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Autobiografia

La pizzeria

Pubblicato il 25/10/2021

Uno dei primi brani che ho pubblicato qui sopra. Ritirato, ripensato.

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La pizzeria Quando è tardi non esiste più e davvero non credo sia un caso né un male. Ci sono andata una volta sola in tutta la vita, sarà stato verso la metà degli anni 80. Una sera d’inverno fredda e umida, una di quelle con l’aria affilata che non vedi l’ora di lasciarti dietro le spalle. Il locale era in centro, vicino a un vecchio cinema. L’insegna al neon, una squallida scritta in corsivo con doppia linea rossa e azzurra e ricciolo finale, scimmiottava le peggiori insegne dei motel americani. Varcammo la soglia, che non era un vero confine: dentro, la luce non era molto più forte che fuori e nemmeno faceva caldo.

Ci sedemmo in fondo al locale - un tavolino di formica uguale agli altri, già apparecchiato con dei fogliacci di carta gialla. Sopra le sedie verdi, dure, il cappotto che non avevo tolto scivolava, dandomi l’impressione di scorrere col sedere pericolosamente in avanti.

Perché mio padre avesse scelto proprio quel posto resta un mistero. Forse aveva deciso di prenotare quando era davvero troppo tardi, e quella era l’unica pizzeria che avesse posti liberi in tutta la città. O in tutto il mondo.

Una patina opaca ricopriva il pavimento, con l’eccezione di una zona perimetrale, una striscia che correva lungo le pareti: solo lì si intravedevano i colori originali delle vecchie mattonelle di graniglia grossa - verdi, bianchi e grigi. Scelsi un angolo più lucido e vi sistemai la chitarra che mio padre mi aveva chiesto di portare.

Non viveva più in casa da alcuni anni: se n’era andato col naso immerso nella traccia odorosa di una donna. Aveva seguito il profumo dell’amore, diceva lui, dimostrando l’origine genetica della mia propensione per le figure retoriche. Il profumo di un tegame* - pensavo io ogni volta, ripiegata su me stessa come un pangolino.

Cenavamo fuori insieme ogni tanto, e una volta alla settimana ci trovavamo per un aperitivo: tanto era rimasto del nostro stare insieme.

La pizza non era cattiva, ma si capiva che sarebbe stata difficile da digerire: sapeva di olio fritto e rifritto qualche centinaio di volte, lo stesso odore che caratterizzava l’ambiente. Ci sarebbe voluta molta birra per mandarla giù.

Gli altri avventori sembravano usciti da un ospizio, o da un manicomio, non saprei dire. Erano pochi, cinque o sei, ciascuno solo al proprio tavolino. Nel mio ricordo non ci sono colori: dovevano essere tutti vestiti di grigio o di nero. Come ho detto, il locale non era molto illuminato: nella luce scarsa dei neon quasi esausti, quelle figure solitarie sembravano ferme, fissate su fotogrammi. Era come scorrere tra le dita una striscia di vecchi negativi, osservare controluce le immagini – una mano ossuta che sostiene la fronte, un braccio sollevato a chiamare il cameriere, una bocca aperta su un volto non sbarbato, fessura nera priva di denti -. Sarebbe stato anche bello, se fosse stato un film; qualcosa come il cinema poetico di Pasolini.

Dopo la pizza ordinammo il caffè. Lo portarono freddo, naturalmente, e ci sono poche cose che detesto più di un caffè raffreddato, ma se non altro mi permetteva di accendere una sigaretta. Avevo diciassette anni e fumavo più di adesso. Avrei fumato anche prima, durante la cena, tra un morso di pizza e l’altro, per quanto mi riguardava.

“Suona una canzone per me - disse mio padre.

Ero disposta a qualsiasi cosa pur di allungare il tempo, persino suonare in pubblico poteva andar bene. Tanto, mi esibivo solo per lui. Estrassi la chitarra dal fodero, che appoggiai sullo schienale di una sedia. Sistemai la chitarra sulla gamba sinistra, controllai l’accordatura e accennai qualche arpeggio.

Mi accesi un’altra sigaretta - le mani non erano ferme.

“Suonami Il cielo in una stanza, per favore”

E io suonai. Partii piano, poi mi piacque sentire la mia voce che invadeva l’aria. In quel luogo dove tutto era stantio e niente sembrava funzionare, l’acustica era quella di un anfiteatro.

I polpastrelli della mia mano sinistra premevano le corde con forza: nessuna sbavatura, nessuna vibrazione sporcava la limpidezza del suono, e il canto mi maturava nella gola prima di uscire. Sicuro, armonioso.

Quando sei qui con me

questa stanza non ha più pareti

ma alberi

I vecchi immobilizzati nell’ascolto – incantati, bocche aperte e occhi chiusi – non erano veri. Veri eravamo solo io e mio padre, e la canzone che mi aveva chiesto. Capivo bene la sua richiesta, il suo modo di dirmi una mancanza e anche, soprattutto, la meraviglia dello stare insieme.

Suonare nel miglior modo possibile fu la mia risposta.

Quando tu sei vicino a me

questo soffitto viola no, non esiste più

Cantavo bene, per dirgli Anch’io. Anch’io, uguale a te. 

La sua commozione era evidente, aveva gli occhi lucidi. Anche i miei erano umidi, e li piantai nei suoi, verde contro verde.

Per te e per me,

nel ciel.

Restammo zitti, forse per un paio di minuti. A me andava bene così, tempo per assaporare un’emozione nostra, che non aveva bisogno di parole. Mentre accendevo un’altra sigaretta, invece, lui parlò.

“Grazie per averla suonata, mi hai fatto emozionare. Ora sei grande, lo so che puoi capire - disse, la voce arrochita -. Questa era la canzone mia e di Antonella. Stare con lei era proprio così: il mondo reale spariva, esisteva solo lei e non m’importava più di niente e di nessuno. Grazie, davvero. Vorrei che tu ricominciassi da capo”.

Il fumo della sigaretta saliva oltre i neon sfuocati.

I vecchi si alzarono per andare via.

Era tardi, e anch’io riposi la chitarra nel fodero.




*Tegame: in toscano, donna di facilissimi costumi (in riferimento al fatto che tutti ci girano il mestolo. Eh, siamo fatti così).



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Maiolo Mario ha votato il racconto

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Nel mio ricordo non ci sono colori. ❤️Segnala il commento

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Stefano Ruzzini ha votato il racconto

Esordiente

Malinconia e amarezza... Racconto toccante.Segnala il commento

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rheya ha votato il racconto

Esordiente
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Lele_. ha votato il racconto

Esordiente

molto molto bellinoSegnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Credevo di averlo votato!Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

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bello e commoventeSegnala il commento

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Graziano ha votato il racconto

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Bruno Gais ha votato il racconto

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Un pezzetto di te, che se è vero che Dio ci dona la vita per poi osservare e gustarsi le nostre storie, i ricordi sono perle preziose, e non è vero che non frega a nessuno. Non frega a chi è arido verso la vita. Ti ringrazio per questa piccola finestra, in cui entra luce che contiene calore ma soprattutto il rapporto con tuo padre. Il mondo ha bisogno di amore oltre che conflitti.Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Ritirare, ripensare, riscrivere, ripubblicare... è questo, che dovremmo fare, il più delle volte. I nostri racconti ne guadagherebbero (qiasi) sempre. Il tuo, ne è la dimostrazione. Segnala il commento

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Cinzia m. ha votato il racconto

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Laura Camposeo ha votato il racconto

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Isabella Ross ha votato il racconto

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caio bongiorno ha votato il racconto

Esordiente

Bel disegno davvero. Le emozioni hanno il loro tempo. Come la canzone che cantavi. A spingerle oltre si annacquano, diventano altra cosa. E perdono quella luce che attiva il ricordo, la nostalgia, la visione soffusa che li riveste.Segnala il commento

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Frato ha votato il racconto

Esordiente

che bello toccare (tocar) sentimenti nascosti e farli sentire. Complimenti, Ciao Roberto.Segnala il commento

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Nina Stein ha votato il racconto

Esordiente
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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Se tu non avessi scritto sopra autobiografico, questa sarebbe stata a tutti gli effetti una storia solo raccontata in prima persona. Perché sei riuscita a dare grande spazio alle immagini, o meglio, alla fotografia, in un cortometraggio in cui alcune scene sembrano addirittura in ralenty, mentre emozioni e pensieri, non meno importanti, fanno da sfondo a tutto il resto. Concludendo, l’ho trovato scenico e soprattutto curato nei dettagli, in una ambientazione superba. Segnala il commento

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Jean per Jean ha votato il racconto

Scrittore
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palu ha votato il racconto

Esordiente

E' un racconto molto bello. Brava. Sotto forma di ricordo, che col tempo talvolta sbiadisce (talvolta è "aggiustato" dalla nostra mente), arriva forte la delusione, anche se, a differenza dei precedenti giudizi ben lucidi sul locale e sulla sua compagna, hai solo sfiorato nel finale. Grazie molte per la lettura, PaoloSegnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

Esordiente

Brava ,ci porti dentro come sempre.Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

sempre il tuo garbo aleggia… Segnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Angosciante questo neon da macelleria di quart'ordine, o magari obitorio dei sentimenti. Mai lacrimevole, fiiero invece, senza rancori facili gettati lì, ma sottile invece quest'aria spessa, nonostante il finale che per me è tremendo per la piccola Silvia adolescrnte Perché non si capisce sempre tutto, non sempre nell'adolescenza, ma nemmeno dopo. E poi Gino Paoli, e la tua chitarra, e voce che dà il meglio. Tegama ci sta eccome, si chiama finezza, si dice essere donna di mondo (magari non proprio questo, così per dire) Segnala il commento

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Antonella Avolio ha votato il racconto

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. ha votato il racconto

Esordiente
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Geco Dorato ha votato il racconto

Esordiente
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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

C'è ben poco da dire: quando scrivi ci trascini esattamente dove vuoi tu, poche le frasi che servono per creare l'atmosfera, altre che avrei voluto scrivere io (varcammo la soglia che non era un vero confine, gli avventori sembravano usciti da un ospizio o da un manicomio) e la magia è creata. Grazie per questa condivisione di una parte della tua vita. Brava.Segnala il commento

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Signor Fabiani ha votato il racconto

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Editor

Apprezzabile lo sforzo di ancoraggio al Punto di Vista. Alcune cose rimango un po’ buttate a casaccio (“scimmiottava le peggiori insegne dei motel americani”. Cioè? Cosa devo immaginare? È come se avessi scritto: “il Liocorno di Saturno emise il verso del Centauro di Nettuno”. E quindi? Quale verso devo immaginare?), ma nel complesso la scelta dei dettagli è molto buona (poi si potrebbe lavorare sull’ordine di presentazione, per evitare di ammassare troppe cose assieme, ma si tratta di una rifinitura). Il prossimo passo è capire che dei tuoi (vostri) ricordi non frega nulla a nessuno, se in quei ricordi non c’è un qualche conflitto. Diciamo che qui un conflitto c’è, che il personaggio “lotta contro l’ambiente”, che l’antagonista è la pizzeria stessa. Però si può fare meglio. Curioso che quella frase del padre abbia indotto nell’autrice l’idea di avere una predisposizione genetica per la retorica, anziché suscitarne il disgusto. La versione narrativa sarebbe qualcosa del tipo “Amore mio, perdonami, ma la fregna [sorca, fica, topa, …] di una trentenne ha proprio tutto un altro sapore”. Questo è il pensiero da mettere in testa al personaggio (o qualcosa di equivalente) per renderlo chiaro al lettore. Invece scrivi “tegame” (che nessuno sa cosa voglia dire) e piazzi un asterisco per dare una spiegazione extra-testuale (che peraltro il lettore vedrà solo alla fine). Cioè, tu stai deliberatamente portando il lettore fuori dal testo, fuori dalla storia: la cosa peggiore, in assolutoSegnala il commento

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Ti Maddog ha votato il racconto

Scrittore
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GAP ha votato il racconto

Esordiente

Intanto grazie per aver condiviso un pezzetto di te. A me è piaciuto vedere l'effetto che i sentimenti e desideri hanno sulla nostra percezione del reale. Silvia vuole un attimo di unione e vicinanza con il padre, che però le chiede di cantare Il cielo in una stanza. E Silvia, mentre canta, davvero non sa che quella è una canzone per un'amante, una prostituta anzi? Forse lo sa bene, ma il suo desiderio prevale e si illude da sola, per poi restarci male sentendo le parole del padre. Ma non era già tutto là, presente, anche prima che il padre parlasse?Segnala il commento

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Loretta 68 ha votato il racconto

Esordiente

Molto bello tutto, a partire dall'atmosfera fumosa, a seguire la vicinanza di te giovane figlia con tuo padre che ascolta incantato mentre canti, dalle descrizioni particolareggiate. Per me è ottimoSegnala il commento

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gionadiporto ha votato il racconto

Scrittore
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Andrea Trofino ha votato il racconto

Esordiente
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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

qui il soggetto letterario ed il soggetto empirico (l'io in carne e ossa) si mescolano in una elaborazione di micro concetti con una forma metaforica amplificata da brevi immagini poetiche. un autoritratto bipolare che produce un sé dove l'io scompare nell'altro. Il linguaggio trasmette la passività di una ferita in una complessità pacata. la prerogativa del ricordo prende forma con sapienza espressiva. quando è tardi.Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore

Molto bello. GrazieSegnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Scrittore

davvero una strana atmosfera. ma anche un momento di vicinanza, di intensità, di amore. sono un po' perplessa sul finale, colpa mia eh non tua (anch'io sono un po' dura, come vedi, molto): non capisco se la battuta di tuo padre in cui fa il nome della donna rompe la profonda vicinanza che si era creata (che tu sentivi, che io sentivo leggendo) e allora tu scegli di mettere via la chitarra, oppure se vi unisce ancora di più perché lui capisce che sei cresciuta e perché tu impari qualcosa di nuovo su di lui per esempio il suo amore (i suoi amori) e la sua sofferenza. ma non voglio fare un'analisi dei sentimenti, scusa, è davvero un bel racconto. e poi il tuo insistere sui particolari del locale fa risaltare ancora di più quel che c'è d'impalpabile.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Wow... Che atmosfera! Hai riportato il fumo nei locali pubblici, quel senso di precario insito nelle cose anche di sostegno, e pure nei rapporti... E poi la bellezza dei difetti, del "politicamente scorretto", il desiderio e il timore... mi sono emozionato. Complimenti Silvia. C'è una atmosfera sgranata come le fotografie che si facevano sviluppare dalla pellicola: sulla carta diventavano ancora più vere...Segnala il commento

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FilippoDiLella ha votato il racconto

Esordiente
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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Non so, lo vedo come un Toulouse Lautrec che si fa musica. E rimane lì, ad aleggiare nel locale fumoso, a pagare il conto per noi, cacciatori di emozioni.Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Una scena con ambientazione molto speciali, Silvia. Cornice dimessa, rancida, povera, un po' da marginali. E segreta comunione d'amore tra padre e figlia. Veramente ottimo.Segnala il commento

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Helena ha votato il racconto

Esordiente
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Imago ha votato il racconto

Esordiente

Complimenti molto bello Segnala il commento

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Anacleto ha votato il racconto

Esordiente

se n’era andato col naso immerso nella traccia odorosa di una donna. Fantastico! Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Mi piacerebbe che la Redazione ogni tanto esprimesse un giudizio sulle pubblicazioni in Typee. Non credo che servirebbe a civilizzare qualche utente che - pur di ottenere visibilità - mette in mostra il peggio che un essere umano possa dare, ma magari darebbe un minimo di supporto a chi - come te - contribuisce a mantenere la piattaforma un sito letterario. Preferisco tacere su chi non ha un briciolo di talento e insiste a dare lezioni al posto di Belleville e usare lo spazio dei commenti come un palco da teatrino delle marionette. Segnala il commento

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Coscienza fantasma ha votato il racconto

Esordiente

Bella l'ambientazione, l'acustica e la pizza Gastroloc...Segnala il commento

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doktor ha votato il racconto

Scrittore

non l'avevo letto nella precedente versione. È un bel racconto, e poi è un racconto. Segnala il commento

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di Silvia Lenzini

Scrittore
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