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Umoristico

La penna di Ottavio

Pubblicato il 22/02/2021

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Quel giorno Ottavio non capì nulla; gli acciacchi dell'età mal si confacevano con la sua attività di falegnameria.

Il figlio era appena uscito quando entrò nel laboratorio una avvenente signorina. Attraverso la vetrata che divideva la zona lavoro dal resto del locale la vide accomodarsi davanti al tavolo di cristallo. Spense la piallatrice, tolse gli occhiali protettivi, spazzolò via la polvere dalla tuta e andò a sistemarsi sulla poltroncina dove poco prima sedeva suo figlio. La donna trasse dalla borsa un foglio e lo porse all'uomo chiedendo un preventivo di spesa per un ripiano in legno massello spesso almeno cinque centimetri. Ottavio entrò nel panico, raramente si realizzavano quelle misure se non accoppiando più pannelli. Aprì la cartella che suo figlio utilizzava per ricavare prezzi per ogni tipologia di tavolame ma si accorse che la vista non gli consentiva di mettere bene a fuoco le piccole scritte. Avrebbe potuto dire che in quel momento mancava la persona preposta a quei calcoli ma rinunciando a consultare il listino tenendo con la mano sinistra davanti a sé il foglio delle ragazza cercò di ripescare nella memoria un lavoro simile fatto in passato per sbilanciarsi in un preventivo. Quando rifletteva egli era solito pigiare continuamente il pulsante della penna a scatto evitando il click finale. Così fece anche quella volta col braccio destro piegato, l'indice poggiato bellamente sulla tempia e la biro serrata tra le mani.

Nel silenzio assoluto si udiva il cigolo della molla della penna che ricordava vagamente quello di un letto sollecitato. Cercando di mettere a fuoco i suoi ricordi fissò a lungo la ragazza la quale sembrò portare lo sguardo alla penna e alla punta a sfera che usciva ed entrava. Nell'attimo in cui il pensiero di Ottavio approdava ad un risultato certo sancito dal click e da un da un suo sospiro la donna s'alzò all'improvviso con gli occhi sgranati e il volto rosso. Gli strappò il foglio dalla mano e andò via senza salutarlo. Poco dopo sentì un'auto partire a tutta birra.

Ottavio s'era alzato dalla seduta interdetto. Andò in bagno a far pipì, l'ennesima della giornata. Restò perplesso a contemplarsi allo specchio “E sì, sto invecchiando.”

Le labbra screpolate lo costringevano a tirar fuori la lingua continuamente e ora il pizzicore con quel tic all'occhio.

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