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Narrativa

La regina confusa, il re papà e il bambino allegro

Di Roberta - Editato da esteban espiga
Pubblicato il 13/01/2020

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C'era una volta un re e una regina, il re era il più bello e il più ricco di tutto il regno, la regina era un tipetto alla moda che andava ai balli e indossava sempre l'abito più elegante.

Una volta a un ricevimento la regina alzò lo sguardo alla parete dell'immenso salone e vide un quadro bellissimo e in questo quadro era dipinto un bambino e il bambino era biondo e rubicondo con gli occhi azzurri e allegri.

"Ah, come vorrei un bambino tutto mio", pensò la regina.


Dopo qualche tempo passò da palazzo una vecchina che vendeva preziosi e la regina la ricevette. Mentre la vecchina le mostrava le pietre e le perle e le collane avvolgenti, e mentre conversavano della salute del corpo e dell'anima, la vecchina disse:

"Regina cara, desideri tanto un figlio, vero?"

La regina disse di sì.

"Già lo aspetti, - continuò la vecchina - ma questo figlio porterà molta sofferenza, mi raccomando, raccogli fin da ora tutte le forze per sopportarla."


Dopo nove mesi la regina partorì un bambino biondo e rubicondo con gli occhi allegri, ma le parole della vecchina le aveva dimenticate da un pezzo.


La regina si avvide in fretta che occuparsi del bambino richiedeva dedizione e pazienza.

Quando la regina era sola col bambino desiderava ardentemente essere a un ballo, essere giovane e frivola e mondana. Quando era a un ballo i suoi piedi danzavano da soli mentre lei pensava ogni minuto al suo bambino lontano che le mancava tanto.

Del bambino, quando la regina era fuori, se ne prendeva cura una vecchia balia esperta e molto dolce. Il bambino in poco tempo si affezionò alla balia, la cercava non appena si svegliava e la sera non c'era modo di addormentarsi senza di lei che canticchiava la sua tenera ninna ninna.


Un giorno la regina, mentre andava a salutare il bambino prima di uscire, lo trovò che giocava con la balia con un piccolo trenino e ogni pretesto era buono per ridere e i suoi occhi così tanto allegri non li aveva visti mai e le sue manine applaudivano e i capelli sembravano d'oro. La regina fu presa da una tale invidia che senza riflettere, con ira cieca, cacciò la vecchia balia da palazzo, accusandola di volerle rubare il bambino.


Il re fino a quel momento aveva delegato la cura del bambino alla regina e alla balia, salvo il bacio della buonanotte quando rientrava la sera. Ora invece decise di abbandonare per un po' i suoi affari e accudire personalmente il bambino. Si rese conto in poco tempo che ciò gli procurava molta gioia e grande orgoglio.

La regina intanto se ne stava chiusa in camera sua domandandosi cosa era meglio che lei facesse, ma più se lo chiedeva più si confondeva.


Dopo qualche tempo venne a farle visita la vecchina che vendeva preziosi e la regina all'improvviso ricordò la profezia.

"Regina cara, ti dono questo sacco pieno di perle: ce ne sono per la forza, per l'equilibrio, per la pazienza, per la gioia. Sta a te scegliere quella che ti serve e stringerla in mano o tenerla in tasca per sortirne l'effetto."


Quando la regina uscì finalmente dalla sua stanza, era passato così tanto tempo che non riconobbe il bambino, nonostante fosse ancora biondo e rubicondo e non avesse perso l'allegria degli occhi. Inoltre il re aveva già stabilito che il bambino sarebbe presto partito insieme a lui per conoscere il mondo.

La regina quindi restò a palazzo senza di loro, ma si sentiva così sola che un giorno, preso il sacco di perle in spalla, partì in cerca del re e del bambino. Non c'era però nessuna perla che sapesse dove li avrebbe trovati, così la regina, pur avendo energia e voglia di vivere, si rese conto quasi subito che non sapeva dove andare.


Cammina cammina attraversò il regno delle cose perdute, dove ritrovò certi giochi d'infanzia che aveva tanto amato e che le ricordarono quanto raramente aveva giocato con sua madre da piccola. Attraversò il regno dei baci rubati, dove si ricordò di tutti gli uomini che l'avevano fatta sentire importante e ai quali non aveva saputo dire di no ma dei quali ben presto si era stancata. Attraversò il regno delle scarpe stanche, dove rivide le scarpe con le quali aveva percorso molta strada e aveva preso le decisioni più importanti e aveva dato calci alle cattive notizie.

Nonostante il lungo viaggio non si sentiva stanca, si accorse anzi di non avere avuto bisogno di nessuna perla.


Infine raggiunse un regno in cui le sembrò di riconoscere qualcosa, forse una piazza in festa o la vetrina di una pasticceria. Fu in questo regno che incontrò, in un giardino fiorito, il re e il bambino. La regina si avvicinò ma i due non la riconobbero e continuarono a conversare tra loro. Allora lei li guardò negli occhi e iniziò a raccontare una storia. Raccontò loro la sua stessa storia, dal principio e senza tralasciare niente.

Alla fine della storia la regina piangeva, il re e il bambino la riconobbero e la abbracciarono.

Poi tornarono insieme a palazzo, dove vissero a lungo e felici.

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annalisaesse ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Non è male, ma forse manca una morale, non si capisce bene cosa volesse questa regina...Segnala il commento

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esteban espiga ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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di Roberta

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