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Non-fiction

La morte.

Pubblicato il 02/11/2020

Volevo metterla in narrativa. Ma va bene lo stesso.

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Vi spiego la morte. Tanto per cominciare la morte dura una frazione di secondo.

Prima c’è la vita, la vostra. Poi c’è la vita di coloro che vi sopravvivono. 

Della morte prendono possesso in primis la SCIENZA che vi aveva aiutato a sopravvivere il più a lungo possibile  confidando in Essa - la Scienza - fino all’istante mortuario senza dire mai che era solo questione di avere buona sorte - li chiamano geni - o  che le cose come automobili o mattonelle del bagno o spigoli in cucina non complottassero contro di voi per uccidervi. 

La vostra morte scientifica è una cartella clinica. Come è brava a constatare la Scienza! Lei è asettica. Prende atto. E pensa di essere a posto così.

Nato il, deceduto il, causa del decesso etc.etc. 

La morte è attestata dal certificato necroscopico. Il medico è la star.

In secundis, la morte passa nelle mani degli altri consociati prossimi, lontani e anche estranei prezzolati, che la trasformeranno inevitabilmente in un evento kitsch come tutti gli eventi SOCIALI. Se vi frega qualche cosa di questo evento, fate come Malevich: lasciate istruzioni precise.

Allestiscono la camera ardente, anche per gli atei accendono una candela a simboleggiare, forse, il Lume della Ragione, che però come risposta epistemologica ha la morte e quindi sì in effetti ha senso la candela illuminista follemente accesa, come ossimoro oggettuale.

Magari il corpo è distrutto dalla malattia. Magari sei tutto ossa oppure gonfio e però ti vestono con il vestito buono.

Poi vengono "le visite" a dare le condoglianze. Non a voi che siete gli unici morti ma ai vivi che ce l’hanno fatta a sopravvivervi e ai quali dovrebbero dare le felicitazioni.

C’è l’obbligo - o forte raccomandazone - di piangere.

Chi non ci riesce si sforzi almeno di apparire contrito. Tanto quello che conta è il sembrare. E magari in quel momento non sente nulla. La faccia asciutta. La normalità più piatta. I pensieri più banali.

Del momento sociale fanno parte anche le esequie virtuali. Tanto è sacra la Morte  che non ci sono gli emoticon della bara. Invece di scrivere tizio è morto scriveremmo tizio più emoticon della bara.

I vostri post di Facebook, le foto di instagram, i messaggini di wattsapp!!

 La vostra eredità virtuale. Ciò che ci rendeva  fantasmi già in vita in quella dimensione eterea, non vivi, non morti (e forse l'inferno è un server privo di connessione internet con gli altri vivi -si fa per dire - rectius con i superstiti respiranti, mangianti, lavoranti, postanti, condividenti e chattanti).

Qualcuno non ce la farà a rassegnarsi alla vostra morte e quella è la misura dell’amore. E continuerà a tenere appesi i vostri cappotti nell’armadio. A lasciare intatta la vostra stanza per creare una parvenza della vostra presenza.

Poi, dopo mesi o anni, in un giorno qualunque sentirà il terreno franargli sotto i piedi per la vostra assenza (e magari al funerale non aveva versatoneppure una lacrima), proverà DISPERAZIONE, o semplicemente avrà voglia di parlarvi o di prendere un caffè con voi o di abbracciarvi e non potrà farlo e piangerà- finalmente- ma nessuno potrà soccorrerlo in quel frangente: quello sarà il vostro vero rito funebre.

Tornando al funerale. La casa si riempie di fiori che odorano di morte. I garofani e i lilium dall’odore dolciastro e nauseabondo.

Non so se è meglio o peggio morire in estate.

So che dovremmo imparare a soffrire meglio quando serve. Dovremmo esternare il dolore con grida e lacrime. Come i contadini lucani del secolo scorso nel famoso saggio di De Martino. Ma passiamo la vita a contenerci. A non essere villani e pacchiani. E poi di fronte alla morte non siamo pronti e le lacrime non spuntano.

Esequie, funerali, estremo saluto.

In tertiis il momento GIURIDICO.

Il certificato di morte. L’apertura dell’eredità. Qui la guest star è il notaio.

Da un tizio qualsiasi diveniamo il de cuius hereditate agitur e i congiunti, anche i più fessi e magari lontani, anche quelli che ci stavano sulle balle, diventano eredi;

le COSE - per COMPRARE le quali abbiamo lavorato, alcuni duramente (gli statali meno) altri felicemente perché lavorare li faceva sentire REALIZZATI o forse semplicemente REALI distrandoli dal pensiero principale e cioè la morte che però poi arriva lo stesso guarda un po’-diventano L’ASSE EREDITARIO.

Considerazioni finali.

La morte non viene messa in discussione dagli atei o dagli agnostici, anzi per essi ha il principale attributo delle divinità e cioè la CERTEZZA, da essi negata a qualunque cosa. La morte è il DOGMA.

A lei si sacrificano la dieta, il fumo, le si creano altari di poesia declinata in varie salse una più irritante dell’altra (dal filone filosofico - aulico - depresso a quello corporal decomposto evocante puzze, escrementi, carni varie etc), di oggettistica che la ricorda (si chiama oggettistica kitsch) di umorismo ( che a una certa non fa più ridere).

Si adora l’ego e si è servi timorati della fine del Medesimo,perchè si capisce da un chilometro che tutti ne hanno una paura fottuta. 

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Fidel Pulisse ha votato il racconto

Esordiente

sono nuovo, è il primo voto che porgo, con piacere.Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

"Solo agli esseri intransitivi e incolpevoli, a coloro che non muoiono la vita, ma la vivono, potrà spettare il più paradossale e insieme il più "naturale" dei privilegi: quello di non vivere la propria morte, ma di morirla, di morire di una morte giusta e gratuita, cioè istantanea e incosciente". Da "la morte di Ivan Il'ič" di Lev Tolstoj. Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Hai sezionato la morte facendo una lucida cronistoria di tutte le sue fasi, condita da nozioni che forse rientrano fra le tue competenze e qualche osservazione di livello intellettualmente alto. Su tutto ho preferito la parte più emozionale, per intenderci da “qualcuno non ce la farà “... fino a “quello sarà il vostro vero rito funebre”. Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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settembre ha votato il racconto

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

L'arco portante logico? Iillogico? Direi meglio alogico. Ho l'impressione che tu l'abbia scritto di botto, come esplosione internaSegnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Intensamente acre, detto con forte tono medio, understatement, finta innocenza. Lo scandalo della morte è ancora "lo Scandalo della Morte".Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente
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Roberta ha votato il racconto

Esordiente

ho pensato che il punto, dopo "morte", nel titolo, fosse la frazione di secondo che dura la morte.Segnala il commento

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Etis ha votato il racconto

Scrittore

Suppongo da una visita ai defunti.Segnala il commento

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Michela_ ha votato il racconto

Esordiente

Lezione ironica e ineccepibile per dire con coraggio come stanno effettivamente le cose sull'evento più temuto nelle nostre vite.Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

un tema che scansiamo , anche se ben sappiamo... la tua verve scava con personalità Segnala il commento

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Roberta Roberta ha votato il racconto

Esordiente

Ciao Cristina. Unica e inimitabile spirito libero.Segnala il commento

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Italo ha votato il racconto

Scrittore

E dopo? Chi morirà vedrà, o non vedrà mai più niente. Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Sì. Fa paura. Ma il tuo racconto ci aiuta ad affrontarLa, se non altro, leggendone gli aspetti più "terreni"... :-)Segnala il commento

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di Christina Carol

Esordiente
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