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Narrativa

la poetica del Dalmulin

Pubblicato il 13/04/2020

racconto breve che spiega la poetica di un poeta veneto minore. Poetica che condivido totalmente

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Nei racconti di solito non ci vuole una premessa. Non c’è bisogno di spiegarli perché se ne hai bisogno hai appena scritto un pessimo racconto. In realtà voglio solo spiegare una delle ragioni o forse la ragione per la quale scrivo racconti. E per farlo devo raccontare una storia. La storia è, come tutti i miei racconti, vera. L’ambientazione è un piccolo bar del paese di Mira. Mira, ridente cittadina della provincia Veneta. Mai capito perché si dice ridente per i posti di merda ma tant’è. Sono  lì per un aperitivo. Gli aperitivi in veneto son roba seria, non che altrove non lo siano beninteso, ma lì il professionismo del bere ha radici antichissime e ben consolidate. Comunque mi trovavo lì per via di una ragazza che frequentavo all’epoca. Un po’ matta e con la vocazione della poesia. Eravamo lì con la terza o quarta ombra de vin, quand’ecco che mi presenta un suo amico poeta. Il soggetto, intorno alla settantina, non scatena in me la naturale voglia di duello rusticano che dovrebbe scattare nelle situazioni in cui, mentre ci si accompagna ad una bella figliola, arriva un potenziale concorrente. All’epoca ero un baldo trentenne e non avrei dovuto preoccuparmi del vegliardo naturalmente. Ma la qualifica di poeta rischiava di compromettere la mia posizione di dotto letterato agli occhi della giovane donzella. Ciononostante il passo claudicante e lo sguardo acquoso lasciavano intendere che la contesa non avrebbe avuto luogo per la mia manifesta superiorità. “Ti presento un mio amico poeta Dalmulin” mi dice 'Dalmulin' con quella elle retroflessa che, personalmente, ha sempre rappresentato un meccanismo erotico inarrestabile.

“Piaser, poeta Dalmulin” , aggiungesse 'per servirla' sarei  sicuro di essere in una commedia di Goldoni.

“Ppiacere mio, Lorenzo”

“Elo no è veneto” chiede rivolgendosi alla mia amica.

“Son di Bergamo”

“Ah bela Bergamo, mi son stato nella cità vecia. Ol vin era bon!”

“Si beve bene anche qua.” E sollevo il calice per brindare

“Anche Lorenzo scrive. Scrive racconti. Son Belli” dice la mia amica.

“Ah! E come mai te scrivi raconti?” Mi chiede il poeta. E mi sembra una domanda stupida. E alle domande stupide si danno risposte stupide.

“Mah! Penso per esprimere quello che sento, per il piacere di immaginarmi situazioni fantastiche.”

“No, ti na ga mia capio. A quale scopo scrivi?” Dice cercando di scandire le parole più chiaramente possibile.

“Boh, per il piacere di farlo?” 

“Ti si un furbo o un giuda!” Mi accusa ma sorridendo e chiedendomi un brindisi. C’è un momento di silenzio e poi chiedo.

“E invece, poeta Dalmulin, perché scrive poesie?”

Mi guarda, quasi complice.

“Per ciavar! Ti no?”

Rido “Come per ciavar?”

“Per scopare no? Ascoltami, da quando scrivo poesie e son più di 50 anni ciavo. Ma le due cose sono legate. Se scrivo ben ciavo ben, se scrivo mal non ciavo per niente.” mi metto a riflettere su una qualche correlazione profonda tra l’attività creativa dello scrivere e la potenza erotica. Probabilmente il pensiero increspa il mio viso tanto da invogliare il poeta a riprendere il discorso “non pensare che ci sia tanta roba profonda. Dico che quando scrivo e leggo una poesia poi io mi aspetto che qualche dona me la dia. Ad esempio se scrivo a una “tu mi fa driza come la torre di do mori in piaza san marco” è poesia! È poetica l’immagine. Che te in piazza san marco guardi la basilica ma l’occhio te casca su la tore, come quando se con una bela tosa, te controla i paesi basi” ride fragorosamente e riprende “che se non te la da non merita, ha un bidon de mondizia al posto del core” - forse queste non furono le sue esatte parole.

“le poesie poi son brevi lasciano il tempo per immaginar e ciavar. I romanzi son troppo lunghi, ora che l’hai finito di scrivere le done son tute andate e ora che legono fai in tempo a farti frate. I raconti , se son brevi, van bene. Si leggono in cinque minuti e lascian tempo per ciavar. Per ogni poesia che leggi o un raconto devi pretendere una ciavada”

“Poeta, ma ti – provai a imitarne la voce- ti sei sempre sicuro che si scrive per ciavar?”

“ti sei un ebreo, ebreo erante per giunta! Ti tiri fuori quello che senti quando scrivi? Se non lo fai scrivi male!” accenno un sì con il capo  “ben alora tu tiri fuori i tuoi prodotti più intimi e li spruzzi su tutti i tuoi ascoltatori- Magari ti piaze anca lege a ti i to robe?” faccio cenno di sì col capo.

“che rabino ti si! La prosima volta che legi a qualcuno ti te devi scusar delle oscenità. Poi se ti piase ciavarla” in quel momento solleva il suo vino e lo tracanna.

Non ho più parlato con il poeta e non so che fine ha fatto. Non ho mai letto una sua poesia e non mi ha mai ciavato, ma seguendo le sue indicazioni vi chiedo scusa di aver condiviso questo breve racconto. Poi ricordo alle lettrici il debito contratto.

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Un po’ di sano divertimento. Dio salvi i dialetti.Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Sintetico non direi, grezzo neanche, diretto sì, e anche popolare, abbastanza divertente e scritto usando molto "dialetto" , che è sempre una gran cosa. La premessa è inutilmente lunga, e non aggiunge niente. Bastava una breve nota informativa a parte.Segnala il commento

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Martina Gerelli ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Ahahah strappa una risata!Segnala il commento

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RoCarver ha votato il racconto

Scrittore
Editor

Sono morta dal ridere, il vecchietto veneto ne sa a pacchi!! 🤣Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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Philostrato ha votato il racconto

Scrittore

molto divertente! scrittura brillante, dialogo mega realistico (capitato anche a me ma non ancora in chiave veneta). Comunque è chiaro che avete ragione entrambi: eros e thanatos insieme ciavano che è una meraviglia!Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

e le poetesse ? Chissà perché scrivono...Segnala il commento

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Giulia_F ha votato il racconto

Scrittore

Complimenti! Io sono nata da quelle parti, e mi sono proprio sentita a casa.Segnala il commento

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Helena ha votato il racconto

Esordiente
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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore
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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente

ImpressionanteSegnala il commento

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Jack Frusciante ha votato il racconto

Esordiente

Sintetico, grezzo, diretto. Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente
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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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Barbara ha votato il racconto

Esordiente
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di Lorenzo Locatelli

Esordiente