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Narrativa

La Ventinove

Di fedigloria - Scritto da Esordiente
Pubblicato il 01/12/2020

C'è sempre una prima volta

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La Ventinove delle sette e dieci non arrivava mai puntuale, e l’unica volta che lo fece successe il vivamaria.

A noi delle Case Gambino la giornata già era partita male, perché stavamo ancora a palleggiare in cortile quando avevamo visto il suo muso arancione sbucare in fondo alla strada, e ci era toccato scapicollarci con gli zaini in mano fra le macchine e sbraitare all’autista per riuscire a salire.

A bordo c’era mezzo quartiere, come ogni mattina, e la solita puzza di sudore che bisognava tenere giù i finestrini anche se era febbraio. Io stavo vicino al finestrino, infatti, per tirare il fiato e anche perché ero capitato accanto a Ciccio Polizzi, che aveva sempre l’alito impestato.

A parte l’orario, però, era tutto normale e la Ventinove arrancava sculettando nel budello contorto di via Cruillas, in mezzo a una giungla di clacson e sotto un cielo blu che pareva finto, sbatacchiandoci a ogni colpetto di freno e facendoci ridere come cretini.

Poi però frenò di colpo, molleggiando a modo suo e con uno sbuffo perentorio, e mentre ancora ci ridevamo addosso l’abitacolo si riempì di santi, cristi e madonne, e chi era seduto balzò in piedi e qualcuno dai sedili avanti si segnò la croce.

La prima cosa che vidi io, veramente, fu il blu sulla faccia di Ciccio Polizzi e di Tonino Pasta, che era accanto a lui. Allora mi girai verso il finestrino, e riconobbi a stento piazza Lampada della Fraternità: con tutti quegli sbirri e quei lampeggianti pareva un telefilm americano. Sulla Ventinove si spingevano tutti per vedere e anche Ciccio mi venne addosso. In un attimo fui col petto contro il vetro e la testa mezza fuori. 

Per questo la vidi, la scarpa. Era un mocassino marrone con un pezzo di calza bianca che sbucava da sotto un lenzuolo, e mi sembrò uno sbaglio, perchè il piede pareva andarsene per conto suo. E poi vidi la mano, e anche quella fuoriusciva dal lenzuolo tutta storta, con il pollice divaricato e le altre dita accartocciate sull’asfalto. Mi ci volle qualche secondo per rimettere insieme i pezzi. Ma che è, un cristiano? Minchia, picciotti, un morto è!

Era il mio primo morto, quello. Li vedevamo i morti, alla televisione. Vedevamo i lenzuoli e le coperte buttati sulle strade, le pozze di sangue, i pezzi di vetro, i poliziotti con gli occhiali scuri e i baffi, sempre accosciati sul marciapiede a cercare chissà che. Tutti i giorni, li vedevamo. Ma quello era il mio primo morto.

La Ventinove pareva un elefante azzoppato, tutta inclinata dal lato del morto. E tutti allungavano il collo e ognuno diceva la sua. Che fu, 'na macchina? Mischinu…Nonsi, l’ammazzaru. Ah Marunnuzza, morto ammazzato è…? Anche Tonino Pasta s’era messo a fare l'esperto, Ci pistò i piedi a qualcuno, 'ddu fissa, che lui di morti ammazzati ne aveva già visti tre in un colpo solo, perchè suo padre lavorava in zona porto e quella volta che se l’era portato appresso l’avevano scampata per un pelo. Ciccio invece s’era ammutolito ed era più bianco del lenzuolo, perchè lì davanti c’era la merceria di suo zio Michele, e lo sapevano tutti che apriva presto, e capace che quella scarpa era la sua.

Alla fine la Ventinove si rimise in moto, e mentre a passo d’uomo si faceva largo tra le sponde di curiosi e lampeggianti continuai a fissare dall’alto il mio morto, e me lo guardai come si deve fino a quando non ne rimase niente.

A scuola, comunque, ci arrivammo in ritardo anche quella volta. Alla prima ora fu tutto un parlottare di sangue, di morti ammazzati e di sgarri, e Ciccio sparì per mezz'ora in bagno e poi si fece venire a prendere da sua madre. Alla seconda ora, però, avevamo ginnastica, e la Santino ci lasciò giocare fuori, ché con quel sole pareva un peccato mortale seppellirci in palestra e noi avevamo l'argento vivo. 

Appena fischiò la conta Tonino mi strizzò l’occhio e barò per finire nella mia squadra, e per la prima volta, sotto quel blu assurdo, non prendemmo neanche un gol.

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Commenti degli utenti

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Bellissimo racconto. Riesci a raccontare con personalità, efficacia e stileSegnala il commento

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arsenotelo ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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MeAlCubo ha votato il racconto

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Valentinacomesai ha votato il racconto

Scrittore

Splendido e coerente dall'inizio alla fine. Condivido in pieno il commento di AnnalisaSegnala il commento

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Bennuzza74 ha votato il racconto

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Annalisa Maitilasso ha votato il racconto

Scrittore

É un testo magistrale, secondo me. Hai azzeccato il tono, il tema, il punto di vista, il registro, i dialoghi in dialetto. Ho vissuto l'incredulità davanti al mocassino sbilenco e anche il cambio repentino di interesse quando a scuola si può andare a giocare in cortile. E in sottofondo, con tocchi leggeri, la storia di Ciccio Polizzi. Bravissima. Davvero bello. Uno dei migliori che ho letto su Typee. Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente
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Cecilia Cerasaro ha votato il racconto

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eyepizzapie ha votato il racconto

Esordiente

Viene fuori benissimo il punto di vista del ragazzo, che registra tutto con curiosità e ingenuità. Molto bello.Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Posso dirlo? Da applauso. Bella la storia è la scrittura, tutto. Con calma puoi limare le pochissime espressioni cliché, tipo la giungla di clacson e qualche piccola altra cosa. Ma davvero un bellissimo racconto.Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Scrittore
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Fabio Reato ha votato il racconto

Esordiente
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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente
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di fedigloria

Scrittore
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