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Narrativa

La scelta

Pubblicato il 12/06/2019

Una madre, un ragazzo, una carriera.

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Suono’ al citofono dello studio, senza essersi fatta preannunciare.

Una voce maschile roca, chiese da dentro:” Chi è?”. Lei non rispose. Lui la fece attendere di fronte alla porta blu, qualche minuto. Poi la serratura scattò e lei entrò, chiudendosi la porta alle spalle. 


Suo figlio lo aveva mandato all’asilo dalle suore. Era una tradizione di famiglia. Sua madre era andata dalle Orsoline, lei dalle suore carmelitane. 

Lui aveva imparato a leggere ancor prima di andare a scuola: alla sera voleva che lei gli leggesse il libro della nonna Stella. Allora lei apriva l’Atlante nella pagina piegata in un angolo ed iniziava a leggere a voce alta Stato, lingua, capitale, superficie, popolazione, finché lui si addormentava.

La maestra l’aveva chiamata a colloquio perché il bambino sapeva tutte le capitali a memoria. Lei si era preoccupata, ma una psicologa le aveva detto che la curiosità era sintomo di intelligenza.

Aveva proseguito le elementari dove suor Emilia l’aveva convocata perché lui non voleva saperne di giocare a palla avvelenata con gli altri compagni. “Resta tutto il tempo a leggere” le aveva detto ” è un’eccellenza suo figlio, ma è asociale”. Lei aveva sorriso per compiacerla, poi una volta uscita, aveva alzato le spalle. Sapeva che le persone intelligenti hanno pochi amici.

Lui aveva terminato il liceo con la lode, poi la facoltà di medicina, poi l’abilitazione alla professione. Ora stava studiando per entrare in specialità, ma i soldi dell’eredità di sua madre erano finiti e lui doveva assolutamente restare in città. 

Qualche giorno prima, aveva aperto l’armadio e aveva indossato una camicetta color cipria, un pantalone grigio che aveva fatto stringere, si era truccata appena e aveva deciso di accompagnare il figlio a conoscere il Professore. Aveva telefonato alla caposala e aveva preso un appuntamento. Erano anni che non entrava più in ospedale. Non era cambiato un gran che, se non per le facce degli addetti che vi transitavano in divisa. Ma restava pur sempre un paese dove tutti si conoscono. Quelli più vecchi li salutava con un cenno, con altri si fermava a fare due parole. 

Arrivarono di fronte alla porta del Professore. Lui uscì e la guardo’:”Buongiorno”, disse lui, sorpreso  “Ma lei ringiovanisce sempre”.

“ Grazie, professore” e lei fece quasi un inchino. Poi lo segui’. “ Professore, mi scusi, quello accanto a me è mio figlio” disse concitata “ non so se posso permettermi di chiederle se può frequentare qui da voi, per un poco, per la specializzazione ”. Lui si fermò e la squadrò da testa a piedi. Teneva la sigaretta spenta tra i denti e ghignava.

“ È sempre un piacere rivederti. Vieni a trovarmi da sola. A tutto si trova una soluzione” fini’ sottovoce. 

“Grazie, Professore” rispose lei.

Il figlio la aspettava fuori.

“Allora, mamma, che ti ha detto? Gli hai fatto vedere il curriculum, il libretto? Che dice? Gli interesso?” era smanioso, entusiasta. Lo era sempre stato.

“ Mi ha detto che visiona il tutto e mi farà sapere” disse lei” Abbi fiducia. Sei un ragazzo in gamba, lo sai”. E gli diede un buffetto sulla guancia.


Ora era contro la porta blu e non si muoveva. Lui le si avvicinò e la prese per mano. La fece roteare su se stessa, ammirandola con aria compiaciuta. Era come vent’anni prima in quel loft del suo amico. Anche allora le aveva stretto le mani e l’aveva accompagnata a vedere la città dall’alto. Era una meraviglia. E poi a lui era caduto l’orologio in terra, dopo che lei gli aveva slacciato la cintura. 

E ora che ce l’aveva di nuovo di fronte, avrebbe potuto chiederle di nuovo qualunque cosa. Sapeva che poteva farlo.

Dopo che era sparita per anni, senza dirgli che se ne sarebbe andata, ne’ il perché. 

Ci sono anime che si incontrano, ma che non possono stare insieme. Lui era un nucleo atomico di un elemento pesante, e lei un neutrone libero. La rottura del nucleo e la collisione avrebbero liberato una enorme quantità di energia che avrebbe prodotto una reazione a catena in un tempo brevissimo. 

Sarebbe stata una deflagrazione senza ritorno. E lei non lo avrebbe mai permesso.

Lui si sedette. Lei restò di fronte a lui.

“Mandamelo domattina alle otto. Vedrò di fare quello che posso” disse. La sigaretta ora l’accese. Non si poteva. Lo sapevano entrambi.

Ma il fumo li teneva lontani. 

“ Tu stai bene, si?” chiese lei.

“Insomma, mio figlio non ha più studiato. Non ne ha avuto voglia. Te l’avevo detto che avremmo dovuto fare tre figli, ma tu non mi hai voluto ascoltare”, disse lui.

“ Avevamo già le nostre famiglie, lo sai”, rispose lei “Sarebbe stata una stupidaggine”.

“Sei sempre stata la più saggia. Te l’ho già detto, si?” disse lui.

“No, mi dicevi che ero la più stronza.” rispose lei.

Risero entrambi. 

Poi lei apri’ la porta e scappò giù per le scale, giu’ per la via, finché non ebbe più fiato, finché fu sicura di essere irraggiungibile, finché gli occhi cominciarono a vedere di nuovo la forma del suo mondo perfetto, oltre le gocce salate accumulate sotto le lenti.





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Yumiko ha votato il racconto

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Roberto Ballardini ha votato il racconto

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Breve e intenso, con diverse porte lasciate aperte all'immaginazione. OttimoSegnala il commento

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ANNA STASIA ha votato il racconto

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elig ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

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SteCo15 ha votato il racconto

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Il dolore delle scelte!Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

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Luca Gramoni ha votato il racconto

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Candy ha votato il racconto

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Con poche battute hai narrato tre vite, due delle quali sospese. Bella la descrizione finale.Segnala il commento

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Etis ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Bel finale. Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

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Bello: Crudo, cinico, a tratti iperrealista e senza scampo, ma i due si sono davvero amati, un tempo, e qualcosa è rimasto, di quell'amore.Segnala il commento

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di Hollyy

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