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Narrativa

LA SPECCHIERA BAROCCA

Pubblicato il 18/01/2021

In questi giorni va cosi: ripubblico cose del passato, chè mi diverto a rimetterci mano. Ma poi mi passa, tranquilli. Scrivere significa anche muoversi tra passato e presente, senza cercare a tutti i costi il futuro. Quello viene da solo, ogni volta che rivisitiamo il passato.

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"In fondo "pensò a voce alta, " Viviamo tutti una storia, e anche quando non ci succede niente, viviamo circondati dalle storie degli altri."  Ci basterebbe osservarle, ascoltarle, farci prendere da loro, senza opporre troppa resistenza, e poi trattenere qualche frammento, qualche traccia, per farne una storia tutta nostra. 

Lentamente - ma certe volte anche velocemente - questi frammenti se ne porterebbero dietro altri, ruzzolando sul pendio mobile della nostra immaginazione, e crescerebbero, come una piccola valanga, inglobando tutto quello che incontrano, e non dovremmo fare altro che osservarli, scegliere quelli più adatti, e poi ricomporli in una sequenza tutta nostra. "Giusto!?..." fece alzando un pò la voce.

"È proprio cosi!" si rispose a voce bassa, lanciando un' occhiata alla specchiera barocca trovata per strada, a pochi metri da casa, che aveva sistemato proprio di fronte, appoggiata sul muro, in fondo alla scrivania.

Ne osservò le volute, morbide, e i riccioli dorati che si affacciavano tra le foglie d'acanto, indiscreti, finché arrivò a incrociare il mascherone centrale, che parve ricambiarlo con un ghigno sardonico.

Poi tornò a guardare la superficie dello specchio, ed ebbe la netta sensazione di vedere i propri occhi, riflessi: ma gli occhi che vedeva, erano intenti a rileggere il testo appena scritto, che continuava a scorrere sulle loro pupille, proprio quelle che lui continuava a vedere nello specchio, ignare di tutto ciò.

Pensò che si dovevano essere mossi d'anticipo, i suoi occhi di lettore, con un atto autonomo, prima che il  cervello lo decidesse, lasciandogli la possibilità di una visione multipla: forse la frazione di tempo intercorsa tra la "lettura" e "l'occhiata"  allo specchio, aveva trattenuto qualcosa, mostrandogli due visioni cronologicamente separate, all'interno della stessa immagine; due sguardi diversi, all'interno degli stessi occhi, riflessi nello stesso specchio, contemporaneamente.

Ma forse stava solo vaneggiando, forse era soltanto in preda a un delirio.

In ogni caso doveva trattarsi di un delirio sobrio, asciutto, senza i soliti fronzoli e gli strascichi ingombranti che i deliri e i vaneggiamenti si portano dietro, il più delle volte.

"Ma certo, sto delirando a secco"  mormorò a voce bassa "Mi sto costruendo una storia immaginaria proprio come si fa con i muri a secco, usando le immagini e le sensazioni come delle pietre, che poi incastrerò, una sull'altra, pietra su pietra, immagine dopo immagine, per dare vita a una storia tutta mia".

E lui se li immaginava proprio così, i suoi deliri, i suoi vaneggiamenti, e tutti quei pensieri sconnessi, frutto della propria " immaginazione": strutturati come un muro a secco, appunto, come una struttura autoportante, che, una volta realizzata, avrebbe vissuto di vita propria, sostenendosi ed alimentandosi della propria immaginifica immanenza, senza alcun legante oltre alla forza di gravità e alla resistenza meccanica degli incastri, con i quali le pietre erano state sovrapposte. Allo stesso modo, anche la sua  immaginazione poteva vivere di una logica propria, e i suoi deliri rivelarsi tanto fantasiosi quanto rigorosi, i suoi vaneggiamenti surreali ma strutturati, e i suoi pensieri sconnessi, avrebbero potuto mostrare a tutti di quali connessioni sarebbero stati capaci.

Lanciò un'altra occhiata verso lo specchio, e stavolta ebbe la netta sensazione di essersi fatto l'occhiolino.

Ma lui era sicuro di non aver strizzato nessun occhio: quello che aveva visto riflesso nello specchio, quell'occhio che per un attimo si era chiuso, facendogli l'occhiolino, non era il riflesso del suo occhio, no davvero; doveva essere per forza un altro occhio, un occhio altro e sconosciuto spuntato da chissà dove, che aveva agito in autonomia, tendendogli un'imboscata.

Per sincerarsene, continuò a guardarsi: fece delle boccacce, si picchiettò il viso con le dita di entrambe le mani, e infine si chiappò il naso e lo torse, ora a destra, ora a manca. Ma niente, tutto era tornato alla normalità.

Le boccacce che stava facendo, corrispondevano perfettamente a quelle che vedeva riflesse, le sue dita si muovevano esattamente come avrebbero dovuto, e il suo naso si torceva proprio laddove lo stava torcendo.

Lanciò un'ultima occhiata alla specchiera, e vide le proprie labbra piegarsi, unite, in una smorfia, del tutto simile alla bocca del mascherone, che continuava a sorridere, divertita, con un ghigno sardonico, appena sopra al suo sguardo.

                                                             ..............



Spesso le nostre "idee letterarie", sono il frutto di un attesa, involontaria, il più delle volte, grazie alla quale, possono insinuarsi, misteriosamente, tra le parole che scriviamo, alimentandole, e permettendoci di dar voce al nostro inconscio, senza peccare troppo di presunzione.




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Atman ha votato il racconto

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Ne osservò le volute, morbide, e i riccioli dorati che si affacciavano tra le foglie d'acanto, indiscreti... immagine evocativaSegnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Amid Solo ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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quanti significati... molto bello Franck. l'attesa è un'arteSegnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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Imago ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Bello. C'è il tema della moltiplicazione dell'io, lo sdoppiamento, l'inconscio attraverso lo specchio. E poi una parola forte per gli studi letterari. La "attesa". Le nostre attese. Ma anche le attese del pubblico, dei lettori. L'orizzonte d'attesa.Segnala il commento

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Zoyd Gravity ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

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Sonia A. ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Anch’io riprendo sempre in mano i testi vecchi. C’è sempre da lavorarci. Il racconto allo specchio è sempre affascinante, checché dicesse Borges degli specchi.Segnala il commento

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Isabella☆ ha votato il racconto

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MargheMesi ha votato il racconto

Esordiente

A proposito di idee letterarie questo tuo raffinato tricotage mi ha riportato alla mente "L'Adone" di Marino e "Lo scudo con testa di Medusa" di Caravaggio! Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Il gioco degli specchi è uno tra i più frequentati in letteratura, per le suggestioni, implicite ed esplicite, che sa evocare. Non fa eccezione questo racconto breve, ricco di immagini suggestive.Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

solitudine, gioco, visione, un racconto allo specchio per sorprendere se stessi e navigare nel proprio io. BelloSegnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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[K] ha votato il racconto

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Mi piace pensare questa specchiera come una sorta di wormhole, aperto ad una dimensione temporale parallela o interiore, dove ciò che viene riflesso non è solo un'immagine svanente ma in grado di permanere in qualche modo nella nostra casuale realtà. Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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Germinal68 (Sandro) ha votato il racconto

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di Franco 58

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