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Narrativa

La promessa

Pubblicato il 14/07/2021

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Annarosa aveva la pelle di un colore molto simile al cacao in polvere. Mi ricordo questo.

A vederla, avresti potuto pensare che ne avesse anche la consistenza: un pelle polverosa, opaca e densa come cacao pressato. Ti veniva voglia di soffiarci sopra, per vedere se quella compattezza innaturale sarebbe svanita. Invece la toccavi, le facevi una carezza sulle guance, e ti sorprendeva la seta. E gli occhi, naturalmente. Neri come il cielo nero di quelle notti di bivacco in cui le nubi nascondevano le stelle.

La sua pelle era scura quanto la mia era chiara, e i suoi occhi neri bitumosi quanto i miei trasparenti. Mi sentivo la sua immagine speculare, una specie di negativo delle foto. Però a me tutti dicevano che avevo gli occhi bellissimi, e a lei, ora che ci penso, non ricordo qualcuno che lo abbia mai detto. Secondo me tutti avrebbero dovuto innamorarsi, o meglio pensare Che fortuna, che bellezza averti conosciuta - amarla insomma in un modo puro, facile e devoto.

Portava, lei sola, il cappello di Baden Powell, blu a tese larghe. Non ci sono foto di quell’estate, non so perché non ne facemmo. Tornassi indietro, ne scatterei mille al giorno. E video, anche: la filmerei mentre toglie il cappello, scuote forte la testa e i riccioli neri le scendono a cascata sulla camicia celeste dell’uniforme che sembra un po’ vuota, su quelle spalle magre. Non era mai spiegazzata, la sua camicia, non ti saresti aspettato da lei che fosse sempre a posto, sempre precisa. Per quel suo modo di ridere forte buttando indietro la testa, per le parolacce, per i pugni chiusi disegnati sul quaderno, non ti saresti aspettato la sua precisione.

Appena possibile riempiva la borraccia e durante le attività la passava a chiunque avesse sete.

“Bevine quattro sorsi - mi disse una volta - . Gli anarchici fanno così, sempre quattro sorsi, e tutti bevono dalla stessa bottiglia”.

Una sera doveva scegliere lei la canzone per aprire il cerchio. Appoggiò la chitarra sulle gambe incrociate e intonò l’Avvelenata. Era uscita da poco quella canzone, e non la conosceva quasi nessuno. La cantò tutta da sola, ogni tanto si voltava dalla mia parte e mi strizzava l’occhio.

Alla fine ci fu un momento di silenzio, poi il capo disse che quella non era una canzone adatta alla situazione, e non era il caso che ce la insegnasse. Annarosa non replicò, ruotò la chitarra sopra la testa, con un movimento calmo ed elegante, e l’appoggiò per terra dietro di noi. In tenda, prima di addormentarsi, mi disse che le cose sarebbero cambiate presto.

E infatti due anni dopo accadde un fatto, durante il campo nazionale. Eravamo in migliaia, un cerchio che avrà avuto un chilometro di diametro. Venne un dirigente dell’Agesci da Roma, col microfono disse che era stata presa la decisione di cambiare una parte della Promessa, quella dove si parlava della fedeltà alla Patria. Il microfono rimbombava di parole belle (c’era in noi una tale voglia di cambiamento, che a pensarci ora mi commuove). Diceva che la Patria non era più da considerarsi un valore, e la parola da quel momento sarebbe stata abolita dal nostro giuramento. Ma questo non è un ricordo importante. Importante era quell’essere tutti insieme, ma senza Annarosa. Lei non era venuta, non si era più fatta vedere neanche alle riunioni invernali, dopo l’ultimo campo estivo. Avevo provato a telefonarle diverse volte, a casa: mi rispondevano sempre i genitori, e dicevano che non c’era. In quel periodo sperimentai la mancanza, e l’impotenza. Provai ancora a chiamarla, dopo il campo nazionale, per dirle quella cosa lì, che avevano tolto la parte della Patria nella Promessa, che aveva ragione lei: le cose stavano cambiando. Ma non mi ci fecero mai parlare. Magari era lei che non voleva sentirmi, sarebbe stupido e inutile che me la prendessi con i suoi, adesso (e invece vorrei parlare male di loro, per l’assenza di quel giorno che ancora è orrenda al ricordo, per non avere obbligato il mondo a dire che occhi belli come i suoi in giro non ce n’erano, perché a lei nessuno - nemmeno io - aveva mai chiesto niente di loro, da dove venissero, che lavoro facessero, come se fosse normale non saperne niente. Per la loro colpa e per la mia).

Successe alla fine di quel campo estivo: in molti dovevano avere notato che stavamo sempre insieme, o almeno il più possibile. Lei mi chiamava sorellina - era più grande di me di due anni - e io ci speravo, in fondo quasi ci credevo alla possibilità di un legame biologico, per quel nostro essere l’una la copia negativa dell’altra. E insomma qualcuno mi prese da parte, una sera - nemmeno ricordo la sua faccia, e spero di non ricordarla mai. Mi prese per un braccio e “Stacci lontana da Annarosa - disse -. È marcia fino al midollo”.

Disse proprio così - marcia fino al midollo -, e le parole rimbalzarono nella mia testa, incomprensibili. Pensavo: Se è marcia lei, sono marcia anch’io.

Con la coda dell’occhio vidi Annarosa che si spostava velocemente. Era dietro di noi, e io cercai di guardare nel catrame dei suoi occhi per capire se avesse sentito. Avevo le guance in fiamme come se mi avessero presa a sberle, e forse anche lei, ma non si vedeva.

Quando ci salutammo mi disse che avrebbe lasciato il gruppo, che doveva continuare a cercare:

“Da qualche parte, sorellina, esisterà qualcuno che non annusa l’altro per riconoscergli un odore addosso.”

La telefonata del capo arrivò l’autunno successivo.

“Mi dispiace darti la notizia, so che eravate molto unite”.

E forse perché sapeva che eravamo così unite non trovò un modo migliore per dirmelo:

“Annarosa è morta, dicono per incidente stradale. Dicono che sia andata fuori strada all’isola d’Elba, di notte. Che l’auto è finita in una scarpata. Comunque, aveva il collo spezzato”.

Al funerale eravamo in pochi, mai vista una chiesa così vuota.

I genitori di Annarosa non c’erano, ricordo questo.

Sulla prima panca vicina alla bara non si era seduto nessuno, come se ci fosse uno stupido guardrail di metallo: scintillante, invalicabile, e poco credibile. Ci andai io. Poco dopo mi raggiunse il capo e mise una mano sudata sulla mia, che ritrassi. Mi disse qualcosa che non ascoltai. Pensavo soprattutto alla magrezza di Annarosa. Al suo modo di essere cava; aveva un buco scavato dentro, e lo portava in giro con tanta grazia cercando il modo di riempirlo.

Qualcuno dietro di me mormorò che se l’era cercata. Che era tutto scritto.


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Geco Dorato ha votato il racconto

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Bugiarda ha votato il racconto

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Dannella ha votato il racconto

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Franco Battaglia ha votato il racconto

Esordiente

L'Avvelenata definisce il contesto, e l'amarezza che lo pervade. Niente più Paria, ma anche altri valori che se ne vanno serenamente in pezzi, l'epilogo è quasi scontato: condanna la personalità, ed ogni più lieve sbavatura di percorso. Bello stile. Segnala il commento

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I'an Well ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Struggente, l'ho letto di tutto di un fiato, con la voglia di rileggerlo. Sono molti i temi che affronti: il ricordo, gli anni settanta, l'amicizia, lo scoutismo, la pelle di diverso colore, e, per questo, la diffidenza, la discriminazione e l'isolamento. Non so quanto sia autobiografica la storia, che comunque è molto bellaSegnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

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albertomineo ha votato il racconto

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Esiste una grande piazza colorata dove ci siamo incotrati tutti, prima o poi. Anche Annarosa. Segnala il commento

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Morice Marcuse ha votato il racconto

Esordiente

Un racconto che non ha bisogno di legarsi ad un periodo storico definito.....i temi toccati sono atempori. Linguaggio fluido come un brano di cool-jazz. battitura ricca curata onesta Segnala il commento

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Lorenzo V ha votato il racconto

Scrittore
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Frato ha votato il racconto

Esordiente

Bellissimo, struggente! E' poca cosa, lo so, però complimenti di cuore. Ciao, Frato.Segnala il commento

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Cassandra Ancure ha votato il racconto

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[K] ha votato il racconto

Esordiente

Veramente bello. Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

Esordiente

Unica nell'approfondire il dettaglio sfuggente a molti, in cui si racchiude l'anima del personaggio. Dietro il colore ci siamo noi, differenti. Brava Segnala il commento

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omALE ha votato il racconto

Esordiente

La parola scritta un dono degli DeiSegnala il commento

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Maiolo Mario ha votato il racconto

Esordiente

La voce del narratore c’è, lo stile pure; le parole toccano il cuore. Il racconto è bello. Segnala il commento

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Elym Garak ha votato il racconto

Esordiente

Credo tu abbia "tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto".Segnala il commento

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Rosnikant ha votato il racconto

Scrittore

Grazie Silvia del coraggio nel tuo racconto, della forza evocativa, di Annarosa che sarà in ogni tuo lettore eroina incazzata, avvelenata e bella come solo voi ragazze anni settanta sapevate essere. Essere cresciuti e ricordare quella promessa di cambiamento è necessario, è la nostra radice. Segnala il commento

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gdrogo92 ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Shalafi ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Bella rievocazione biografica e di tutto un clima storico. Epoca di ideali e scelte radicali.Segnala il commento

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Ti Maddog ha votato il racconto

Scrittore
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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente

Mi sfugge completamente il contesto. Forse lo ignoro siccome non sono italiana. Mi chiedevo solo se i tratti di Annarosa sono di una straniera o ci sono italiane così oscure? E se è straniera come credevo... un po' mi stona il funerale in chiesa.... cioè magari è di un'altra confessione... mi spiego? Pero come già sai è scritto divinamente e con tanta passioneSegnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Dolente e vitale, allo stesso tempo. Pieno di contrapposizioni e contrasti, che finiscono per tratteggiare un personaggio complesso, che ti rimane addosso. Segnala il commento

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carlomariavadim ha votato il racconto

Esordiente

Non conoscevo il brano L'Avvelenata e l'ho ascoltato oggi per la prima volta. E' bello quasi quanto il tuo racconto: denso, sospeso, nostalgico, con dentro la forza degli anni giovanili. Grazie Silvia, hai scritto un piccolo gioiello.Segnala il commento

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mariomonfrecola ha votato il racconto

Esordiente

La mancanza di un riferimento storico mi ha lasciato nel dubbio. Pensavo al periodo fascista, poi quel termine "anarchico" mi ha spostato - come leggo nei commenti - intorno agli anni settanta. Geniale l'idea delle caratteristiche fisiche opposte delle due ragazze, idea che permette al lettore di immaginare bene le figure delle ragazze, il mondo che le circonda. A metà storia, aleggia già la fine tragica di Annarosa, speravo si salvasse invece puntuale giunge la triste notizia. Nonostante il finale prevedibile, il racconto l'ho letto tutto d'un fiato, con la dovuta apprensione e coinvolgimento. Struggente, ingiusto, realistico: quando la scrittura suscita emozione e fa riflettere, cosa vogliamo di più? Bravissima Silvia.Segnala il commento

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Antonio M. ha votato il racconto

Esordiente

Ritorni a scrivere degli anni settanta! Continui a riportarmi alla mia adolescenza. Vediamo se scriverai un testo citando gli Area o il Banco del Mutuo Soccorso con "Non mi rompete". Ah quante teste andate fuori di testa, quanti morti dopo la fine dell'illusione della possibile rivoluzione. E quanti cambiamenti, comunque. Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente
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Annacod ha votato il racconto

Esordiente

Tante emozioni ma anche tanti spunti di riflessione. Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Leggendo è inevitabile domandarsi a quale periodo storico è riferito, che età potrebbero avere le due ragazze, cosa faranno in quel campo estivo, insomma, il bisogno di qualche spiegazione si fa sentire, anche se poi ci lasci quell’indizio dell’avvelenata, che si colloca nella seconda metà dei ‘70. Ma la forza di questo racconto è proprio l’assenza di spiegazioni che costringe a concentrarsi sui personaggi, sulle sfumature con cui dipingi un’amicizia, un’epoca e i suoi malesseri. Il finale non arriva inaspettato ma è quel pugno nello stomaco che già si presagiva durante la lettura. Belle le ultimissime battuteSegnala il commento

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Valentina B ha votato il racconto

Esordiente
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Zoyd Gravity ha votato il racconto

Esordiente

"Eravamo in migliaia, un cerchio che avrà avuto un chilometro di diametro." Questa frase mi è rimasta impressa. Forse perché mi ha trasmesso una forte solitudine in contrasto con Annarosa. Complimenti banali ma sempre dovuti. Grazie ZoydSegnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Ma quanti cavalli hai in quelle dita, nella mente, nella penna? Potenza, e controllo. Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

i tuoi scritti sono cristalli. ciascuno differente e così prezioso Segnala il commento

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Laura Camposeo ha votato il racconto

Esordiente
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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

Molto bello, complimenti, con un'enorme forza che ti tiene lì, senza creare il desiderio di saltare neppure un rigo. È questo che fa la differenza, secondo me. Annarosa arriva chiara e definita, soprattutto dalle ultime battute: quel suo essere cava la rende vera, reale. Super.Segnala il commento

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GAP ha votato il racconto

Esordiente

Bello. Quelle ultime righe su Annarosa sono stupende.Segnala il commento

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FilippoDiLella ha votato il racconto

Esordiente

Verso certe associazioni, a voler essere cortesi, ho sempre nutrito distanza e sospetto; tolto questo, è stata davvero una lettura toccante. Più che alla Avvelenata ho pensato a alcuni passaggi di "Vedi cara", ma da fan di Guccini ho gradito molto.Segnala il commento

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Bruno Gais ha votato il racconto

Esordiente

Molto belloSegnala il commento

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Loretta 68 ha votato il racconto

Esordiente

Questo testo è di una forza eccezionale....Hai toccato le mie corde, perché ad un certo punto mi son venuti i brividi e mi sono emozionata. BravissimaSegnala il commento

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eyepizzapie ha votato il racconto

Esordiente

Spesso capita che se una cosa non la vivi per esperienza diretta, per quanto possa farti riflettere, non ne vieni coinvolto più di tanto. Questa volta no. Il tuo racconto è un'onda gentile all'orizzonte, ma quando arriva sulla spiaggia è travolgente. Come un'onda alta e solitaria, il tuo racconto porta con sé un frastuono sordo.Segnala il commento

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Imago ha votato il racconto

Esordiente

Molto bello complimenti Segnala il commento

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Vittoria Abbo ha votato il racconto

Esordiente

Ad un certo punto della lettura mi sono venuti i brividi. Ha scosso anche me questo scritto. Segnala il commento

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Antonella Avolio ha votato il racconto

Esordiente

Ricca di contenuto e di problematiche umane. Segnala il commento

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Sonia A. ha votato il racconto

Esordiente

Splendido e commovente!Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente

Una scrittura sempre impeccabile e suggestivaSegnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Scrittore

sì, deve esserci uno sfondo storico ben definito che però ci lasci solo intravedere, e alla fine ho pensato che potrebbe svolgersi tanto nel passato quanto nel presente o nel futuro. perché ti concentri sui dettagli, certe parole e certe immagini, per raccontarci dinamiche grandi, gravi e dolorose, per frugare nelle nostre miserie. i suoi occhi, la sua bellezza, il suo modo di rovesciare la chitarra, forse non tutti li vedevano, o forse ne avevano paura, come di essere speculare, essere il negativo. vedo due ragazzine che si muovono e si vogliono bene in una pagina buia e pesante. (segnalo "un pelle" nelle prime frasi)Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Non so se c’è un riferimento a un fatto storico, ma so per certo che possiamo riconoscerci tutti. In questo dolore c’é la storia di ognuno di noi e di Annarosa; magari non aveva la pelle scura ma era anarchica o diversa e di lei non sapevamo più di tanto in fondo così inzuppate di euforia per la bellezza di un mondo sconosciuto che ci accomunava, e la voglia di portare alla luce quel mistero che ci permetteva di ‘sentirci’ e completarci, dentro nel profondo al di là di tutto. Di tutto quello che lo rendeva marcio agli occhi degli altri. Commovente forza poetica nel suo evidente realismo. Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Un racconto sulle "cavità" umane: quelle incolmabili; e quelle che basta un granello di amore "puro, facile, devoto" a riempire. Cianciamo tanto di libertà e rivoluzioni, ma quanti "omicidi" si consumano nell'indifferenza e nel silenzio? Quali armi sono più potenti dell'odio? Scrittura perfetta: niente strombazzate, urla, pietismo e moralismi a gridare il proprio e l'altrui dolore.Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore

Potente Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Mi hai scosso. La tua descrizione del tuo "speculare" (negativo/positivo che sia...) non può lasciare indifferenti e non deve essere lasciato se non dopo un doveroso esame di coscienza. Grazie Silvia!Segnala il commento

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Si sente tutto il dolore e la sofferenza provata nello scrivere questo racconto. Davvero non so se sia un bene o un male, non sono un romanziere, so però che la storia mi ha rattristato e commosso. E poi l'avvelenata...Segnala il commento

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doktor ha votato il racconto

Scrittore

è casuale che tu l'abbia pubblicato proprio oggi, il quattordici luglio? Mi piace pensare di no. Annarosa muore insieme all'aspettativa, o alla promessa, di quel grande cambiamento (siamo nel 1978, più o meno) che poi non ci fu. Anzi, a quelle speranze si sostituì una realtà che non solo le negava ma le rovesciava, in un certo senso, nel loro opposto. Era marcia dentro, Annarosa? Non più di quanto non lo fossero quegli anni formidabili. Ed era bella, e anarchica, come quel tempo. Ecco, ho interpretato così il tuo bel racconto anche se immagino siano possibili altre chiavi di lettura grazie alla ricchezza dei riferimenti simbolici di cui è disseminato. Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

Esordiente
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di Silvia Lenzini

Scrittore
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