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La prima polaroid

Di Ma
Pubblicato il 24/05/2018

La prima polaroid del mattino. L'istantanea di un momento, quello che fa detta il ritmo della giornata. Oggi la fotografia ritrae una stampante da casa che non ne vuole sapere di svegliarsi. Sono le 7.34 e qualcuno deve trovare il modo di convincerla. In un minuto e mezzo.

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“La vita è una fregatura”. La frase l’ho vista su di un murales ieri sera mentre cercavo un buco per la Yaris. Anzi, ci son passata davanti tre volte. Credevo d’essermela parcheggiata alle spalle, ma mi è tornata in mente stamattina. Poco fa. Sono le 7.34 e la stampante di casa non si sveglia. Un figlio ne ha bisogno per la relazione di storia. E ora annaspa. L’idea che aspetti quest’ora per preparare il materiale di scuola mi fa andare in bestia. “Mamma, cosa faccio?!”. Posso dedicare alla questione circa ottanta secondi.

I primi dieci vanno in un: “Sciagurato dovevi farlo ieri”. Liberatorio.

Poi rifletti che in fondo anche lui – un po’ come te - è un povero Cristo; ma che a differenza di te non ha avuto né una dose di caffeina tre minuti fa, né una di piacere ieri sera. Allora lo incoraggi: “La porterai domani”. Risolutivo. 

Altri dieci secondi. “Non vvaa!!”. Testone, eh? Da qualcuno del resto deve aver preso. Me ne restano sessanta. E' un sacco di tempo. La Terra ci percorre milleottocento chilometri intorno al sole. E io non posso circumnavigare un problemino così? Sessanta secondi. Li posso impiegare in due modi: o corro a schiacciare furiosamente tutti i tasti della stampante con criterio random tipo generatore di password; oppure gli suggerisco di spegnere e riaccendere. Procedura, misteriosa e taumaturgica. La sfodero per tutti gli aggeggi capricciosi dotati di ON-OFF. Non ho mai capito la dinamica, ma so che talvolta funziona. Come i moment, le preghiere e pensare molto di nascosto a Brad Pitt …in certi momenti clou. Ragionare ha portato via venti secondi. Ne restano quaranta e ne prendo dieci per andare a praticare l’eutanasia alla macchina. “Tra poco riaccendi e riprova”.

Sparisco in bagno a scolpirmi un po’ di inchiostro sugli occhi. E in quel mezzo minuto non so proprio cosa diavolo sperare. Da un lato mi auspico che l’oggetto non risusciti, almeno per ora; così il disgraziato impara a gestire le sue cose per tempo. Ma poi mi guardo allo specchio: io - in teoria un concentrato di puntualità e previdenza – che ieri sera ho mollato nel lavandino una risma di piattacci luridi. Allora mi auguro che stamattina la provvidenza si alzi presto: che la macchina sputi fuori quella dannata guerra punica. Perchè NO, per nessun motivo, qualcuno merita di iniziare la giornata con una fregatura. Il buongiorno della vita si vede dal mattino? Boh.

Nel dubbio mi preparo alla battaglia. A tempo scaduto, sento un singhiozzo provenire dall’angolo studio. Tipo Alien. Qualunque roba sia, devi partire bastarda. Non mi freghi. A noi…

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