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Narrativa

La scatola degli scampoli

Pubblicato il 16/10/2021

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18 Voti

si respirano la pelle del collo sulla panchina del parco.

e io che passavo sotto le foglie morte come un serpente di bocche nostalgiche. adolescenti in mezze maniche. ho una stagione, sul tavolo in cucina, da lavorare di creme. se potessi sfilare uno a uno i sassolini della dorsale e riposarli tra le lane. sarebbe cosa buona e giusta, il tempo che l'acqua riscaldi sul fuoco. la scatola degli scampoli è un rifugio assolutamente pratico. è addirittura permesso, in certi frangenti, usare gli avverbi. il diradarsi della nebbia e il loro ritorno. le dita affollate di parole scarsamente illuminate. poi dev'esserci un passaggio dimenticato, un punto che lega l'uovo al lenzuolo ruvido, o un inciso ad altezza nuvole. e corpi di notte a ingegnarsi di lingue.

il divario tra ciò che sei e ciò che non avresti voluto diventare è la radice quadrata di qualcosa. 


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Violeta ha votato il racconto

Esordiente

Mi ci perdo ma affascina!Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Un testo non facile e molto intimo, per questo chi legge dovrebbe godere delle immagini e della scelta delle parole, senza addentrarsi più di tanto. Per questo alcuni commenti mi hanno spiacevolmente sorpresa, ma tant’è, ciascuno è libero di esprimersi come vuole. Per me, brava, per il soggetto e per lo stile sempre alternativoSegnala il commento

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Rosnikant ha votato il racconto

Scrittore

Grande Roberta, ancora una volta, con un tuo scritto, hai ribadito la bellezza come criterio letterario che non contraddice la matematica anzi la contempla e ne fa una singolarità... tutti sanno che lo sforzo o sfizio di andare oltre la"verosimiglianza", legata al principio di causalità, in letteratura, viene ormai da tempo utilizzato: si pensi ai grandi maestri romanzieri dell'inizio del ventesimo secolo che furono eccellenti esempi di tale superamento... la Ricerca del tempo perduto di Proust, l'Ulisse di Joyce, L'uomo senza qualità di Musil... per esigenze di commento mi soffermo sul tuo ultimo concetto "il divario tra ciò che sei e ciò che non avresti voluto diventare è la radice quadrata di qualcosa." che qualcuno ha inteso trasferire nel linguaggio matematico commettendo un errore da polli, fregato dal condizionale preceduto dalla negazione "non" : "ciò che si è" e "ciò che non si sarebbe voluto diventare" sono la medesima cosa, perciò x-y =0 e la radice quadrata di K può dare risultato pari a zero solo se k è uguale a zero. È come dire, per esempio, che ciò che il Signor Fabiani è, meno ciò che il Signor Fabiani non avrebbe voluto diventare (ma che purtroppo è perché lo è diventato indipendentemente dalla sua volontà in potenza), è pari alla radice quadrata del Signor Fabiani stesso, cioè a zero. Era solo un esempio, al posto del Signor Fabiani ci possiamo mettere le patate, le zucchine o i cetrioli, il risultato non cambia. Segnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Mi pare che tu ambisca sempre più al complesso, ma qui a differenza dei tuoi altri, e della tua grande storia, che qui ne hai fatta e ne fai, non percepisco il mood, o comunque mi arriva meno naturale rispetto al tuo standard che sempre mi s-travolgeSegnala il commento

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Bruno Magnolfi ha votato il racconto

Esordiente

GenialeSegnala il commento

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Imago ha votato il racconto

Esordiente
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Loretta 68 ha votato il racconto

Esordiente

Io sto con Blu per il commento, al cento per cento. Riguardo a te Roberta, è sempre bello ciò che scrivi!Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore
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ill0gica ha votato il racconto

Esordiente
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blu ha votato il racconto

Esordiente

pezzo splendido . io lo sento così. Troppo cerebrale sig Fabiani, qui ci sono altre stoffeSegnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Una bellissima "storia" senza "storia", nella quale la tua "necessità letteraria ed espressiva" si coniuga alla possibilità di esprimerla, portando la tua "narrazione" a sondare terreni e modalità altre, tirandoti dietro il lettore... che si ritrova immerso in un mondo con significati "alterati" e "amplificati" nel senso e nel suono. E trovo bellissimo anche il titolo: la scatola degli scampoli, così "semplice" ma profondo ed esaustivo, nel suo "raccogliere" tutti i resti e gli avanzi dell'affaccendarsi umano" in tutti i sensi. Ma c'è sempre - ahimè - chi non capisce una mazza, perché usa un paraocchi patalogicamente personale, beandosene, perdipiù... e spargendo la propria incapacità di lettura e analisi come una manna esegetica, adatta per ogni situazione. Segnala il commento

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. ha votato il racconto

Esordiente
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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Complimenti Roberta. Per come interpreto "lo scrivere" sto con Adriana e Becu (di cui ometto l'accento, perché non lo trovo sulla tastiera...) :-) - grazie!!!Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Vita vs narrativa, parole che vanno in senso opposto alla verità, come funamboli sul filo dell'immaginazione. è possibile? Colori e pennelli vs pittura, marmo vs scultura, strumenti musicali vs note. Non desidero polemizzare - non è questo il luogo in cui farlo, ci sono tanti social in cui sfogare le proprie frustazioni - ma davvero mi chiedo se sia concepibile una narrativa che sovrasta la realtà. "La scatola degli scampoli" è il segreto più nascosto dell'animo umano: è lì che si accumula la parte più intima di noi. Esiste una regola valida erga omnes per descriverla? Segnala il commento

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Signor Fabiani ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Verifichiamo un attimo: x=”ciò che sei”; y=”ciò che non avresti voluto diventare”; z=x-y=”divario tra ciò che sei e ciò non avresti voluto diventare”. La variabile z è chiaramente qualcosa di gradito (più è grande più sono felice) e quindi da massimizzare, da far tendere all’infinito; tu dici che z=radq(k), dove k=”qualcosa” (di indefinito, quindi di incontrollabile). In assenza di informazioni su k, possiamo solo ragionare sulla radice quadrata (radq). La funzione “radq” trasforma 4 in 2, 9 in 3, 25 in 5, 100 in 10: quindi trasforma numeri grandi in numeri piccoli facendo sì che le differenze progressivamente più grandi tra gli input (tra 9 e 4, tra 25 e 9, tra 100 e 25) diventino differenze molto più contenute tra gli output (tra 3 e 2, tra 5 e 3, tra 10 e 5); quindi – per così dire – “radq” contrae le differenze, le accorcia, diciamo che tende ad infinito molto, molto lentamente. Se z=radq(k), senza precisare cosa sia k, allora tu stai dicendo che poco importa quanto impegno consapevole si metta per massimizzare z, perché tanto quella figlia e’ ndrocchia della radice quadrata ci renderà tutti più simili (in termini di z) rispetto agli sforzi che abbiamo fatto per differenziarci (dato che agisce una misteriosa variabile k). Come a dire che il Demone del Caso vince sempre, e qui vince piallanodoci un po' tutti, una cosa che magari sarà pur vera nella vita, ma che non può essere accettata in narrativa, dove vige il Principio di Necessità. Sei sicura che volevi dire questo?Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Cara Roberta, ma quante immagini sei riuscita a creare? Quante informazioni, concentrate in parole così centellinate? Una bella giornata d’autunno, la cucina ingombra di cose da fare (vellutata di zucca, marmellate, si vedono i colori, una natura morta indescritta), e poi il bisogno di rifugiarsi - per quanto?, una decina di minuti?) tra gli scampoli di lana e della vita. Oggetti che parlano. Anch’io ogni tanto tengo tra le mani l’uovo di legno. E lui dice, dice. Ho immaginato che tu scegliessi le parole per scrivere questo testo con una pinza chirurgica, e le adagiassi piano sulla carta.Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

La scrittura come relazione di passaggio distopico del quotidiano, da ente materiale assertivo, fisiologico, ad accadimento transitorio. Alleggerisci l'istituzione lirica dal peso di una tradizione invasiva, assodata e conveniente. L'occhio è il contemplato, il soggetto è ciò che viene parlato, non più il dispositivo tecnico che parla. C'è una attenzione lucida a neutralizzare il testo per decontestualizzazioni e cancellature, come verifica limite a un passo dal silenzio che moltiplica l'attenzione. Da Amelia Rosselli su su fino all'oggi, Bortolotti, Raos, Ariot e tantissimi "altri". Narrativa. Si.Segnala il commento

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Eh si, le dita affollate di parole...Segnala il commento

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di Roberta

Scrittore
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