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Narrativa

La strada che conduce al mare

Pubblicato il 19/04/2021

“...Stupefatto, guardo le mie gambe divaricarsi sempre più, ancora qualche istante e si staccheranno, facendo ruzzolare a terra il tronco...”

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Cecilia ha tanto insistito per mettermi a dieta ed ora la sua perseveranza sta dando i primi frutti, perché la giacca mi va un po' larga, idem i pantaloni. L'ultima volta che ho indossato il mio completo migliore sarà stato più o meno a metà dicembre, la sera che ho dovuto rinunciare alla champions perché mia moglie mi ha trascinato all'opera.

Cecilia è una donna tenace.

Quella sera avrei dovuto risponderle come in una famosa canzone di Paolo Conte, "...ma vai al cine, vacci tu..." invece ho spento la tele e ho messo il mio vestito migliore, proprio questo, che però allora mi andava decisamente più stretto. 

Nella semioscurità della settima fila avevo sbottonato la cinta, tanto a coprire il misfatto ci stava la giacca. I bottoni centrali erano un po' tirati ma ho sentito qualche stilista affermare che per essere fashion la giacca va portata di una taglia 

in meno.

E così oggi sono elegante, ma fuori moda. La cravatta non l'ho messa, lo sanno tutti che io detesto le cravatte. Quella sera, sempre quella dell'opera, a proposito davano "Il Dongiovanni", Cecilia mi aveva obbligato a mettere il papillon, ma già all'arrivo di Leporello con la sua "Notte e giorno a faticar," senza farmi notare lo avevo allentato e avevo aperto il colletto della camicia, tanto lei era così concentrata sullo spettacolo che non si è accorta di nulla sino alla fine del secondo atto. 

È un vestito di ottima fattura, questo. La giacca, in pregiato tessuto lana e seta scivola morbida sul fianco, il pantalone ostenta una piega impeccabile e l'orlo lambisce appena le scarpe di vernice nera, lucide come specchi. Però è strano, ho come l'impressione di averle calzate al contrario, poiché osservandole bene, le punte sembrano piegare verso l'esterno. Mentre cerco di spiegarmi questa stranezza, il mio piede destro ha uno scarto che mi fa quasi perdere l'equilibrio.  Riesco tuttavia a ricompormi e mi fermo davanti all'attraversamento pedonale. Il semaforo è rosso e accanto a me c'è una donna robusta, carica di borse della Lidl. Sotto i fuseaux s'indovinano diversi strati di adipe, Cecilia la guarderebbe un po' schifata, disapprovando. Lei sembra impaziente di attraversare e non mi degna di uno sguardo. 

Verde.

La donna mi sorprende e nonostante la mole, le gambette corte e il carico di spesa, con uno scatto da centometrista in un attimo raggiunge il marciapiede opposto, scomparendo alla mia vista. Senza dubbio l'avrei seguita, anzi, l'avrei sicuramente anticipata se di colpo il mio piede sinistro non si fosse rifiutato di seguire il destro. 

Ma che accidenti sta succedendo?

È come se mi fossi inceppato, per poi ripartire con un vizio di forma. Perché il mio piede sinistro, dopo essersi bloccato, si è messo a tirare nella direzione opposta mentre il destro, dopo che il semaforo ha già cambiato colore almeno un paio di volte, sta ancora caparbiamente tentando di attraversare il viale. 

Stupefatto guardò le mie gambe divaricarsi sempre più, sollecitate da quest'anomala tensione, ancora qualche istante e si staccheranno, facendo ruzzolare a terra il tronco. 

Che strano, non sento dolore ma non posso nemmeno permettere che accada. Devo prendere una decisione, e devo farlo in fretta. Per quanto assurdo e brutale possa sembrare, sono costretto a dividermi in due.

Ecco, è bastato solo pensarlo, un riflesso incondizionato e quando realizzo, la mia parte destra, in sorprendente equilibrio per essere un'improbabile metà umana, è già sul marciapiede opposto, mentre la sinistra si sta avviando su una strada secondaria che porta fuori città. La mia metà destra si è voltata solo un attimo a guardare la sua gemella, prima di sparire nel viavai del mattino e al contempo anche le idee di sono sdoppiate, facendosi confuse, come se stessero appese alle estremità di un elastico, così teso da spezzarsi da un momento all'altro.

Provo a mettere ordine nei pensieri e d'istinto mi sintonizzo con la mia parte sinistra. Ho così tante domande ad affollarmi la mente che stento a credere che anche il mio cervello possa essersi diviso in due. Confesso di essere un po' preoccupato. Quanto potrò resistere in queste condizioni e da che parte saranno saranno rimasti gli organi indispensabili per sopravvivere? Ipotizzo che le mie due metà potrebbero essersi divise i polmoni, i reni, ma con il cuore come la mettiamo?Avranno mezzo cuore ciascuna? Ma se così fosse dovrei già essere morto e invece continuo a camminare, a respirare, a formulare pensieri. A rimanere vivo, insomma, mentre mi allontano di buon passo, lasciandomi la città alle spalle. Forse nell'istante in cui mi sono diviso tutti gli organi si sono replicati garantendo la sopravvivenza a entrambe le parti.

Sì, dev'essere andata per forza così.

Passo la mano fra i capelli, su quello che resta del viso, peccato perché il destro era il mio profilo migliore, ammesso che io ne avessi uno. Quindi sfioro l'orecchio, scendo piano sul collo e poi un po' più giù. Sento che la giacca non mi cade di spalla malgrado sia tagliata in due, piuttosto, mi ricorda vagamente quando il sarto fa la prima prova di un vestito, con una metà ancora imbastita e appuntata qua e là con gli spilli. Anche la mezza cinta sembra aderire attorno alla vita e reggere bene il gambale del pantalone. Ancora non ho osato toccare il lato reciso e allora, un po' esitante, trovo il coraggio e allungo la mano sinistra fino a sfiorare il punto che poco fa era ancora unito al resto del corpo, ma laddove mi aspettavo di trovare budella penzolanti e organi divelti, non c'è niente . Nessun sanguinamento, nessuna porzione di carne sbrindellata ma una saldatura perfetta, liscia e morbida al tocco come la pelle di un bambino. 

Ma allora funziona, allora è  possibile!

Devo dirlo a Paolo. Paolo e io siamo colleghi e amici d'infanzia e ogni tanto ci vediamo in pausa pranzo, quando Cecilia ha impegni di lavoro e non mangiamo insieme. Paolo è single e, beato lui, può muoversi e agire come gli pare. Proprio qualche giorno fa mi ha confidato di aver ricevuto un'interessante proposta di lavoro da una ditta concorrente, ma si tratta di andare spesso all'estero e lui è indeciso, perché sua madre è anziana e sola a lui spiace abbandonarla qui. 

Adesso lo chiamo e gli dico che ho io la soluzione. Anzi, dovrei chiamare tutte le persone che conosco, ma che dico, dovrei renderlo noto all'intero pianeta, a tutti quelli che come Paolo sono combattuti fra il senso del dovere e il bisogno di inseguire i propri sogni. 

Alzi la mano chi non ha mai pensato almeno una volta nella vita - Ah...se solo potessi dividermi in due...

Cerco il cellulare ma, ahimè, stamattina devo averlo infilato nell'altra tasca. Addio telefonata con Paolo, riuscissi almeno a interagire con la mia parte destra, invece fra noi sembra essersi interrotta qualsiasi forma di comunicazione. 

Istintivamente penso a mio figlio. Chissà cosa direbbe se potesse vedermi! Filippo è sveglio e maturo per i suoi dieci anni, anche troppo. Si interessa di scienza e di astrofisica e passa più tempo su Focus che su Disney Channel. Le maestre dicono che è un bambino "avanti," e qualche volta è riuscito a mettere in difficoltà anche me. Mia moglie e mio figlio sono così ...così perfetti che spesso mi chiedo se ho contribuito anch'io alla sua riuscita o se ha fatto tutto lei, in proprio. 

Il sole è  alto da un pezzo e devo aver percorso diversi chilometri. Davvero incredibile per una sola gamba. In quest'ultimo tratto ho fatto solo incontri sporadici e quei pochi non sembrano essersi accorti del mio aspetto, anzi, nemmeno mi è parso che mi vedessero. Quando arrivo davanti al bivio sulla provinciale non ho esitazioni: prendo la strada che conduce al mare. Chiamarla strada in verità è eccessivo, si tratta più che altro di un sentiero sterrato che porta a una baietta di sassi, poco frequentata anche nei mesi estivi. I bagnanti preferiscono la spiaggia sabbiosa che si raggiunge più facilmente attraverso la pineta, mentre per arrivare qui bisogna scarpinare un bel po' e gli scogli presenti rendono difficoltoso l'accesso all'acqua. È tanto che non ci vengo, a Cecilia non piace, dice che i sassi le fanno male alla schiena, che bisogna portarsi in spalla un sacco di roba e che qui non c'è neanche un bar e bla bla bla...

Io invece venivo qui con i miei, da bambino. Mia madre preparava la borsa termica coi panini e le bibite, poi arrivati qui stendeva vicini i nostri tre sarviettoni e si sedeva a leggere un libro.

 Dei sassi non si curava granché, diceva sempre - che bel posto è questo, e che pace c'è qui ...

E mentre lei leggeva mio padre mi insegnava a nuotare e a usare la maschera, e io ero così felice di avere tutti quei pescetti  attorno che mi sfioravano senza paura ...

Oggi fa piuttosto caldo per essere solo metà Aprile, così prima di raggiungere la spiaggia ho tolto la mezza giacca, poi la scarpa di vernice e dentro ci ho infilato la calza. Subito dopo è toccato al gambale del pantalone. Con una certa difficoltà l'ho arrotolato fino al ginocchio, e sfido chiunque ad arrotolare i pantaloni con una sola mano. 

Anche camminare su questi sassi a piede nudo e con una gamba sembrerebbe un'impresa impossibile, invece mi ci abituo in fretta, come se lo avessi sempre fatto. Mi sono diviso da poche ore ma quest'andatura sconnessa  mi è già diventata abituale e mi sentito libero come non sono mai stato quando ero tutto intero, perché, mi rendo conto adesso, vivevo solo a metà. 

Chissà come starà la mia parte destra, e dove sarà andata. La mia parte razionale, quella dedita soltanto al dovere, quella rassegnata alle forzature della vita. Me la immagino al suo posto, accondiscendente come sempre mentre io, guardami qua, sudato e con i vestiti impolverati, la giacca buttata sui sassi. Un fuggitivo, un ribelle mal riuscito ma è pur sempre un inizio. Non ho fame e neppure sete. E non m'importa sapere che ne sarà di me, cosa farò domani, fra due ore o fra due minuti. Ho solo voglia di sdraiarmi su questi sassi e di addormentarmi con l'unico rumore che si sente qui.

La musica del mare.

Loro mi aspettano, tutti quanti mi stanno aspettando ma qui c'è una quiete, e ci sono certi tramonti da togliere il fiato, quando a ovest il cielo è ancora tinto di rosso e già spunta la prima stella ad annunciare la sera.

Che aspettino pure un altro po'.

Facevo un gioco, qui, da bambino. Chiudevo e riaprivo gli occhi infinite volte e guardavo trasformarsi le nuvole, che per effetto del vento erano in continuo movimento e diventavano ora volti, ora animali o creature di fantasia. Adesso invece è calma piatta e il cielo e trapuntato di piccoli fiocchi bianchi. 

Sorrido.

Tempo fa, sotto una trama di nuvole uguali a queste, ho detto a Filippo - guarda, il cielo a pecorelle! - e lui, così serafico, prontamente mi ha corretto

- sono cirrocumuli, papà.




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Hollyy ha votato il racconto

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L’idea è molto buona, anche credibile. L’unica “ pecca”, è che “se c’è un fucile, ad un certo punto del racconto deve sparare”. E tutta la prima parte del teatro con la moglie, non spara. Avrei parlato piuttosto del figlio: tipo ha usato il vestito per una recita del figlio o giornata della scienza, e poi allora sì che sarebbe centrata la fine, eccome.Segnala il commento

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GAP ha votato il racconto

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giumer1972 ha votato il racconto

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Originalissimo Segnala il commento

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abramo ha votato il racconto

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biro ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Katzanzakis ha votato il racconto

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Affascinante disarticolazione, con magnifica e sapiente chiusa.Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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Andreasololettore ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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omALE ha votato il racconto

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Il tuo racconto mi ha ricordato alcuni versi Bukowski: Accontentarsi di chiunque pur di non rimanere soli..se dovessi spiegare l'infelicita'lo farei cosi.. Grazie per regalarci questo raccontoSegnala il commento

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Enrico R. ha votato il racconto

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Cecibraci ha votato il racconto

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Una grande idea metaforica, un ottimo soggetto, coadiuvato perfettamente dalla tua scrittura che veicola al lettore. Mi piacerebbe provarla questa situazione :-) Segnala il commento

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Imago ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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[K] ha votato il racconto

Esordiente

Mi sono immaginato la parte mancante come trasparente e passiva. A mio gusto è ben scritto e i vari passaggi sono scorrevoli. Mi piace la surrealismo del sentirsi completamente libero e sottolineo completamente libero privandosi di una parte di noi stessi.Segnala il commento

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

Esordiente
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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Ti dirò: l'ho letto più volte. Come Roberta ho fatto fatica ad accettare l'idea di quel corpo diviso a metà, improvvisamente - e mi sono anche chiesto dove fosse finita la moglie, che scompare di botto, senza spiegazione alcuna - e tutte quelle descrizioni particolareggiate degli organi interni, e le domande che ti poni, e proposito delle loro varie funzioni - senza tenere conto, invece, delle capacità "deambulatorie" dei piedi "singoli" che certo non possono camminare, ma solo "saltellare" , tipo canguro monopiede - e ho continuato a provare difficoltà a superare quelle "incongruenze narrativo/logiche, nonostante l'originalità complessiva del tuo racconto. Forse avresti dovuto "rendere meglio" quel passaggio. Ma l'idea di associare il lato destro e sinistro del cervello alla due gambe, ognuna alla ricerca della propria "peculiarità intrinseca" e della propria collocazione, dando maggior rilievo al lato creativo/sensoriale, ripaga ampiamente di quella piccola incongruenza narrativa. E poi è una cosa che ho "voluto notare" soltanto io, e potrebbe benissimo rappresentare una mia personale incapacità di lettura. Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Tutto ammalia in questo racconto, ogni minimo dettaglio, ogni particolare, persino la scelta di Mozart e Paolo Conte sono ragionate. Il colpo da maestro è lasciare il finale senza alcuna spiegazione. Per tutta la lettura ho temuto di vedere il corpo dell'uomo sull'asfalto. Grande racconto. Ottimo stile.Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Scrittore

bella idea davvero. all'inizio, quando sta attraversando, ho avuto un po' paura, perché mi sembrava solo inceppato, bloccato, come se il corpo non rispondesse più al cervello; invece poi ecco la stradina per il mare, la libertà, la ribellione. faccio un po' fatica a immaginarlo, diviso a metà, e forse per questo mi è venuto da pensare che tutto quel riflettere su come sia possibile (organi divisi, pelle lacerata etc.) sia quasi di troppo, perché fatico comunque a immaginarlo; però lo accetto, eh, stringo il patto di fiducia con l'autore, come non farlo. la parte razionale, poi, quella che non abbiamo seguito? forse è andata a studiare i cirrocumuli. ah, c'è una cosa, credo non voluta, che mi ha fatto sorridere: è "metà" aprile!Segnala il commento

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Isabella☆ ha votato il racconto

Esordiente
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Emil M. ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

È vero ricorda un po’ il Naso di Gogol: un’ idea stupenda che hai scritto con grande disinvoltura e gusto. Ottimo l’accostamento musicale con il Don Giovanni di Mozart. Sarebbe divertente vederlo al cinema. E sarebbe bello anche avere il dono dell’ubiquità a volte. Brava come sempre.Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Piaciuto tantissimo, Laura. Dell'eleganza del tuo stile ho già detto molte volte, ma ogni volta mi colpisce di nuovo. La vicenda è bella, originale e godibilissima. La lettura metaforica è anch'essa elegante e così naturale che non appesantisce minimamente la storia, è solo un sottofondo musicale.Segnala il commento

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Christina Carol ha votato il racconto

Esordiente

Mi ha ricordato nello stile un po’ il naso di Gogol. Il don giovanni lo so a memoria. Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

bellissimo. la “parte” sinistra , quella del cuore, esce dalla città ...Segnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

Questa divisione la sento e la sentiamo. Gli obbighi e la libertà. La fantasia ci permette questo, trovare una via per essere spezzati e pure interi. E vedere cirrocumulo come greggo di pecore e sognare di cavalcare liberi il vento.Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente

Piaciuto moltissimo, che stile, che brava e che originalità! :))Segnala il commento

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Sonia A. ha votato il racconto

Esordiente
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occhineri ha votato il racconto

Esordiente

Apollineo e dionisiaco, razionale e irrazionale, logica e fantasia...molto bello. BravaSegnala il commento

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di Laura Chiapuzzi

Scrittore
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