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Narrativa

La zecca

Pubblicato il 15/09/2020

Toccare per scoprire ed essere vivo.

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Clotilde al mio ordine si spoglia, sfoggia un completino intimo di pizzo nero, audace per l’età, che non riesce a contenere la carne molle dei glutei da ottantenne. Si stende sul lettino a bocconi in attesa che inizi. Con un telo le copro i piedi dagli alluci valghi, poi i polpacci dalla pelle lattescente percorsa da vene grigiastre che si aggrovigliano nell’incavo del cavo popliteo, salgo sulle cosce cadenti increspate dalla cellulite, poi sgancio il reggiseno. La pelle attempata sprigiona un profumo di crema idratante al sandalo e patchouly che mi inebria. Da quella volta in cui le dissi che amavo le essenze calde orientali, non usa più intrugli dolciastri.

Prima che le dita vigorose stabiliscano un contatto, da una boccetta di plastica, con un gesto preciso, faccio colare tre linee di unguento alla lavanda sulla schiena. Clotilde conosce bene questi preliminari, lo capisco dai fremiti leggeri: una foglia carezzata dalla brezza.

Comincio a trovare i punti contratti e dolenti. Tocco l’epidermide burrosa che cede come pasta per pane, le mani scivolano, pizzicano, stringono, premono, afferrano, impastano. Dopo poco la stanza è satura di vapori di lavanda, patchouli e delle nenie yogiche di Deva Premal. Il respiro della donna si fa più profondo: gode ad essere toccata, lo capisco, me lo ha confessato una volta, in modo velato.

Fremiti leggeri come brividi, mi percorrono il corpo e mi mettono di buonumore: mi eccita toccare questa carne, mi sento accolto.


I mei litigavano tra loro e alla fine, a turno, se la prendevano con me: ero la colpa del loro stare insieme. Straziato e in lacrime uscivo sul pianerottolo e suonavo a casa di Barbara: mi sorrideva e mi faceva entrare. Lei, cinquantenne delusa, viveva sola, io quindicenne inquieto, mi sentivo non amato, entrambi volevamo appagare i sensi, così diventammo amanti. Rapinosa è Barbara, cantava in quegli anni Enzo Carrella, quella canzone sembrava scritta per lei. Il suo corpo emanava il profumo della zagara che diventava caldo e salato dopo, quando sudati, restavamo abbracciati e schegge di luce filtravano dalle tende. Oggi potrebbe avere la stessa età di Clotilde.


Alla fine del trattamento aspetto alcuni minuti così che possa rientrare nella quotidianità. Apre gli occhi beata e piena di gratitudine. Prima di uscire mi lascia una lauta mancia, poi si avvia rinvigorita fuori dallo studio per andare a pagare la seduta.

Mi lavo le mani e apro la finestra per far cambiare l’aria.

Bussa il nuovo cliente, apro e ho davanti un tipo massiccio e stempiato: l’imbarazzo amplifica l’effusione del suo profumo all’oud. Dopo aver raccolto un’anamnesi per farmi un’idea su dove lavorare, lo faccio spogliare: è pieno di tatuaggi. Le mie dita sono attratte da tutte quelle cellule intrise di colore, fremono per andare a toccarle.

Ha la pelle grassa, decido di usare un olio di nocciola aromatizzato al limone e accompagnato dalle note di Circadian, le mie mani cercano di prendere confidenza con una carne compatta che sta sulle difensive. Tocco alcuni punti trigger sulla schiena e la corazza cade: finalmente è in mio possesso. Dai dermatoglifi dei polpastrelli mi arriva l’assortita consistenza di quel tappeto epidermico dipinto: mi piace e anche lui gradisca molto, lo sento dal respiro. La macchia rada di peli che ha in prossimità dell’osso sacro mi fa ricordare papà e automaticamente sento irrigidirmi e stringo la presa; un mugolio ovattato del paziente e torno a ciò che stavo facendo: cercare il piacere.


Io e Barbara fummo felici per tanto, forse quasi un anno, fino al momento in cui un aneurisma silenzioso si palesò. Si ruppe, proprio mentre facevamo l’amore: una smorfia e un rantolo, poi lei si trasformò in una bambola di carne calda. Provai a svegliarla, ma la sua pelle diventava fredda e bianca. Terrorizzato la rivestii. Sul collo, dietro l’orecchio, cercai ancora il suo odore, poi andai via, non dovevo essere lì. Adesso la mia vita è come quella di una zecca: sono vivo, solo quando sento l’odore e il calore della pelle capace di farmi raggiungere il massimo piacere.


Ho finito. Adesso l’uomo ha un aspetto più solare. È visibilmente eccitato, apre gli occhi, sorride e ammicca. Dalla mia espressione capisce che qui non è quel tipo di posto. Si riveste ed esce. Probabilmente ritornerà: è stato bene.

Mi lavo le mani e apro la finestra per far cambiare l’aria in attesa della prossima vittima.

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Dimostri la capacità di narrare la senilità del corpo, accettandone le imperfezioni e la decadenza, riuscendo quasi ad esaltarla, con amore, usando una leggerezza descrittiva, che la trasforma in una bellezza altra, inconsueta e rara, grazie alla sensibilità della tue mani, e alla tua capacità di "renderla" a parole.Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Wow. Bravissimo. Lo sapevo già, ma è una gran bella conferma.Segnala il commento

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marcello luberti ha votato il racconto

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Come dicono a Parigi... :-) leggerti è stata una vera libidineSegnala il commento

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Lorenzo V ha votato il racconto

Scrittore
Editor

Mi piacciono le descrizioni Segnala il commento

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Stefania Matarese ha votato il racconto

Esordiente
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Adriana Giotti ha votato il racconto

Esordiente

Quando la scrittura scatena tutti i sensi e ti lascia senza fiato. Mi fiondo a leggere tutto quello che hai pubblicatoSegnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Wow! Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

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Ondina ha votato il racconto

Esordiente

Originale potente e disgustoso. Però efficaceSegnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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Roberta Spagnoli ha votato il racconto

Scrittore

Preciso, tagliente; in una parola: forte! complimenti!Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente

Piaciuto Segnala il commento

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Helena ha votato il racconto

Esordiente

Molto riuscito x me Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Roberta ha votato il racconto

Esordiente

superolfatto e supertatto.Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente

Non amo il soggetto ma è scritto magistralmente. Un vero capolavoro letterarioSegnala il commento

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Laura Camposeo ha votato il racconto

Esordiente
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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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Niccolò Meoni ha votato il racconto

Esordiente

Mi è piaciuto parecchio e al tempo stesso mi ha disgustato.Segnala il commento

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di Gef Coco

Esordiente