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Narrativa

La morte non ha risposte

Di Adriana Giotti - Scritto da Esordiente
Pubblicato il 19/04/2021

Racconto tratto da "La linfa sale dalle radici".

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43 Voti

Ogni sabato mattina io e mia madre ci recavamo al Cimitero dei Cappuccini. Lasciavamo mio fratello Sergio a casa della zà Ancilicchia e ci avviavamo senza dire una parola. Quando giungevamo in piazza mi prendeva per mano, entravamo in chiesa per una breve preghiera, e poi ci avviavamo verso il camposanto. Sulle scale che conducono all’ingresso la sua stretta si allentava, come se ogni briciola di forza le servisse per non crollare. Per qualche istante la mia mano restava sospesa nel vuoto. Io la seguivo sino al vialetto che conduceva alla tomba dello zio Enzo. Lei mi invitava a “fare una passeggiata”, e andavamo ognuna per la propria strada: mia madre verso il dolore noto, io verso quello ancora ignoto, che scoprivo senza il conforto di alcuna spiegazione.

Solo una volta avevo finto di allontanarmi. Nascosta dietro una siepe, l’avevo vista crollare in ginocchio, la fronte appoggiata sulla lapide e le braccia stese come a scaldare il gelido marmo. I suoi “Perché?” laceravano il silenzio. La testa ondeggiava avanti e indietro. Molti anni dopo, mi sono sorpresa a pensare quanto i movimenti del suo corpo somigliassero allo shokelin ebraico. Tuttavia, non c’era luce né speranza in quel penoso dondolio, non soffiava sulla fiamma della fede, non era un dialogo tra le ossa umane e la potenza divina, non c’era estasi né resa. Mia madre lottava per allontanarsi dal dolore ma, a ogni oscillazione del capo, ne restava sempre più avvinghiata. Era una preda nella tela del ragno.

È stato allora che ho capito che la vita e la morte non sempre hanno risposte. Mi ero allontanata di corsa, per cercare conforto nelle mie solitarie peregrinazioni. Mi sembravano belli quei viali deserti e silenziosi. La parte del cimitero che mi restituiva pace e sicurezza era quella più antica, dove nessuno più si recava a piangere. Non avevo paura di camminare da sola tra i viali ombreggiati dai cipressi. Mi addentravo e vagavo tra quei residui di vita spenti e dimenticati. Il tempo aveva cancellato la lucentezza del marmo e le lapidi si somigliavano. Poche erano adornate da foto, e ormai quei volti mi erano familiari. Li salutavo con un gesto della mano e un “Ciao” appena sussurrato. Non sapevo se le mie visite fossero gradite, e stavo attenta a poggiare i piedi sull’erba per evitare di profanare il silenzio con lo scricchiolio del brecciolino. Tante domande mi accompagnavano senza ricevere alcuna risposta, tranne quelle che il mio istinto credeva vere. In qualche modo, comprendevo che dentro quelle cornici c’erano minuscoli frammenti di verità: una sensazione che ancora oggi mi attraversa quando osservo l’immagine eternata di un istante. Anche nonna Cristina sorrideva nella foto sul comò in camera da letto, ma io non credevo che fosse felice di aver lasciato, a 33 anni, il marito e cinque figli. Scrutavo le foto delle giovani donne e dei bambini, e mi chiedevo se i morti guardano i vivi e se in qualche modo possono comunicare con loro.

Se non c’erano fotografie da interrogare, fissavo le misteriose incisioni sulle pietre. Non sapevo ancora leggere, ma sentivo che molti di quei morti non avevano lasciato nulla. Non c’erano segni di rimpianto sulle lapidi, nessun indizio per scoprire qualcosa sui condannati a restare lì in eterno. Non sapevo neppure se il silenzio, violato per poco dai miei passi, fosse per loro conforto o il feroce rinnovo della dimenticanza di chi era andato altrove.

Lungo il viale centrale erano più eloquenti le tracce del passaggio dei vivi: ceri, fiori, vasi, rosari e persino palloncini e giocattoli ornavano le lapidi, nel vano tentativo di alleviare la pena dei morti o forse di rendere meno dolorosa la vista di una lapide. Detestavo i fiori e le piante di plastica, falsi testimoni di un dolore che puzza d’ipocrisia.

I vacui segni della memoria umana, tracciavano il confine tra i rimpianti e i dimenticati, diventavano la prova che non è la morte l’ultima o la peggiore offesa alla vita: è l’oblio, che nega anche quel flebile barlume di pietà.

Non ero attratta dalle cappelle gentilizie e dai monumenti funebri, anzi provavo un profondo disagio di fronte a quei marmi incisi, gli archi, le colonne, i capitelli. Davanti a uno di quei tempietti avevo assistito alla lite tra due fratelli: uno pretendeva che la moglie fosse tumulata nella cappella di famiglia, l’altro si opponeva perché riteneva fosse un abuso ai privilegi acquisiti per nascita. Non capivo la metà delle loro parole, ma lo sguardo indignato del prete e dei passanti, avevano risolto i miei dubbi più di qualunque spiegazione. Forse già allora intuivo che solo chi teme di essere dimenticato, lascia segni vistosi del proprio passaggio. O forse presagivo che la solitudine spesso ci raggiunge prima che varchiamo la soglia della nostra ultima dimora.

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MMarianella ha votato il racconto

Scrittore

Devo recuperare tanto, ma questo è il primo che mi è saltato all'occhio (sappiamo bene perché), mi è piaciuto moltissimo, è un racconto di un addio in vita. Segnala il commento

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antonio locascio ha votato il racconto

Esordiente

"Forse già allora intuivo che solo chi teme di essere dimenticato, lascia segni vistosi del proprio passaggio. " Serve un gran coraggio per accettare di essere dimenticati. Oppure quell'indifferenza verso noi stessi che forse può salvarci. Bel racconto.Segnala il commento

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Luciano Rossi ha votato il racconto

Esordiente

Sulle scale che conducono all’ingresso la sua stretta si allentava, come se ogni briciola di forza le servisse per non crollare. Siamo di fronte a una narrazione di grande spessore. Sono anche ammirato che selezioni con grande severità la sua opera non pubblicando che le perle rare. Segnala il commento

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Ilarietta ha votato il racconto

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Erinni ha votato il racconto

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Babix67 ha votato il racconto

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Fabio Passiglia ha votato il racconto

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Annalisa Maitilasso ha votato il racconto

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IntensoSegnala il commento

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Helena ha votato il racconto

Esordiente

Affascinante Segnala il commento

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caio bongiorno ha votato il racconto

Esordiente

Agli occhi dei bimbi quella è una realtà sospesa. Incomprensibile e illeggibile, gonfia di silenzi, misteri e riti che nessuna voce adulta riesce a spiegare e rendere decifrabile. Lo smarrimento, unito all’agitarsi confuso di una mente in formazione e aperta ad ogni domanda e curiosità sarà oggetto di elaborazione continua, ma non abbandona più. Segnala il commento

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Germinal68 (Sandro) ha votato il racconto

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M.D.P. ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

Scrivi molto bene. Unica nota minore, fossi in te proverei ad allegerire la parte di riflessione diretta. È un buon lavoro. Segnala il commento

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Bellissimo, con una chiusa dolente che riassume il senso del tutto. Mi ha commosso in particolare, come l'immagine dei troppi distacchi che, crescendo, dobbiamo affrontare, il vuoto di quella manina sospesa nell'aria, al sommo delle scale.Segnala il commento

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Fant'asma ha votato il racconto

Esordiente
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PennyBlack ha votato il racconto

Esordiente

Molto coinvolgente Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

Esordiente

Bello stileSegnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

È molto bello ciò che hai scritto e come lo hai scritto. Provavo sensazioni simili, ma forse sono universali. Porti sempre a profonde riflessioni. Segnala il commento

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Elkele ha votato il racconto

Esordiente

Perfetta cronologia del punto di vista bambino che guai a sottovalutare, anzi, in una variazione di situazioni che succedono cosí come succedono raccontate a dir poco in maniera magistrale Brava Adri un pezzo riuscitissimo con la telecamera e l' anima in mano. E si sente, un ba-xoSegnala il commento

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gionadiporto ha votato il racconto

Scrittore
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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Esordiente

Marmo, morte, fotografie, e fiori. E tante riflessioni Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Premetto che i cimiteri non mi trasmettono tristezza, ma, al contrario, una pacata serenità. Certo, la manifestazione di dolore che racconti è molto forte, specie per una bambina, ma prima o poi arriva quel momento in cui si percepisce concretamente la morte. Le riflessioni più profonde della donna si alternano alle sensazioni della bambina e danno vita a un racconto intimo, seppure ricco di immagini. Ho particolarmente apprezzato il passaggio sui rimpianti e i dimenticati.Segnala il commento

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mariomonfrecola ha votato il racconto

Esordiente

Brava Adriana, stavolta ti cimenti con un tema delicato: la morte vista dagli occhi di una bambina. Mi sono sempre chiesto se fosse giusto sottoporre i più piccoli a queste visite, in un luogo così potente come un cimitero. E alla fine, mi hai fatto mettere piede nel piccolo cimitero immaginario, io che non riesco a varcare il cancello del cimitero reale, quella della mia città per andar a trovare i miei cari estinti. Beh, complimenti: il tema era delicato, l'hai affrontato attraverso gli occhi innocenti di una bambina che, a conti fatti, potrebbe essere chiunque di noi. Vicenda personale, storia universale: complimenti sinceri Adriana :-)Segnala il commento

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terrybu ha votato il racconto

Esordiente

Il cimitero è uno dei luoghi più misteriosi della mia infanzia. Quelle visite mi ricordavano che più che un dopo c'è un prima, una moltitudine di racconti interrotti. Grazie per questo deja-vu.Segnala il commento

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[K] ha votato il racconto

Esordiente

Bella e profonda, specialmente per quanto mi riguarda nei vari passaggi in cui descrivi le varie zone del camposanto. Dovrebbe essere un tutto unico, uno spazio dedicato alla memoria di chi non è più diciamo visibile, ma anch'esso non sfugge ai travestimenti, ai vari rimandi negli occhi di chi si sofferma e ricorda. Segnala il commento

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Malehua ha votato il racconto

Esordiente

Anche io ho un rapporto difficilissimo tra morte e fotografie, tra fotografie e destino, quell'istante eternizzato così stupidamente fisso davanti all'inevitabile. Bellissimo racconto, molto delicato nella forma e lirico allo stesso tempo. GrazieSegnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Esordiente

a me piaceva molto il rumore del brecciolino sotto le scarpe, e anche la parola, "brecciolino". però mi piace anche la tua delicatezza, la tua attenzione, il tuo sguardo bambino che si mescola a quello adulto. bel titolo, che rimanda al silenzio e alla solitudine. Segnala il commento

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omALE ha votato il racconto

Esordiente
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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Già... la morte: quasi me ne dimenticavo. 🤐🤔 Un passaggio importante quanto la nascita, per tutte le implicazioni e le conseguenze che ha avuto e avrà sulla nostra vita... e sulla vita degli altri, quando penseranno alla nostra. Se lo faranno. Non so ancora a chi affiderò il mio epitaffio. Accetto proposte, e le valuto, nel caso. Ma senza impegno alcuno, per ora. 🤔🤔 Tu, brava come sempre... capace di cogliere le molteplici sfaccettature di qualunque cosa sfiori la tua penna. Segnala il commento

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Emil M. ha votato il racconto

Esordiente
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blu ha votato il racconto

Esordiente

l’occhio bambino che vede oltre. bellissimo racconto Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Malinconico flusso dei tuoi ricordi infantili che mi ha molto commosso per la sua semplice e profonda autenticità. È così bello nella sua sobrietà stilistica che ho trovato di troppo le frasi a seguire: ‘Era una preda nella tela del ragno. È stato allora che ho capito che la vita e la morte non sempre hanno risposte.’ Ma naturalmente è un gusto personale e del tutto opinabile. È comunque molto belloSegnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Gocce di memoria, nel tuo stile inconfondibile, pulito e sobrio. Qui più che in altre pagine le scene si materializzano davanti ai nostri occhi, e davvero si vede la bimba che cammina tra vialetti e tombe, salutando con la manina le vecchie foto. E si immagina, sabato dopo sabato, lo sviluppo dei suoi pensieri - i morti celebrati e quelli dimenticati - preludio alla donna che diventerà.Segnala il commento

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Annacod ha votato il racconto

Esordiente
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Elisa Bertinelli ha votato il racconto

Esordiente
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Christina Carol ha votato il racconto

Esordiente

Il cimitero del Mio paese è molto simile. Sono luoghi im qualche modo non so come dire speciali. Il racconto mi è piaciuto. Forse avrei omesso qualche riflessione adulta che ha soezzato il rcordo infantile. Ma nel complesso scorre bene. Imvece la chiusura ci sta tutta. Ed è molto vero. Segnala il commento

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Sonia A. ha votato il racconto

Esordiente

Molto bello e intenso❣️Segnala il commento

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Imago ha votato il racconto

Esordiente
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Tella ha votato il racconto

Scrittore

Elegante e dolce Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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di Adriana Giotti

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