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ConcorsiConcorso letterario "Inchiostro su tela"

La strada estranea

Pubblicato il 29/08/2017

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Non era sempre stato così. C'erano state anche Madonne con mantelli intonati al cielo. Preghiere evanescenti calpestate da piedi distratti, destinate a svanire con l' arrivo di un temporale intempestivo. A Marina piaceva vivere in strada, affondare i sensi nella realtà, libera di andarsene e ricominciare da un'altra parte. Qualcuno le aveva detto che era brava. Avrebbe potuto esporre dei quadri per sempre, 

 invece di doverli salutare e non vedere mai più. A lei non interessava l'eternità. Preferiva la sensazione di provvisorietà dell'ultimo tratto di gessetto. Era il momento più atteso del suo lavoro. Poi era finalmente libera di andarsene. Solo una volta era stata tentata di restare. La passeggiata era lunga e avrebbe potuto dipingere fino alla fine dell'estate. Dormiva sulla spiaggia fino all'arrivo dei primi clienti, poi avvolgeva il sacco a pelo e sceglieva il soggetto da disegnare. Era stanca di angeli e santi. La costringevano alla bontà. In quell'agosto rovente voleva qualcosa di più vicino all'inferno. E l'aveva trovato in due corpi tenuti insieme dalla solitudine. Non c'erano né passione, né abbandono. Soltanto il disperato tentativo di non toccare il fondo da soli. Era l'unico tipo di amore che conosceva: randagio e senza collare, fatto quasi tutto di schiaffi, parolacce e tanto vino. L'alcool l'aiutava a fare finta di essere da un'altra parte. Una notte bugiarda in cambio di una manciata di gessetti. A lei piacevano soprattutto quelli blu e azzurri. Erano i suoi colori preferiti. Erano sempre i primi a finire. La facevano sentire più vicina al cielo o all'abisso. Le davano l'illusione di poter aspirare a qualcosa di diverso dalla disperazione. La sera in cui aveva iniziato a dipingerli, c'era soltanto uno spettatore. Era diverso dai soliti guardoni che allungavano le mani per lanciare un misero consenso. Si trattava spesso di uomini interessati più a lei che alla sua opera. Leggevano tra le sue occhiate un invito alla trasgressione. Lei lasciava che si illudessero e spostava lo sguardo sul dipinto. Aveva imparato a difendersi dalle occhiate appuntite. Erano un'appendice della sua vita bastarda. Gli occhi dell'uomo zigzagavano in cerca di un particolare su cui posarsi. Sembravano sinceramente colpiti da ogni singolo dettaglio. Ogni tanto annuivano, compiaciuti per tanto realismo. Con il solo aiuto di qualche gessetto era riuscita a realizzare un autoritratto. L' altra metà era lui, con la sua vita piena di ombre e di zone oscure. Sentiva di doverla conoscere. La loro disperazione li calamitava. Quella sera indossava la divisa d' ordinanza. Camicia bianca, profumata di vita complicata. Occhiali sapienti che nascondevano le vere intenzioni. Con la sicurezza che gli derivava da antichi successi, aveva aspettato che deponesse l'ultimo mozzicone di gessetto, prima di rivolgerle delle domande sul suo lavoro. Lei, rassicurata da quello che credeva un reale interesse, aveva abbassato la guardia e risposto in modo stranamente gentile. Sorpresa, per prima, da tanta disponibilità, aveva scongelato un sorriso quasi scaduto. Era stata tentata di buttarlo, convinta che non le sarebbe più servito. Per fortuna aveva deciso di tenerlo. Ci sarebbe voluto un po' di tempo per imparare ad usarlo di nuovo. La sera incominciava a disegnare brividi sulla pelle. Le spalle infreddolite di Marina chiedevano di essere rianimate. Ci avevano pensato l'uomo e il suo golf. Questa intrusione l'aveva disturbata. Di solito non dava confidenza agli uomini di cui non conosceva il nome. E poi non le servivano dei gessetti. Ne aveva ancora tanti, soprattutto azzurri e blu. Incominciava ad essere infastidita da tanta devozione. Preferiva le impronte pedestri e i mozziconi. Erano meno appiccicosi degli sguardi dell'uomo che adesso stavano esagerando. Non sembravano più interessati all'opera, cercavano il momento per agire. Quando si era accorta di essere l'oggetto di quell'attenzione, aveva fatto in modo che lui si stancasse di aspettare. Aveva cancellato una parte del disegno e procedeva con lentezza esasperante. Lui era sempre là, a ricordarle che c'era. Aveva pensato di inventarsi un fidanzato schermo. Uno di quelli che arrivano al momento giusto e se ne vanno quando non sono più necessari. Sarebbe stata poco credibile. Non ci voleva molto a capire che non era innamorata. La sera spingeva le persone fuori di casa. Erano gli ultimi giorni dell'estate. Incominciavano a cambiare colori ed odori. Mancava poco al buio e Marina vedeva l'ombra avvicinarsi. Aveva cercato di sottrarsi a quel goffo approccio, ma lui l'aveva sradicata dalla strada e trascinata in una spiaggia libera. In mano stringeva i gessetti che non aveva voluto abbandonare. Aveva anche gridato, ma il rumore del mare era stato più forte. A pochi metri da loro passi indifferenti proseguivano la loro marcia solitaria. A distanza di anni si chiedeva ancora, perchè nessuno fosse intervenuto ad aiutarla. C'erano donne, uomini, bambini, tutti girati dall'altra parte. Qualcuno aveva pensato che fossero d'accordo, altri che se lo fosse meritato. Non aveva nemmeno avuto il coraggio di denunciare l'uomo. Sapeva quale sarebbe stato il verdetto. La sua colpa era scritta nella sua vita. I cani sciolti fanno paura a chi è abituato a vivere di regole. Quella sera l'aveva cambiata per sempre. Aveva sostituito l'azzurro e il blu con sfumature vicine al colore della vendetta. Ce l'aveva con lui, ma soprattutto con quelli che non avevano fatto niente per impedire che succedesse. Aveva imparato a memoria la scena e continuava a rappresentarla in tutte le strade in cui vagabondava. A volte ci metteva la sua faccia e quello che si ricordava di quell'uomo. Tutti dovevano sapere che una maledetta sera di qualche anno prima, con la complicità di un pubblico non pagante, si era consumato uno spettacolo vergognoso. Una donna con la sua disperazione aveva turbato l'equilibrio di una strada tranquilla. Doveva essere condannata. L'indifferenza, in questi casi, era la pena adatta. Il tempo non era stato signore. Marina non era riuscita a scordare quella sera. Ogni volta che disegnava quella scena, provava nausea e voglia di piangere. Ma resisteva, perchè il desiderio di vendetta era più forte del disgusto. A volte la pioggia piangeva sul suo lavoro e lei era costretta a ripetere la scena. La consolava il pensiero che alcune donne avrebbero visto e capito. Erano le più generose. Le sorridevano e lasciavano qualcosa per lei. L'aiutavano a portare a termine il suo piano. La strada era tanta e occorrevano tanti gessetti.

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isa ha votato il racconto

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Tristezza e speranza sono i due gessetti di questo quadro bellissimoSegnala il commento

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Russo Francesco Saverio ha votato il racconto

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Salvatore Russo ha votato il racconto

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Bravissima!! Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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