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Narrativa

La spada di Michele

Pubblicato il 30/06/2020

C'è una storia da raccontare, che sa ti tempi passati e vite vissute.

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Nella casa sulla collina, dove oggi la vegetazione ha preso il sopravvento e dove gatti randagi abitano ormai da molti anni, molto tempo fa, un uomo e una donna con la loro famiglia, hanno vissuto lì momenti dolorosi e straordinari.

Umberto aveva conosciuto la sposa il giorno del matrimonio nella chiesa di San Michele Arcangelo, era arrabbiato perché si sentì obbligato a lasciare Bettina di cui era innamorato, per quella sposa sconosciuta che, con la dote, avrebbe salvato la sua famiglia da una rovina finanziaria; Marilena era arrabbiata, fu costretta a smettere di studiare, non avrebbe potuto insegnare ma fare la moglie per dare alla sua ricca famiglia un titolo che a lei non interessava.

Quel giorno di Luglio, pioveva come non succedeva da anni, la madre della sposa continuava a dire” Sposa bagnata, sposa fortunata” a tutti quelli che incontrava, in paese nessuno sopportava la famiglia di Marilena, li chiamavano “I pidocchi risaliti”; si erano ritrovati ricchi dopo la morte di uno zio pittore distrutto dal vino e dall’oppio, avevano trovato nella casa del defunto quadri dal valore enorme, suoi e di altri pittori divenuti famosi dopo la morte.

La prima volta che si videro si odiarono.

Nella casa sulla collina Marilena scoprì che Umberto amava le poesie di Montale, quando lui cominciò ad amarla ne recitava una diversa ogni sera, così arrivò Michele con la sua interminabile voglia di parlare, dopo di lui le gemelle Rita e Francesca, tutte e due bravissime cuoche, pasticcere e grandi imprenditrici e quando ormai non si aspettavano più sorprese arrivò Gabriele che porto avanti il sogno della madre, diventando un bravo insegnante e poeta.

Quando Michele aveva sette anni, il padre lo portò alla fiera del paese, gli comprò un bombolone pieno di crema e una spada che diventò l’amica dei suoi giochi immaginari, lui era un giovane di nome Artù e sconfiggeva draghi e streghe.

Un giorno mentre giocava, la spada cadde nel pozzo della corte, senza incertezze gli si buttò dietro lasciando impietrite le gemelle che corsero a chiamare la madre, Marilena con il cuore in gola corse fuori, si affacciò dentro il pozzo e cominciò a urlare il nome del figlio disperata, dopo lunghi momenti di angoscia una voce rispose dal fondo oscuro, lei cercò di trovare un incerto autocontrollo “Hai fatto un tuffo Michele? Adesso ti butto il secchio, tu afferralo e torna su” gli tremavano le mani e le gambe ma trovò una forza inaspettata.

 Michele rimase aggrappato al secchio, mentre usciva dal pozzo brandiva la spada in aria in segno di vittoria al galoppo del secchio gocciolante, la madre lo afferrò in un abbraccio intriso di lacrime e acqua portandolo sul pavimento infuocato del cortile.

Ancora oggi Michele racconta a bocche spalancate come la luce si faceva sempre più piccola mentre scendeva giù e come una forza oscura lo sputò verso l’alto, facendogli ritrovare la sua spada.

Il pozzo e la grata di ferro sono ancora lì, dove gatti ignari riposano al sole.

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