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Avventura

La Strada verso la Spiaggia Iperurania

Pubblicato il 06/02/2020

Ariminum Circus. Stagione 2: "Where Is Where" – Ogni giovedì, solo su Typee! Episodio 3.

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24 Voti

«Maestro, qual è la strada per arrivare alla Spiaggia Iperurania?» domandò Jay, uscendo da una grotta sulla riva del mare. Nel mentre salutò con la mano il Custode, che gli rispose affannato: «See you later, as vedèm, burdèl!». 

Poi Tim si allontanò più in fretta possibile, borbottando: «Lè terd, it's late, lè terd, dammit!». Intanto consultava un orologio da panciotto, che però era privo di lancette. Arrancava sulle protesi argentee come un coniglio sovrappeso o ferito per andare ad aprire i cancelli dell’Asilo Kandiskij. 

Anche se non era distante, dall'imboccatura della grotta, a ridosso di un boschetto, si intravedeva fra le fronde degli alberi solo una piccola parte dell'edificio spuntare al sommo di una duna affacciata sulla grande laguna nera di Ariminum – la porta di una casa arcigna al primo piano e una cupa finestra semi aperta al secondo. Dietro al vetro della quale si intuiva la sagoma di una lampada dei primi del Novecento, con il paralume liberty di vetro decorato appoggiata su uno scrittoio. La frangia di cristallo giallastro, frastagliata come una vecchia dentiera, baluginava nel buio. Un'illusione ottica: era l'ultimo guizzo fiammeggiante della spada laser di un temerario Angelo Portatore di Luce Jedi, precipitato in quel luogo, a rifletterla su uno specchio che Roy Lichtenstein, si diceva, aveva affisso personalmente nelle profondità della stanza. 

Da quello scorcio – un pertugio non più largo di quello attraverso cui Anthony Perkins spia Vera Miles fare la doccia – l'Asilo, in breve, aveva una sinistra, per quanto fantascientifica, se non fumettistica, somiglianza con l'hopperiano Bates Motel di Psycho. A peggiorare le cose, ci fu l'improvviso squillo della campanella segnalante l'inizio delle lezioni, che, dalle casse Bose poste in cima al tetto, sulle ali del vento arrivò fin lì: il Piccolo Ed – tecnico informatico part time del Comune – l'aveva dotata di una suoneria che riproduceva il Profondo rosso dei Goblin.


Il ragazzo era nudo, il suo corpo muscoloso e abbronzato scintillava alla luce fredda del Sole invernale. Raccolse un asciugamano firmato da Carlo Carrà, dimenticato o forse trasportato dalla burrasca della notte precedente sul ramo tronco di un pino marittimo. Era piuttosto in alto, ma, grazie al suo metro e novanta di altezza, Jay non ebbe difficoltà ad afferrarlo.

Si cinse i fianchi con quell'indumento ridotto e poi aggiunse: «Voglio andarci con Helen e Daisy. Dicono che gli Artisti Dannati si nascondano da quelle parti». Pablo Picasso, Roy Lichtenstein, Walt Disney, Eiichirō Oda... Jay era deciso a scovare almeno una delle mitiche figure che fin da bambino visitavano i suoi sogni.

«La Spiaggia Iperurania è vicina, vicinissima. Al tempo stesso è lontana, lontanissima. Per scorgerla devi abituare lo sguardo».

Il Maestro sedeva sotto un olmo secolare, sul bracciolo di una poltrona Frau color senape. Pareva il burattino di uno Sceicco Bianco in groppa a un destriero. Le gambette, su cui s’innestava il monumentale busto, non arrivavano a toccare terra, accentuandone la somiglianza con i pupazzi che costruiva nella soffitta del Grand Hotel, adattata a laboratorio di falegnameria. “Non c'è differenza fra le macchine costruite dagli artigiani e i corpi che compone la natura se non questa: che gli effetti delle macchine dipendono dall’azione di tubi o molle tanto grandi da essere visibili, mentre i tubi e le molle che producono gli effetti naturali sono troppo piccoli per essere percepiti” scrisse in Pinocchio Reloaded – saggio autobiografico con cui aveva vinto il Premio Dos Passos per la Salvaguardia della Cultura Orale. Riconoscimento riservato agli audiolibri interattivi che non avevano ricevuto alcuna pubblicazione in forma scritta, sia nella tradizionale modalità analogica, cartacea, sia in digitale (ebook, blog, social network, eccetera). Il suo autore riteneva del resto perniciosa la scrittura: «chi crede di poter tramandare una conoscenza affidandola all’alfabeto e chi a sua volta l’accoglie supponendo che dallo scritto si possa trarre qualcosa di preciso e di permanente, deve esser pieno d’una grande ingenuità» aveva affermato nell'introduzione (rigorosamente vocale, con il solo accompagnamento di una colonna sonora creata ed eseguita da Luigi Einaudi).


Jay non poté fare a meno di fissare lo sguardo sui grotteschi arti inferiori del Maestro. Appena coperti dall’ampia veste candida raccolta in grembo, quasi rachitici, quando era in piedi formavano con la stoffa un basamento che sembrava indispensabile per sostenere il tronco tozzo e le braccia lunghissime – perfette per arrivare a tirare i fili di tutte le numerose marionette che animavano le complesse rappresentazioni da lui inscenate ogni domenica sera alla Fortezza Bastiani gratuitamente (o, meglio, in cambio di qualche bottiglia di Stolichnaya Gold all'aceto balsamico che spartiva con gli amici). Ma non aveva nulla del Mangiafuoco: piuttosto c’era in lui quel qualcosa di caldo e simpatico degli asini, dei buoi o di alcuni cani.

«Jay, sai di essere il mio discepolo preferito, ma per arrivare alla Spiaggia Iperurania devi concentrarti».

Lui tornò a guardare gli occhi acquosi, tondi e marroncini del Maestro. Non era bello. Ma la sapeva lunga sulla vita, l'universo e tutto quanto. Per questo lo calamitava tanto quanto, con poche eccezioni, disprezzava il resto dei suoi ammiratori. Che, dal canto loro, si meravigliavano – e si rodevano dall'invidia– per l'intimità con cui quei due, all'apparenza così diversi, per non dire agli antipodi (l'anziano e il giovane, il saggio e lo scapestrato), bevevano dallo stesso bicchiere di vodka, si esercitavano con le freccette e si ritiravano insieme a tarda ora sui lettini a bordo spiaggia, scomparendo nelle tenebre. Rantoli e vagiti erano coperti dallo sciabordio discreto delle onde accarezzate dalla Tramontana.


«Andando in direzione del porto, lungo un sentiero in riva al mare disseminato di rovine – ruderi e tempietti classici – ti imbatterai in un gruppo di cavalli candidi, marmorei, che sembrano vagare liberamente, selvaggi: ma, facendo attenzione, vedrai che portano tutti sulle coscie il marchio dei loro proprietari, una bocca rossa che fa la linguaccia. 

Poi ti imbatterai in una squadra di archeologi, nella posa semisdraiata dei sarcofagi etruschi: sono chiusi in uno spazio angusto, un cubo di vetro, e sembrano schiacciati dal peso delle loro stesse viscere fatte di capitelli, sassi e antichi fiumi. Sotto l'occhio ammiccante, inscritto in un triangolo, del manichino posto all'apice di un obelisco, strisciano su un tappeto di sabbia salmodiando l'antica preghiera ariminense: «We've got to get in to get out! We've got to get in to get out!». 

Infine troverai una Musa Inquietante a sorvegliare l’ingresso della Spiaggia. Sarà vicina a un cartello rettangolare recante la scritta: "Vietato l'ingresso a chi è digiuno di Geometria". Farà qualche domanda per verificare le tue conoscenze anche di Matematica Applicata, specie alla Musica. Armonia, scale greche, lettura pianistica. Non avrai problemi a risponderle, credo». 

Un lampo accese gli occhi turchesi di Jay. Si sentiva sicuro di se stesso. Non a caso era stato definito dal mensile Amarcord That Melody Maker "il più sfrenato, il più arrogante e il più violento fra gli avanguardisti della scena underground ariminense". Una valutazione un po' eccessiva, anche se non troppo lontana dalla verità, del fondatore e batterista di un'orchestra di liscio divenuta leggendaria per le cover in chiave hipster di pezzi degli Skiantos.


«Quindi potrai proseguire. Dapprima vedrai delle ombre; poi le immagini riflesse – nell’acqua che scaturisce da una sorgente perpetua – di un cigno a strisce arancioni, un pesce sabbia multicolore, un pallone rosso (un Tango) e una cabina mobile azzurrina, che sembra appoggiata sul pavimento verdeggiante del mare; e finalmente nuotatori erculei che solcano le onde senza nulla addosso. Più distanti, surfisti dotati di casco con action camera – inserita nella maschera Oakley Airwave, che dà l’impressione di stare davanti a uno schermo 3D – riprendono le proprie cavalcate mentre ascoltano i Metallica fare a pezzi le Valchirie di Wagner. 

Altre persone immobili sulla terraferma li osservano».

Il Maestro fece una pausa per verificare se Jay lo stesse seguendo. Spesso gli doveva tirare le orecchie: pur amandolo, la sua svagatezza era indisponente, al pari della sregolatezza e dell'incoercibile tendenza a imbastire impossibili relazioni con donne che nel migliore dei casi lo trattavano alla stregua di un toy boy. Quella Daisy, ad esempio, sembrava l'ultima di una lunga serie, di cui non si vedeva la fine.

Il ragazzo, nonostante lo sguardo trasognato, era vigile. Il Maestro incantava Jay ancor più del vecchio Sileno della pineta quando suonava con il flauto, amplificato dai 300 watt di un Mcintosh risalente agli Anni Settanta, le Rocky Road Variations di Bach stando in piedi su una gamba sola, a imitazione di Krishna. 

Ascoltando il Pescivendolo, il Piccolo Ed, il JubJub, il Roc o il Capitano durante le interminabili discussioni che si svolgevano alla Fortezza Bastiani fino all'alba, Jay ne apprezzava l'eloquenza; ma, di fronte al Maestro, si sentiva sempre il cuore in tumulto – irritandosi, perché capiva di trovarsi nella condizione di uno schiavo. Certe volte arrivava a pensare che non valesse la pena vivere così, in un tale stato di soggezione. Si vergognava di riuscire a risolvere il conflitto solo ricorrendo al proprio fascino per sottomettere l'interlocutore. La ragione gli suggeriva di evitarlo: gli risultava tuttavia impossibile, era come cercare di sottrarsi al canto delle Sirene senza essere Ulisse. O condurre il cavallo nero della sua anima concupiscibile, troppo concupiscibile, verso l'alto. I due erano così prigionieri di un'attrazione reciproca da cui entrambi avrebbero voluto evadere: ma, affini agli uomini incarcerati nella caverna di Platone, non ne avevano la forza. Continuavano a essere soggiogati dallo spettacolo di ombre di cui loro stessi erano gli attori, come le bestie dalla cetra di Orfeo – almeno finché il Trovatore stanco (di più, stremato dal Tempo) avrebbe abbandonato lo strumento, avendo concluso il suo compito mortale di cantastorie.


«Le persone ferme sulle riva del mare sono distinte in due gruppi: tecnoentusiasti e neoluddisti. 

I primi sono stretti in cappotti che sembrano aver subito una mutazione genetica. Lana Merino e wearable, tessuti giapponesi e sensori, chip per la connessione Bluetooth e cristalli convivono in un caos cyber-romantico: techno urban a motivi ripresi da circuiti stampati su cashmere biodegradabile (Cucinelli), allacciato sbilenco con bottoni da dieci giga di RAM (Balenciaga), simil plaid con funzionalità Sveglia (Missoni), coloratissimo per runner con scarpe smart (Emporio Armani), vittoriano domotico, celeste per dialogare con Google Home, rosa per Amazon Alexa (Valentino), vestaglia pelosa su pelle di pecora elettrica (Zara-Royal Melbourne Institute of Technology), coccodrillo in Cloud (Uber goes to Lacoste), pitone ipnotico linkato a un database di cinque milioni di alimenti, da cliccare per sapere quante calorie sono state assorbite (Bulgari feat. Jimmy Wales).

I neoluddisti esibiscono tutti la medesima divisa: caban in doppio petto, chiusi da dischetti madraperlacei cesellati come stemmi araldici, indossati sopra pantaloni da cavallerizzi e abbinati a gilet coperti di ritagli identici a quelli di una valigia-reliquario decorata da Sean Scully. 

Gli uni e gli altri portano Ray-ban neri da cui non si separano mai, neppure di notte».

Il Maestro scrutò Jay, per assicurarsi che avesse compreso le istruzioni. Jay alzò il pollice destro con la solennità di un imperatore romano che digita il suo like alle foto di uno spettacolo gladiatorio: «Tipo Blues Brothers, I got it».

«Esatto. E proprio come Jake ed Elwood sono in missione per conto di Dio».

Jay si stava innervosendo. Le ragazze lo aspettavano e la lezione si prolungava. La sintesi non era fra i doni del Maestro. Avrebbe voluto finirla in fretta, ma la curiosità prevalse: «In cosa consiste questa missione?».

«Contemplare, semplicemente questo, contemplare coloro che nuotano nel Mare Bianchissimo della Verità. Quando arriverà il momento, le otto Sirene Alate suoneranno la Musica delle Sfere e loro si evolveranno».

«Come dei Pokémon?».

«Più o meno. Chi avrà visto il maggior numero di nuotatori si trasformerà in una persona amica del sapere e del bello, o dei Muse.  Il secondo, sarà un re, o una regina, che rispetta la legge, abile in guerra e adatto al comando – un eroe, ma solo per un giorno. La terza persona in graduatoria sarà versata in economia e studierà statistica a Cambridge con Brian Eno. La quarta amerà le fatiche, o praticherà la ginnastica, o si dedicherà alla guarigione dei corpi. Tale e quale a Madonna, insomma, sarà in grado di fare più o meno tutto, tranne cantare. La quinta è destinata alla vita di un indovino o di un iniziatore ai misteri. Un Alice Cooper, diciamo. Alla sesta converrà la vita del poeta – morirà quindi giovane e pazzo, ma gli amici, che abiteranno a Londra, New York o Pompei, fra un acido e l'altro vivranno nel desiderio che lui sia là insieme a loro. La settima avrà il destino del fabbro e dell'agricoltore. Passerà la giornata a suonare Born in USA usando al posto della chitarra una zappa – e una scure in luogo della batteria. All’ottava spetterà la vita di un avvocato genovese; e dal quel momento avrà una faccia un po' così. La nona tiranneggerà tutti gli altri – sarà il Direttore Commerciale di Apple Music».

«Ma cosa devo fare io?».

«Esaminali tutti con attenzione; con l’occhio della mente, vai oltre le differenze apparenti; poi attendi fino al crepuscolo. Quando il Sole scoccherà i suoi raggi più verdi, la Spiaggia Iperurania si svelerà nella sua abbacinante Bellezza, priva di zone oscure. Ma solo con la guida di un Artista Dannato potrai percepire l’Essere che realmente è: senza colore, senza forma e invisibile – in un maestoso silenzio».

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Grissinotunatuna ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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Philostrato ha votato il racconto

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in parte d'accordo con esteban, però il citazionismo è il tuo granmarchio! fosse più breve, la visualizzazione sarebbe più forte.Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

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Fuor d’ogni dubbio la capacità. Abiti però molto eleganti ed elaborati (per me).Andrebbe un po’ “spogliato”. Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Piaciuti i riferimenti al cinema, meno tutti i marchi citati. Più fantasioso nelle descrizioni, rispetto alla prima serie. Passaggio meritatSegnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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L'impianto è buono, e stilisticamente forte, ma la densità di immagini, situazioni, personaggi non lo rende agevole, suddividerei in partiSegnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Anche x me meno citazioni please :-)Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Anche gli Skiantos erano dei burdèl quando cantavano "mi piacciono le sbarbine". Piaciuto...stile impeccabile, con variazioni sul tema.Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

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Malgrado la tua abilità narrativa lo trovo anch’io troppo pieno di citazioni. Comunque complimenti scrittore :)Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Anch'io come altri lettori, fatico un poco a seguire la trama, colma di riferimenti e rimandi. Scrivi bene, benissimo.Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

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Parzialmente con Graograman: aggiungo l'ammirazione per la complessità "architettonica" che imputo alla trama, e al lessico. Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Bello. Tanti echi platonici.Segnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

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Hai grandi doti. Io però fatico a seguirti e mi perdo l'elemento legante, scivolando nei dettagli senza ricavare un'immagine complessiva.Segnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

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Allora mi tengo il giovedì libero. Assolutamente. Ottimo!!Segnala il commento

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Zeta Reader ha votato il racconto

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bello! aspetto il prossimo mercoledìSegnala il commento

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Tella ha votato il racconto

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esteban espiga ha votato il racconto

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occhio, Federico :) Il citazionismo isterico che ti divorava all'inizio è tornato e qui rischia di sopraffare uno stile splendido. pàcatiSegnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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RoCarver ha votato il racconto

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Editor

Sei una miriade di citazioni!! Segnala il commento

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Editor

Forse stavolta un po' troppo lungo, ho fatto un po' fatica... Ma mi son piaciuti i riferimentiSegnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Adesso me lo rileggo perché sarà anche un serial, ma non è per nulla 'usa e getta'. Strawow! :-)Segnala il commento

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nadelwrites ha votato il racconto

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di Federico D. Fellini

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