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Narrativa

La vicina

Pubblicato il 13/06/2018

Luisella è quella vicina che tutti vorrebbero non avere. Spunta dal nulla, osserva ogni mossa, giudica chiunque e cambia l'arredamento alle due del mattino.

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Ogni giorno, da sessant'anni, Luisella si alza alle sei del mattino. Non le serve la sveglia. Riempie la lavatrice con i vestiti del giorno prima, una tovaglia, tre asciugamani e due canovacci. Matteo, suo figlio, le ha detto che basterebbe farne una a settimana, che inquina e che il Pianeta è malato, ma a lei non importa. Ormai non ci starà per molto su questa terra e le piace il profumo di lavanda della biancheria pulita. Inoltre suo figlio, da quando ha sposato quella là, non è più come prima ed è tutto un ecologia qua e un mangiare sano là.

Mentre il cestello gira, fa colazione con il caffè d'orzo e gli avanzi del pane, lava tazza e cucchiaio e li lascia ad asciugare. Guarda l'orologio: le sei e mezza. Secondo l’amministratore dovrebbe aspettare le sette per cominciare le faccende domestiche, ma Luisella ha sempre fatto così e se la Zanchi, quella di sotto, si dovesse ancora lamentare, le butterà giù dell’acqua bollente. Passa l’aspirapolvere e rassetta tutte le stanze. Non ce n'èalcun bisogno, tutto è immacolato e odora di disenfettante. Ascolta la radio e alza il volume per sentire meglio. Dei colpi da sotto. Luisella sorride. In risposta sbatte gli stracci impolverati dalla finestra.

Si lava e si veste. Esce in terrazzo e si mette a guardare la gente che passa. Mimì miagola e si struscia contro la sua gamba. Le prende il coniglio, come tutti i giovedì. Venerdì le dà il pesce e domenica le crocchette perchè è la festa del Signore anche per i gatti. Sgrana il rosaio e prega sottovoce. Si alza e controlla la lavatrice. Mancano ancora dieci minuti e aspetta in silenzio fissando l’oblò. Poi riempie il cesto con la biancheria umida. Il suo profumo le strappa un sorriso.

“Buongiorno Francesca! Oggi non lavora?” chiede Luisella inforcando gli occhiali.

Dal cortile la vicina trasale come un bambino beccato con le dita nel naso e si giustifica: “No, ho preso un permesso.”

“Per cosa?”

“Devo rinnovare il passaporto.”

Luisella fa una smorfia. "Sempre in vacanza, eh?"

"Beh, ma a dire il vero è per lavoro."

Luisella fa spallucce e si china verso il cesto. I giovani sono tutti bugiardi e quando li cogli in fallo inventano scuse inverosimili.

Antonella apre gli scuri e le fa un cenno con la mano. Neanche si degna di salutare per bene. Gente senza educazione. Più tardi la vede passare nel cortile, la chiama e le indica il pallone da calcio del figlio. Quella finge di non capire.

“Guardi che è da ieri pomeriggio che è là!", dice spazientita.

“Ah. Vabbé, lo toglie Michele!”

“Dica a suo figlio di farlo o non lo vede più!”.

Antonella alza gli occhi al cielo, sospira e se ne va.

Verso le dieci Luisella scende le scale per andare al mercato. Sotto la casetta della posta c'è un passeggino. Non ricorda più quante volte ha detto alla Marchetti di portarselo via. Se lei e il marito si fossero comprati un appartamento al primo piano, come aveva fatto il suo povero Daniele, non sarebbero dovuti salire fino al quarto con bambino e passeggino. Il loro problema è la pigrizia. Lo prende e lo butta vicino ai bidoni del secco. Se lo porteranno via con l’immondizia, forse capiranno che, lasciato là nell’atrio, sembra proprio spazzatura.

Al mercato nota il solito accattone che, appena la vede, sputa per terra e la maledice. Lei si fa il segno della croce e avverte un vigile della sua presenza. Sente di aver contribuito al decoro del quartiere.

Due ore dopo, nel tragitto verso casa, si sente strana. Appoggia la spesa e si siede su una panchina. Respira a piccoli soffi. Le gira un po’ la testa.

“Mi scusi...” chiede a una signora che passa.

“Non ho tempo!” le risponde quella accelerando il passo.

La gente non ha più compassione per il prossimo. Luisella riprende la spesa e arranca fino al portone di casa. All’interno la aspettano la Marchetti, la Zanchi e l’amministratore. Urlano contro di lei, ma le parole le arrivano confuse. “Non mi sento bene.”, sussurra, ma i tre la braccano fino al pianerottolo, sbraitando e gesticolando. Apre la porta e Mimì corre giù per le scale. Non ha la forza di inseguirlo. Richiude a chiave dietro di sé. Si stende sul divano. La testa le gira ancora. Chiude gli occhi.


Quella sera Mimì trovò vitto e alloggio dalla Zanchi, che si era convinta che quella strega non sopportasse più neanche lui.

Al quinto giorno di silenzio mattutino tutti pensarono che fosse morta. Il figlio, avvisato della possibilità, si precipitò nell’appartamento.

La trovò sdraiata sul divano alla luce di una lampada a stelo. Era spettinata e in camicia da notte. Assorta nella lettura di un giallo di Camilleri - passione del marito Daniele - non aveva neppure girato la testa all'arrivo del figlio. Piatti, tazze e bicchieri sporchi giacevano alla rinfusa sul tappeto. A portata di mano la pila ordinata dei libri da leggere e il monte confuso di quelli letti.

“Mamma! Tutto bene?”

“Sì, mai stata meglio! Visto che sei qua, Matteo, fammi una cortesia: organizzami un viaggio in Sicilia. Mi è venuta voglia di pasta con le sarde.”

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LOU ha votato il racconto

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matteo giordano ha votato il racconto

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Paolo Fiorito ha votato il racconto

Scrittore
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di Nishikigoi

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