Assumeva una quantità sconsiderata di analgesici, almeno durante gli anni di matrimonio con mia madre, e la mia infanzia è stata punteggiata dal quel suo mantra - Mi sente la testa – con cui azzerava qualsiasi possibilità di lavori domestici, incarichi noiosi e probabilmente altro. E a me sembrava che funzionasse benino. Tanto che una mattina, in classe, sollecitata dalla maestra a leggere un brano ad alta voce, dissi:

“Eh, maestra, mi sente la testa”.

Invece non funzionò. La maestra mi chiese:

“La testa ti sente, cioè ti ascolta?”

Mi sembrava di sognare. Primo, non ero stata mai ripresa dalla maestra; secondo, non capivo di cosa stesse parlando. Per me delirava.

“Eh?”

“Ti sto chiedendo se la testa ti ascolta. In questo caso è normale: tu parli e la tua testa, il tuo cervello, attraverso l’organo di senso ascolta quello che dici”.

Ricordo che mi sentivo il viso andare a fuoco. La classe era in silenzio, non s’era mai vista quella situazione – che la maestra mi mettesse in difficoltà, dico.

Comunque, da lì imparai che il verbo sentire si riferisce alle percezioni sensoriali: udire annusare assaggiare toccare (ah, che lezione, che meraviglia! Non l’ho più dimenticata).

Dopo la separazione anche le emicranie si eclissarono. Era un gaudente, c’è poco da dire. Le donne lo adoravano, e credo che quel suo modo antico di esprimersi gli facesse buon gioco. Ma anche il fatto che tenesse aperta la portiera dell’auto per farle salire. Lui le amava tutte, che parlassero bene o male, in italiano o in altra lingua.

Comunque, ho perso di nuovo il filo.

Cosa si sa della metembsicosi di un uomo che ha tanto amato? Se non ricordo male l’anima di chi in vita non si era comportato seguendo i filosofi non poteva essere libera, e perciò si reincarnava. Quanto più lontano dalla virtù era stato il suo comportamento, tanto più in basso nella scala evolutiva si sarebbe reincarnata – qualcosa del genere.

Gli avrei inventato un animale apposta, io. Non proprio un animale, direi piuttosto un essere cibernetico e poetico, di tutti i colori, in cui non si riconoscessero il capo e la coda, da portare sempre al collo come una bellissima sciarpa. E accarezzarlo con la guancia, e stringergli una piccola manina nascosta nel finto pelo iridescente. Con una intelligenza superiore, dotato di telepatia e telecinesi. Sarebbe stato un esserino immortale, questo era indispensabile, ché io un’altra separazione non l’avrei retta.

È tardi, ormai. Tic.

Tic tic.

Il pettirosso che ogni giorno viene a trovarmi sta già bussando col becco alla finestra e io devo andare da lui, dargli briciole di biscotti. Saltella sul davanzale e per guardarmi sposta la testa da un lato all’altro. Cinguetta felice, forse un giorno si farà accarezzare. Chioccola, il pettirosso chioccola.

Mio padre faceva un rumore con la gola, come se avesse tanti sassolini che rotolavano.

Devo sorvegliare la gatta, i suoi occhi gialli che si socchiudono per calcolare bene la distanza, perché non potrei sopportare di vederlo dibattersi tra le sue fauci.

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Anonimo ha votato il racconto

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Hai uno stile leggero e gradevole. È un piacere leggerti. Segnala il commento

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L. M. ha votato il racconto

Esordiente

Al di là del soggetto, personalissimo (e devo dire che in quest'uomo mi ci sono un po' ritrovato, emicranie a parte), la stesura mi piace, è gradevole e brillante. Forse un po' sbilanciato nella parte iniziale con la dissertazione sul linguaggio. Devo dire anche che, a mio gusto, avrei finito in modo diverso. Mi dolgo di non aggiungere una valutazione ma credo che non aggiungerebbe nella al commento e risulterebbe fuorvianteSegnala il commento

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Sonia Jurlina ha votato il racconto

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Questi papà magici :)Segnala il commento

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Bianca F ha votato il racconto

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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Jean per Jean ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Discrasie lessicali che si scolpiscono nella memoria, suggestioni, premonizioni o metempsicosi. GIà è viaggiare nel tempoSegnala il commento

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annalisaesse ha votato il racconto

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Avalon ha votato il racconto

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Brava. Non è facile descrivere il percorso di una mente che vaga.Segnala il commento

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Marco Carcereri ha votato il racconto

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Roberta Spagnoli ha votato il racconto

Scrittore

Ricordi e parole si fondono in un'unica forte emozione. Brava!Segnala il commento

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esteban espiga ha votato il racconto

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a parte "padre" "gatto" e "maestra" in questo racconto trovo nulla che sia già in altri racconti su typee. Segnala il commento

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Annamaria1958 ha votato il racconto

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore

Hai certamente del talento da vendere! Questo monologo interiore che attraverso il linguaggio evoca in maniera distinta situazioni e personaggi ne è la dimostrazione.Segnala il commento

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Howl ha votato il racconto

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Editor

Una grande acutezza letteraria, sensibilità e cultura si fondono. È un racconto molto tenero. Perfetto. Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

"Sentire", fa la differenza. Molto bello. Chapeau. Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Sciorinando ( che ne dici di questa?) raffinati esercizi di linguaggio, vaghi e divaghi ma tieni sempre ben saldo il filo conduttore. C’è tenerezza nel finale, ancora di più nel raccontare la figura di tuo padre.Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

assai bello Segnala il commento

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Graziano ha votato il racconto

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Salvatore Dessì ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Un racconto che è una poesia. Delicato, colto, quieto e scritto in un modo che fa innamorare ed apprezzare l'esercizio della scrittura. Complimenti!!!Segnala il commento

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Helena ha votato il racconto

Esordiente
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Etis ha votato il racconto

Scrittore

(Ma aveva il conto al Monte dei Baschi?)Segnala il commento

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Ti Maddog ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Esordiente

Gli uomini gaudenti amano tantissimo, ma solo se stessi. Tu hai imparato il significato del verbo "sentire", e con le tue parole sai come suscitare sensazioni ed emozioni.Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Stavo per dire ma come é colta la Lenzini in questa ricercatezza di parole e del suo significato, e lo sei in effetti ma verso il finale accendi una luce che da valore e scalda ogni passaggio del suo significato più profondo. Molto bello.Segnala il commento

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MargheMesi ha votato il racconto

Esordiente

Come fare del lessico familiare, di una relazione così intima e personale, un mare di emozioni e di rispecchiamenti per il lettore. Come rendere la nostalgia indicibile eppure visibile, leggibile. Come regalare un frammento della mente pieno di risonanze. Grazie Silvia!Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

Bello questo racconto giocato sul doppio binario, anzi triplo, se consideriamo la parola sbagliata!Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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di Silvia Lenzini

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