Small cover.png?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccountZoom cover

Autobiografia

La scatola dei giochi

Pubblicato il 13/11/2020

44 Visualizzazioni
14 Voti

Ricordo perfettamente il giorno in cui iniziai a smettere di essere bambino. Era un giorno come tanti, un pomeriggio a casa, dopo aver pranzato e fatto i compiti avevo aperto la mia amata scatola dei giochi per decidere come passare il resto del pomeriggio.

Che sgomento nello scoprire che niente di quanto conteneva mi dava alcuna emozione, tutti i giochi fino a ieri dotati di viva propria erano adesso inanimati, li guardavo come se non li conoscessi e la frustrazione mi saliva dentro.

Volevo che mi parlassero, che mi piacessero ancora, qualcosa stava finendo e non capivo cosa. Fino ad allora ero stato un bambino e non conoscevo altro modo di essere, quindi mi abbandonai alla disperazione e cercai il conforto di mamma.

Lei non si stupì e non si preoccupò, semplicemente venne con me alla scatola e provò a farmi riconciliare coi miei giochi, ma io non ci riuscivo e piangevo, mi sentivo solo e perso. Allora mamma prese il telefono e chiamò papà al lavoro, spiegandogli quello che succedeva. Parlarono per un po’, papà si accertava che il problema fosse proprio quello e mamma confermava.

Poi riappese, aprì l’armadietto del corridoio e ne trasse un libro, il mio primo libro da grande, che mi diede dicendo che l’avevano preparato per quando sarebbe arrivato questo momento. Non mi resi nemmeno conto della grandezza di quel gesto, non potevo allora, abbracciai mamma e passai il resto del pomeriggio a leggere, sentendomi un altro me ma sempre me.

Ora la stessa cosa mi sta succedendo con la scrittura, apro la mia scatola dei giochi e li riconosco, ancora mi piacciono, ma li vedo come appartenenti ad un altro me, non sono più quello di prima ma non ancora chi sarò e di nuovo mi sento perso.

Ma ora sono grande, vivo in una casa senza armadietto nel corridoio e so che mi devo arrangiare da solo. Ce la farò o capirò di avere già detto tutto quello avevo da dire? Non lo so, ma stavolta non piangerò, promesso.

Logo
1922 battute
Condividi

Ti è piaciuto questo racconto? Registrati e votalo!

Vota il racconto
Totale dei voti dei lettori (14 voti)
Esordiente
10
Scrittore
4
Autore
0
Scuola
0
Belleville
0

Commenti degli utenti

Large 20220917 234924.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Violeta ha votato il racconto

Esordiente
Large 20190901 154005.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Marco Verteramo ha votato il racconto

Scrittore
Large 20201204 181343.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente
Large 8ec88bc3 6486 4d13 92c3 64153dbadcd4.png?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Alessandra Nitti ha votato il racconto

Esordiente

Che bello! Molto carino :D Affinerei un po' lo stile, perché il soggetto è stupendo e potresti giocare molto con le parole.Segnala il commento

Large 96f639dd b06d 4740 aafd fae81f0bafbc.jpeg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Verdeacqua ha votato il racconto

Esordiente

Il racconto è semplice come trama ma profondo, tra la pagina di diario e l’incipit di una storia, fa venire voglia di voltare pagina. Il passaggio all’età adulta è trattato con cura e affetto e il protagonista sembra un personaggio interessante che di cose da raccontare ne ha parecchie. Personalmente credo che alcune piccole parti possano essere tagliate/limate per dare ancora più enfasi ( Tipo: Fino ad allora ero stato un bambino e non conoscevo altro modo d’essere...Forse basta esprimere l’essere bambino e lasciare al lettore l’intuizione che non ci sia ancora altro modo d’essere). Anche nel periodo in cui appare la figura materna si potrebbe asciugare qualcosa per renderlo più fluido. Mi è piaciuta tantissimo: “Sentendomi un altro me, ma sempre me”. Mi è piaciuto così tanto che forse lo intitolerei proprio così: Un altro me, ma sempre me. Segnala il commento

Aatxajx6jlpyvc40tbxrf9alpfjgzqonu66jw2ehd50t=s50 mo?sz=200

fobabi ha votato il racconto

Esordiente

L'iniziazione alla lettura come rito di passaggio e di crescita. Bello. Segnala il commento

Large whatsapp image 2022 04 02 at 13.44.08.jpeg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Qualche frase dovrebbe essere sistemata (ad esempio: "Era un giorno come tanti, un pomeriggio a casa, dopo aver pranzato e fatto i compiti avevo aperto la mia amata scatola dei giochi per decidere come passare il resto del pomeriggio", potrebbe diventare: "Era un giorno come tanti, avevo fatto i compiti, e aperto la mia amata scatola dei giochi per decidere come trascorrere il resto del pomeriggio"). Avrei evitato di dilungarmi sulle emozioni: "Che sgomento"; "la frustrazione mi saliva"; "mi abbandonai alla disperazione"; "piangevo, mi sentivo solo e perso".Tutto questo è già espresso dalla bellissima frase: "Volevo che mi parlassero, che mi piacessero ancora, qualcosa stava finendo e non capivo cosa". Lascia al lettore il compito di immedesimarsi con il protagonista, di comprendere i suoi pensieri, sentimenti, paure.Segnala il commento

Large dada.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Se ti viene da piangere, posso farti compagnia! Poi... ci scriveremo su! :-)Segnala il commento

Aoh14gjaydde0xx0klmdn8xav1mkmg25dbcq0nyke6jl=s96 c?sz=200

Signor Fabiani ha votato il racconto

Esordiente
Editor

“Che sgomento […] saliva dentro”. Proviamo a mostrare, anziché raccontare. “Sollevai il coperchio della scatola. Jeeg Robot e Kenshiro, quattro cowboy e cinque indiani, i calciatori del Subbuteo, una palla matta, i soldatini della Seconda Guerra Mondiale. Presi un indiano. Me lo rigirai davanti agli occhi come si fa col pezzo avanzato dopo aver montato una libreria Ikea. Lo lanciai sul pavimento. Oh, com’era piccolo il pupazzetto di Kenshiro! Volteggiò anche lui e atterrò accanto all’indiano. Afferrai quanti più soldatini potesse contenere la mia mano e li trasformai in dei Fallschirmjäger, i paracadutisti delle forze armate tedesche, ora in volo, ora sparpagliati sul pavimento. Atlantide si stava inabissando davanti ai miei occhi. Deglutii a fatica. Il cuore accelerò i battiti. I colpi di scopa della signora del piano di sotto annunciarono la fine della mia infanzia”. A te piace di più la tua versione (ovvio: l’hai scritta tu). Ma non puoi negare che io ho scritto “a colori” e tu “in bianco e nero” (poi tu mi dirai: a me piace di più il “bianco e nero”, e io non posso che risponderti: continua a scrivere in “bianco e nero”, allora). Ps: l’ho scritto di getto, quindi è parecchio migliorabile, ma è “a colori”, “a colori” per l’amor del cielo, io ho portato il lettore con me, dentro la mia stanza, davanti alla mia scatola dei giochi, tu gli ha solo raccontato le tue emozioni, anzi le hai solo nominate ("sgomento", "emozione", "frustrazione").Segnala il commento

Large 195c7c5a e533 438e 9500 78317f6489ab.jpeg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

blu ha votato il racconto

Esordiente

si può anche piangere :) e poi raccontarci / raccontarsi come ci si sente ⭐️Segnala il commento

Large 7b46ed85 4004 4f09 b544 86323d274390.jpeg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Bella l’iniziazione alla lettura, quel libro già preparato per te, le mani di tua madre che lo prendono dall’armadio e te lo porgono. Una bellissima metafora della crescita, in cui non hai dimenticato neanche il ruolo del padre. Per il resto, quello che ti accade ora credo sia un altro momento di crescita. A tutti noi capita: mutiamo, come i serpenti. Lasciamo dietro di noi la pelle vecchia e ci vestiamo di nuovi colori. Buona muta, Alberto.Segnala il commento

Large amelie 1024x593.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Roberta ha votato il racconto

Scrittore

un ricordo forte e nitido, come un rito di passaggio. mi fa sorridere "Ma ora sono grande", perché in fondo anche se si è grandi ci si può sentire persi, ma non è facile ammetterlo, come se non fosse permesso. per me puoi anche piangere, magari le lacrime ti daranno una risposta, o ti faranno tornare per un po' quel bambino davanti alla scatola dei giochi. (ti segnalo un paio di sviste in due frasi verso la fine)Segnala il commento

Large img 20210609 134726.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Tella ha votato il racconto

Scrittore
Large capsule img profilo fb.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

CapsuleBlog ha votato il racconto

Esordiente
Large cimg2750.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

di albertomineo

Esordiente
Underfooter typee
Underfooter lascuola
Underfooter news
Underfooter work