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Narrativa

La radio

Pubblicato il 06/09/2022

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La radio

Gli avevano consigliato di lasciar perdere, almeno per quella sera.C'era troppa  concorrenza ma lui sospettava che il direttore della radio era stato minacciato,perchè il suo programma risultava scomodo a tanta gente, sopratutto ai politici e ai notabili della città. Dai microfoni sputava denuncie, corruzioni,intrallazzi fra chi governava e chi gestiva appalti e favori d'ogni tipo e poi dava voce a chi aveva subito soprusi, ingiustizie.

E fu sempre lui a tuonare contro quella tale industria che per decenni aveva inquinato fiumi e aria e  fatto morire di cancro tantissimi operai, con la magistratura che invece di condannare i dirigenti li assolveva perché non responsabili della morte di quei disgraziati.

I suoi amici della radio temevano la censura, un attentato, un oscuramento perché la sua voce diventava scomoda, pericolosa. Eppure mai come allora arrivarono tantissime telefonate, e mail, fax di elogi nel piccolo studio radiofonico situato in un degradato quartiere di periferia in balia della droga e della prostituzione.

La gente lo amava, ascoltava il suo programma perché aveva una voce calda e sensuale, sincera e appassionante quando parlava di grandi e piccoli fatti sociali e sentimentali.

E la musica che mandava non era la solita musica commerciale che si ascolta dalle troppe emittenti radiofoniche sparse sul territorio nazionale.

No, lui mandavi in onda canzoni di LuigiTenco De Andrè Rino Gaetano.

Maria non lo conosceva, aveva poco tempo per ascoltare la radio presa com’era dallo studio, il lavoro e una storia d’amore con un ragazzo squattrinato considerato un poco di buono ma che lei amava e stimava per le sue idee, per le sue scelte controcorrenti.

Quella sera Maria, come non le capitava da chissà quanto, stava seduta davanti al televisore accanto ai genitori, stupiti di trovarsela accanto e pronti a chiederle come mai fosse lì nell’angusto e soffocante ambiente familiare piuttosto che con gli amici.

Il suo ragazzo l’aveva tradita. Era incazzata, non riusciva a capacitarsi di come avesse potuto piantarla per una ragazza che lei definiva un oca. Carina, eccentrica, contestava il sistema, nei cortei si dava un gran da fare per mettersi in mostra, ma Maria la trovava falsa, ambigua. Insomma era convinta che fosse solo un modo per attirare su di lei, l'attenzione dei maschietti.

Maria era stata una ingenua a voler frequentarla perchè da quel giorno il suo ragazzo era diventato scontroso, trovava ogni pretesto per litigare e allontanarsi da lei.

 Stufa delle occhiate e delle mezze parole dei genitori si alzò e andò a chiudersi nella sua stanza chiedendo scusa, ma era stanca. Aveva bisogno di dormire. Preferì restare sola anche perché il film non riuscì ad appassionarla, lo considerò un polpettone pieno di buoni sentimenti.

Stesa sul lettino chiuse gli occhi dopo aver acceso la radio, sperava che ascoltando un po’ di musica avrebbe sopportato meglio quel delicato momento e fu proprio allora che inciampò nella sua voce.

Parlava di solitudine, quella costretta a subire per timidezza o per paura di esporsi, o quella scelta volutamente perché non disposto ad adeguarti alla massa.

Citava artisti, dissidenti politici, magistrati, personaggi dello spettacolo che soffrivano di solitudine per essersi opposti alle esigenze del mercato, ai compromessi di chi gestiva il potere. Poi parlò della solitudine dell’uomo comune, di chi vive a contatto con milioni di simili in una grande metropoli eppure si sente solo. Come si sentiva solo lui, deejay di periferia quella sera nel semibuio di un bugigattolo adibito a studio radiofonico in un degradato quartiere di periferia.

Maria stesa sul lettino con gli occhi chiusi, ascoltava e un brivido percorse tutto il suo essere, fu inondata dalle sue parole, sembrava che vi galleggiasse e la portassero via dalla stanza, da quella città per arrivare in un posto non ancora contaminato dalla follia dell’uomo, dove poteva riposare e sognare senza il timore di essere aggredita.

 Si sentiva leggera e felice perché stava parlando proprio di lei e mandò in onda una canzone che non ascoltava da tanto “ la sera dei miracoli” di Lucio Dalla.

Maria era così commossa,  prese la radio e l’abbracciò.Chiedendosi :

 “chi sei, devo conoscerti, sei così sensibile, intelligente ,unico” e baciò la radio infischiandosene se fosse stata considerata matta.

Quando la mamma entrò nella stanza per darle il bacio della buona notte trovò il lettino vuoto, pensò che fosse in bagno, attese e nell’attesa notò sul comodino la radiolina accesa ed ebbe la sensazione che la voce che giungeva dalla radio fosse quella di sua figlia.

La donna poveretta, si spaventò e chiamò il marito. Quando l’uomo entrò trovò la moglie che indicava con una faccia stravolta la radiolina sul comodino. L’uomo ancora inebriato dal film visto, ascoltò la voce di Maria. Diceva ai suoi genitori di non preoccuparsi. Lei stava vivendo una storia d’amore importante e forse quella sera avrebbe fatto tardi.

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contenuti di rilievo veicolati da uno stile senza orpelli ma a tratti brusco.Segnala il commento

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Jordan ha votato il racconto

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Piaciuto tantissimo, in special modo il finale fiabesco... bravissimo.Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Amid Solo ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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. ha votato il racconto

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Coscienza fantasma ha votato il racconto

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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Buono!Segnala il commento

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Dalia ha votato il racconto

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Emil Moltenis ha votato il racconto

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Italo ha votato il racconto

Scrittore

Bello, contenuti forti e incisivi, uno scritto impegnato e nello stesso tempo colmo di sensibilità.Segnala il commento

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Paola Zaldera ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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di Raffaele 57

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