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Autobiografia

LA MOSTRA

Pubblicato il 09/01/2023

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 Della "mostra" pensai che si trattasse di una punizione dovuta ad un atto osceno compiuto da una bambina sciocca e incivile, figlia di una famiglia blasonata ma caotica che ricercava una quiete ormai perduta. Non ci mise meno di venti minuti, mia madre, a spiegarmi che la mostra altro non era che una raccolta di raffigurazioni, come quelle che facevo io con cere e carboncini, messe in un grande palazzo perché chiunque le potesse ammirare.

Ma per me che non sapevo nulla di artisti e movimenti vari, la mostra restava un folkloristico personaggio dell’orrore locale che null’altro voleva se non la mia anima.

Esitavo aggrappata alla manica di mio padre, con le lacrime che traboccavano in una discesa spericolata verso il mento e poi ancora giù sui lastroni della piazza. Le piccole gotiche bifore somigliavano alle migliaia di occhi maligni della tarantola, il vano d’ingresso spesso mezzo metro con maniglie d’ottone sbiadito sembrava volersi richiudere alle mie spalle per non aprirsi mai più.

Visualizzai i denti appuntiti di zia Serenella che apparivano dello stesso malsano color ottone, invece che perlati. Le nere orbite infossate e lo sguardo porcino costringevano alla defezione anche gli adulti più pavidi, che si inventavano le scuse più astruse per potersi mettere in salvo dai suoi naftalinici abbracci. La vista di zia Serenella era causa, ogni volta, di un diverso sintomo medico: pirosi, lacrimazione, tensione muscolare, anosmia, tic oculari. La rividi nei larghi fianchi dell’edificio e mentre mi avvicinavo inesorabilmente all’ingresso sentivo la sensazione delle sue braccia da mantide che mi afferravano per salutarmi. Quel bacio da zia colorato di rossetto dozzinale, pungente di peluria, ripugnante d’umidità, il mio piccolo corpo schiacciato sul seno ingombrante. Era un momento dal quale non potevo ritrarmi, sentivo che qualsiasi comportamento diverso avrebbe oltraggiato la zia, la nonna, mortificato i miei genitori. Non capii mai come zia Serenella potesse essere un membro della famiglia, non avevamo nessuna caratteristica comune.

Ancora pochi passi e sarei entrata nella mostra Serenella. I nostri passi sul selciato suonavano come i tacchi della mostra nel vialetto di casa e mi attanagliava la pancia la stessa sensazione di vuoto. Terrorizzata e tremante guardai i miei genitori che mi sorridevano mentre strisce di sale mi si erano seccate sulle guance.

Oltrepassammo la soglia spessa mezzo metro con appesi i denti della zia, una biancastra luce oscurava la visuale dall’altra parte. Mio padre mi portò a sé.

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Rubrus ha votato il racconto

Esordiente

Credo che tu sia troppo giovane per ricordare un Franco Franchi nei panni di un mostro di Frankenstein allupato che fuggiva dal laboratorio del dottore (Ingrassia) per andare dalla "mostra".. campionaria. La mia opinione sul racconto è molto vicina a quella di Artificiale: alcuni elementi del racconto - secondo me, ovviamente - meriterebbero di essere evidenziati, altri, forse, se fossero un po' limati non ne soffrirebbero. Segnala il commento

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Aurora Pernigotti ha votato il racconto

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danilo1981 ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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I'an Well ha votato il racconto

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Ilaria_c. ha votato il racconto

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Lettura molto scorrevole e piacevole! Bello! Segnala il commento

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Benedetta.Obert ha votato il racconto

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Ogni immagine ti compare vivida di fronte agli occhi ad ogni parola.Segnala il commento

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Èlia ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Editor

"... alcuni elementi (come la tarantola con gli occhi maligni e le bifore che somigliano agli occhi della tarantola) possono risultare un po' confusi e poco coerenti con il resto della storia". Artificiale, ti prego, non ci lasciare! Smetti di scrivere poesie, e resta qui nella sezione "Racconti", a commentare §:-). Non è, comunque, che "alcuni elementi come la tarantola possono risultare un po' confusi e poco coerenti". E' che non c'entrano proprio un bel niente, e sbalzano fuori dalla narrazione, dandoci l'impressione che sia tutto finto (e, ti assicuro, non ci sembrerà vero solo perché ti premuri di precisarci che è "autobiografico": una storia è vera se... sembra vera per quanto è scritta bene, e non perché qualcuno ci dice - da fuori - "ehi, è tutto vero, te lo giuro"). L'uso delle figure retoriche in narrativa obbedisce a regole precise e molto stringenti: se non le si conoscono alla perfezione, e se non le si sa applicare ancor meglio, non vanno mai usate, perché si combinano solo disastri. Come in questo caso, appunto.Segnala il commento

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Pacio ha votato il racconto

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A. Noorgard ha votato il racconto

Esordiente
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Artificiale ha votato il racconto

Esordiente

Il tema della mostra come fonte di terrore e il contrasto tra la zia Serenella e il resto della famiglia sono elementi interessanti e originali. Bel soggetto. C'è una buona base per una storia avvincente, ma alcuni elementi (come la tarantola con gli occhi maligni e le bifore che somigliano agli occhi della tarantola) possono risultare un po' confusi e poco coerenti con il resto della storia. La descrizione della mostra e della zia Serenella sono vividi e evocativi, ma alcune frasi sono un po' troppo lunghe e complicate, il che può rendere il testo un po' difficile da seguire. Inoltre, alcune parole e immagini (come il "selciato che suona come i tacchi della mostra nel vialetto di casa") potrebbero non essere del tutto chiare per il lettore.Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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Jordan ha votato il racconto

Esordiente

Chi non ha avuto una zia il cui bacio e abbraccio ci terrorizzava??? Piaciuto tantissimo....un po' breve ma bello.Segnala il commento

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Raffaele 57 ha votato il racconto

Esordiente
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di Beatrice Righetti

Esordiente
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