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Narrativa

La tribù

Di Loretta 68 - Editato da Loretta68
Pubblicato il 09/06/2021

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La pioggia mista a neve prese a scendere fitta come gocce di banana, mentre da sotto alla pensilina della fermata dell'autobus mi misi a cercare un'altra sigaretta dopo la prima spenta da poco.

Strano,ma al mattino sembra brucino più infretta, pensai.

Ad inizio settimana sono più nervosa, ancor più quel lunedì mattina a causa della macchina che non mi partì. Guardai la gente infreddolita stretta nei cappotti, l'aria ancora stropicciata, il fumo caldo uscire dalla bocca, poi sbucò dalla curva l'autobus blu e ci preparammo tutti.

Dopo un breve tragitto, in via Mazzini intravidi l'edificio bianco.

-Lì ci stanno i matti! Avevo sentito dire da qualcuno.

No, niente affatto, lì ci lavoro io e di matti non ce ne sono.

Dopo aver giustificato alla direttrice il motivo del mio ritardo andai di corsa al secondo piano, quello dei più giovani, 

lì il tempo scorre più veloce che con gli altri. Qualcuno parlava, qualchedun altro girava per i corridoi, altri mangiavano ancora i biscotti rotondi che offriva la casa. La mia collega Gianna mi disse di andare da Lina che agitata picchiava le mani sul muro. Era una ragazzona alta con gli occhiali e la faccia buona e da tranquilla sembrava la persona più normale di tutte, ma quando le cose nel suo mondo prendevano una piega diversa lei non le accettava.

-La bambola, la mia bambola, cercala ti prego, me l'hanno rubata gli alberi!

Prese a dirmi cose strane, tipo che loro sono delle case, che lei ci era entrata, poi sono arrivate le ombre, quelle cattive ed allora le foglie le avevano smesso di cantarle le loro canzoni. Incominciai così a cercare quella bambola, con un vestito fatto di fiori secchi, foglie di granoturco e di piume arancioni che lei credeva fossero di upùpa. Io ed altri guardammo dappertutto, dentro agli armadietti, sotto ai cuscini e nei posti più impensabili, ma niente. Che fossero stati davvero gli alberi? ...Pensai.

In mezzo a quella tribù vidi Giovanni, con l'aria smunta e la chioma riccioluta che guardava fuori dalle grate. Qualcuno mi disse che il suo problema stava nell'emozioni, ed in effetti in due anni non lo vidi mai piangere, nè ridere o parlare. Lui osservava e basta, tutti al solito modo inespressivo. Nel trambusto passai davanti alla stanza 19, e vidi Charlotte. Non avrei dovuto lo so, ma il mio cuore impazziva per lei.

Era bellissima, la figlia che avrei voluto, con gli occhi blu ed una bionda treccia spessa spessa sino al sedere, ed una grazia tale che persino i suoi pensieri diventavano farfalle leggere. La sorpresi a scrivere, e quando mi vide mi sorrise con una dolcezza di luce pura che illuminò ogni cosa. Ricordo che lei amava i vestiti larghi, quando l'indossava con la sua sagoma lunga e sottile prendeva a ridere e a girare da sembrare un girasole.

-Che fai ? Le chiesi

-Scrivo perchè il dottor Giorgetti dice che mi fa bene

-In che senso?

-Nel senso che così interrompo i sogni, quelli ad occhi aperti

-E funziona?

-Uhm....Solo qualche volta

Poi mi guardò e mi fece segno di avvicinarmi ancora.

-Sai mi sono fatta un amico

-Davvero?! Ed è di questo piano?

Lei mi guardò ma non mi rispose e continuò a parlarmi di altre cose.

-Tu non hai mai avuto un guscio, uno di quelli per metterci tutto ciò che vuoi?

-Il mio amico mi ha detto che nel suo ci ha messo l'oceano, e che ci son persone che non crederesti mai a tutte le cose che avrebbero da dire ed invece se le tengono tutte là dentro.

Sai perchè le tartarughe non vanno mai leggere?


Perchè sotto a quel coso si portano tutto il loro universo con le galassie intere, e che quell'armatura serve per difendersi dalle cose brutte che fanno gli altri.

Sai, io le piaccio, perchè dice che quando qualcosa gli piace sente una vibrazione luuunga con un brivido forte.

Quando stiamo insieme lui non smette più di tremare, ed anche se l'ho visto non li ho detto niente.


Guardai Charlotte così innamorata che cambiò anche il tono della voce.


 Fu solo qualche giorno dopo che capii, quando la vidi insieme a Giovanni che giurai di averlo visto parlare. Bellissimi pensai, chissà come starebbero bene fuori. Tutto sommato mi sentii felice. Lina riuscì a ritrovare la sua bambola, che per tutto il tempo aveva dormito sotto ad un letto al piano di sopra, inspiegabilmente.

Giovanni parlava e parlava con Charlotte ma senza farsi vedere, lei scriveva ancora e sognava più raramente, o forse solo più nascosta.

Per via di Giovanni non era più sicura se di sognare voleva per davvero smettere.


Mi rigirano ancora in testa le parole che un giorno Lina mi disse.

-Se vuoi sentire come cantano gli alberi devi innalzarti sino alle loro cime, e superandoti in altezza devi ascoltare con le orecchie di dentro,

e se vuoi capire le loro canzoni tu le devi cantare co me le can ta no lo ro!




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Grazie per così poco 🥰Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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Ben fatto, piacevoleSegnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

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Forse ha ragione Katzanzakis... i verbi imprimono movimenti e sospensioni, pause e luoghi di riflessione. Bella atmosfera, però...Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

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Katzanzakis ha votato il racconto

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Rivedrei forse il tempo dei verbi, ma il racconto vive di un fascino naturale, legato alla pesante leggerezza dei pensieri.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Pieno di vita! Complimenti!Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Mi piacciono questi personaggi che vivono in un mondo tutto loro e guardano il mondo con occhi incantati. Segnala il commento

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di Loretta 68

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