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Non-fiction

La scelta di Michele

Pubblicato il 30/06/2019

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Secondo un’immagine cara a Colin Wilson, autore del celebre “The Outsider” (1956), l’umanità si dà appuntamento in sala cinematografica per assistere allo spettacolo di pessima qualità che ogni giorno offre di sé stessa proiettato sul grande schermo... quando all’improvviso il black-out. Accade che tra gli spettatori inebetiti, un uomo più sensibile degli altri capisca di esistere, di respirare e di ragionare, cioè, all’infuori dello schermo nero. Quest’uomo è l’Outsider.

La reazione di fronte a quest’incredibile scoperta? Nessuna. Quest’uomo non farà assolutamente nulla.

Parafrasando Wilson, l’Outsider è un cinese costretto a vivere ritirato nella sua stanza per la convinzione che non c’è ragione di fare altro: egli sa di essere libero e che la libertà porta con sé la paura delle scelte possibili. A quest’uomo la verità è stata rivelata ma lui le resiste, resta fermo.

Nella pellicola “Il fascino discreto della borghesia”, che valse a Bunuel l’Oscar come miglior film straniero per l’anno 1972, il cast corale, interpretato da un rappresentante per categoria di potere con moglie al seguito, si vede di continuo interrotto nell’atto di consumare il pasto da eventi che man mano degradano nel ridicolo.

Il leit-motiv della camminata, sempre più affaticata, dei sei amici per una strada deserta di campagna spezza la serie di azioni non condotte al termine: mancando l’agire, la comitiva arranca dentro una realtà altra, senza via d’uscita se non la strada che percorre e che non la condurrà da nessuna parte.

In un mondo governato dalle illusioni, un uomo (non che sia l’unico) si distingue per avere coscienza: si tratta di Michele Ardengo de “Gli indifferenti” (1929), romanzo esordio di Moravia. Ultima speranza di purezza e sincerità, Michele è l’esponente della crisi esistenziale che immobilizza le volontà della classe borghese protagonista del romanzo.

L’insulsa ingordigia di sua madre, il subdolo affarismo del suo patrigno e la decadenza morale della sua amante, definiscono l’ambiente in cui “si muove" Michele con sua sorella Carla, alla ricerca di una possibilità di salvezza. Contro il dominio dell’eros e del denaro, Michele si erge a difesa della vita autentica, immune dall’ipocrisia così diffusa fin nell’intimità della casa da vanificare qualunque proposito di agire:

“Tutto qui diviene comico, falso; non c’è sincerità... Io non ero fatto per questa vita”

La ragione della staticità del personaggio va ricercata nel sentimento mortale dell’indifferenza, ciò che impedisce l’azione perché la priva di uno scopo; in altre parole, l’indifferenza è la non-reazione di un uomo che non risponde alla vita come essere vivo.

L’azione verso il conformismo è l’unica possibile: come Carla che, sedotta dal patrigno Leo, gli concede il suo corpo (e la sua mano) con la promessa di una nuova vita, non importa se infelice, purché mobile rispetto all’esistenza conosciuta.

L’azione contraria, invece, può solo essere pensata perché se si compisse nella realtà diverrebbe subito corrotta, falsa. Se al suo proposito di uccidere Leo per vendicare la dignità offesa della sorella fosse seguito l’atto dell’omicidio, Michele avrebbe avuto la prova di poter condurre una vita nel pieno del suo significato, come se essere vivi avesse uno scopo. Invece l’omicidio si compie solo nella testa di Michele perché l’azione è fallita a causa di un'imperdonabile dimenticanza.

La consumazione dell’azione contraria espone al giudizio dell’altro, il diverso a parti invertite, e non lascia scampo. Ne “Lo straniero” (1942) di Albert Camus, il protagonista Meursault è condannato a morte dalla comunità degli uomini, ancora prima che per l’omicidio accidentale di un arabo, per aver rotto il sistema dei valori sociali senza farlo apposta, in nome di una verità che lo rende sicuro di sé, sicuro di tutto. L’atto di Meursault è involontario, quasi una fatalità; è l'effetto di una serie di azioni precedenti all'evento che costituiscono una rappresentazione del suo personale sistema di valori. Per aver fatto una gentilezza al suo vicino di casa, viene alla fine condannato per esserne il complice; gli indizi di un comportamento deviato non sono l'efferatezza dell’omicidio o il suo movente, quanto piuttosto l'indifferenza per ciò che accade.

Meursault non ha pianto ai funerali di sua madre.

Ci dice Meursault che l'azione contraria non può essere compresa. La possibilità di una vita autentica, di fede, sembra allora confinata nell'isolamento di una stanza.

Invece, una reale possibilità di riscatto per l’umanità sarebbe stata possibile solo tendendo la mano agli altri uomini per condurli alla verità. L’Outsider è un predicatore, sostiene Wilson. Non può vivere solo.

Michele, una volta svanita l’occasione di agire, su invito della nuova Carla (“...le pareva che Michele si stesse rovinando la vita; "e invece tutto è così semplice"...”) si abbandona alla ripugnata trasformazione nel fantoccio di nome Leo.

Così colui che aveva tanto odiato è ora il suo riflesso allo specchio.

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Lisa Ma ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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DONATO ROSSO ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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di elenadimeo

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