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Umoristico

La rapina

Pubblicato il 28/10/2018

Quando non sei del mestiere... lascia perdere!

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Nell’agosto dell’84 avevamo poco più di vent’anni, la maturità in tasca, il servizio militare assolto e l’incapacità di pensare al futuro. Soprattutto perché mancavamo di quello che credevamo fosse la base necessaria per realizzare i nostri sogni: i soldi!

Il Chino, bestemmiatore compulsivo, se la prendeva con Dio e il “Governo Ladro” per il fatto che ancora non aveva trovato un impiego. A favore dei soliti raccomandati, naturalmente.

Mauro, figlio di imprenditore, si lamentava che il padre non lo avrebbe pagato per il primo anno con la scusa che faceva l’apprendistato gratuitamente. E tanto la ditta, prima o poi, sarebbe stata sua.

Io navigavo nei dubbi: cosa mi sentivo in grado di fare? Cosa mi sarebbe piaciuto fare? Darmi all’arte, seguendo la mia indole, o andare su un impiego sicuro? Ma quale?

Poi c’erano il Drino, fagotto di carne e simpatia, battutista nato; e Giampy, detto “il Barone” per l’eleganza nei modi e nella dialettica.

In uno di quei pomeriggi, uguali e accidiosi, passati a giocare a briscola, il Drino ritenne di aver trovato la soluzione al problema “soldi”: - Facciamo una rapina!

Il Chino, ridendo e bestemmiando, gli diede del matto pensando a una battuta. Noi altri, invece, ci guardammo negli occhi già complici, a parte uno dei miei soliti dubbi:

- Ma meglio rapinare una banca o le poste?

Nessuno mi degnò: stavano già decidendo il giorno.

- Il 14, all’una. Non ci sarà in giro nessuno il giorno prima di ferragosto, - stabilì il Drino.

- E se invece la gente andasse in banca proprio per prelevare i soldi da spendere? Non sarebbe meglio il 16? – Chiesi. Poi mi risposi. – O forse il 16 avranno bisogno di tornare in banca dopo il ferragosto?

- Frankie, taci. – Ordinò il Chino, facendo seguire una bestemmia.

Ci ritrovammo sotto casa il giorno 14 alle dodici e trenta.

Nella canicola estiva, il Drino si presentò con la testa avvolta in uno sciarpone di lana di due metri. A domanda rispose, bofonchiando: - Cofì non mi fedono in faffia.

E perle di sudore gli colarono dalla fronte.

Il Barone, invece, ci sconvolse rinunciando alla sua eleganza e indossando un giubbino rosa shocking recuperato dall’armadio della sorella. Anche lui aveva una sua teoria: - Saranno così impressionati dal colore del giubbino che non memorizzeranno il volto.

Perplessi, salimmo sulla Panda del Mauro e ci trasferimmo in centro città. Andava a venti all’ora. Il serbatoioera quasi vuoto e non voleva consumare troppo. D’altronde, non c'erano soldi per fare benzina. Mi chiedevo come avremmo fatto a sgommare via dopo la rapina, ma mi trattenni dall’esternarlo.

Finalmente Mauro accostò al marciapiede, all’altezza dei portici da cui si scorgeva l’entrata della Banca. Avevamo scelto la più importante della città: la Popolare di Bergamo. Storica!

- Aspettaci qui, - disse il Barone a Mauro che stava indossando un casco integrale.

- Cazzo fai? - Chiese il Chino.

- Non posso mica stare qui a fare il palo a viso scoperto! – Fu la risposta.

Seguì bestemmione del Chino che stoppammo preoccupati dal fatto che il Drino era immobile sul marciapiede, sotto il sole cocente dell’una, in un bagno di sudore.

- Ce la fai? – Gli chiesi.

- Tfanquillo, – bofonchiò attraverso lo sciarpone in stato di semi incoscienza.

A quel punto distribuii le armi.

- Ma Frankie, porchiddio, sono dei giocattoli! – Osservò il Chino.

- E dove le trovavo delle armi vere?

- Ma ti sei rincoglionito? Se dobbiamo sparare cosa facciamo, gridiamo bang bang? Porca Ma…

- Piantala Chino, - ordinò il Barone. – Ormai va così. Entriamo e mettiamo in atto il piano!

Appena dentro, nell’imponente androne di marmi e colonne, avrei dovuto urlare la classica frase, ma fui colto dal dubbio: meglio dire “fermi tutti, è una rapina” o “mani in alto, è una rapina”?

Sentii gli occhi del Barone e del Chino che mi fissavano in attesa, quando alla mia sinistra ci fu un tonfo: il Drino era andato faccia a terra.

Il Chino, pronto e bestemmiante, si fiondò a soccorre l’amico:

- Drino, tutto bene?

- Foffoco! – La voce un sussurro.

- Drino, Drino, tutto bene? – Insistette il Chino.

- Foffoco! – Sempre più impercettibile.

- Drino…

Con un ultimo sforzo il Drino si tolse dalla faccia lo sciarpone di lana e urlò:

- Soffoco, porca troia!

Scambiai un’occhiata con gli unici quattro impiegati presenti e dissi, quasi scusandomi per l’imprecazione del Drino:

- E’ una rapina.

Uno di loro fece scattare l’allarme.

Nel frattempo un’anziana signora, unica cliente in banca, si era accostata al Barone chiedendo:

- Mi scusi, mi ricorda quale è lo sportello per il ritiro della pensione?

Non dovette aggiungere altro, il Barone la prese sotto braccio e, dimentico della rapina, disse:

- Venga nonnina, l’accompagno io!

Poi si rivolse agli impiegati e chiese:

- La signora deve ritirare la pensione. Gentilmente, mi dite dove deve recarsi?

A quel punto eravamo già circondati dalle forze dell’ordine e vedemmo entrare Mauro che, alzando la visiera del casco, chiese:

- Manca molto?

Fummo condannati a 2 anni con la condizionale grazie al fatto che le armi erano dei giocattoli!

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Etis ha votato il racconto

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Otorongo ha votato il racconto

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Avrò riso tre volte fino ad oggi leggendo dei racconti , questa è stata una di quelle volte . Bravo ! Segnala il commento

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Paolo Fiorito ha votato il racconto

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Francesco Manciola ha votato il racconto

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Grazia Ferro ha votato il racconto

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Ognuno di questi personaggi meriterebbe un racconto a sé. Segnala il commento

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Lorenzo V ha votato il racconto

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:)Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Giata ha votato il racconto

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Linea O Linda ha votato il racconto

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Molto carino! Direi:... disarmante! :-DSegnala il commento

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isa ha votato il racconto

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Chiara Filippi ha votato il racconto

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L'armata Brancaleone presente e pronta! FantasticoSegnala il commento

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Hollyy ha votato il racconto

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LoSteNo ha votato il racconto

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Manca Molto è l'apoteosi! Foffoco dal ridere.Segnala il commento

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Dalcapa ha votato il racconto

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di SteCo15

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