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Narrativa

Lacrima

Pubblicato il 29/12/2017

Della facilità del piangere. Della difficoltà del piangere. E di Clint Eastwood.

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- Ripeti.

- Cosa?

- Lo sai benissimo.

- Stai usando quel tono minaccioso.

- Quale?

- Questo!

- Ripeti se hai il coraggio.

- Magari non ho il coraggio.

- È il colmo.

- Cosa?

- …

- Non guardarmi così.

- Tu che dici a me

- Facciamo che non ho detto niente

- Che sono

- Io non ho detto che sei niente

- Sono poco sensibile.

- Non l'ho detto!

- …

- Solo, che non piangi mai.

Era vero. Lei non piangeva mai.

Era una questione di ghiandole. La ghiandola lacrimale principale stava sopra l'occhio, un po' defilata. La sua era secca.

Era plausibile, no?

E ora, o almeno un minuto fa, erano accoccolati sul divano – o almeno lei era accoccolata, lui era rigido, in tensione, seduto come in aereo – a guardare il film, e il film stava finendo. Million dollar baby. La ragazza pugile è bloccata a letto, è un vegetale, la ragazza pugile vegetale ha il rapporto figlia-padre con Clint Eastwood, la famiglia della ragazza-figlia-pugile-vegetale è una merda, la ragazza-cameriera-pugile-vegetale-figlia-tuttelesfighe non potrà evidentemente più salire sul ring, o vivere, o mangiare la torta al limone, o sperare o boh. Clint Eastwood padre-burbero-allenatore la aiuta a morire.

Lui ha la faccia rossa, bagnata in punti che non dovrebbero essere raggiunti dalle lacrime, tira su col naso, non si nasconde. Si volta, la guarda, sorride. Poi dice:

- Tu non piangi mai.

Lui piange solo davanti ai film, o alle serie tv. O quando è morto suo padre, certo. Ma lei?

Non è questo il problema. Nemmeno la ghiandola, nemmeno la stupida ghiandola è il problema. C'è solo un vero grande problema.

Quell'altra.

Quell'altra piangeva. Continuamente.

Quell'altra, prima di lei, era un continuo lacrimare. Quell'altra aveva una ghiandola grande come una sacca vescicale.

E lui odiava il fatto che lei – quell'altra – piangesse ogni otto ore. Tre volte al giorno. Svizzera. Un orologio. Detestava tutte quelle lacrime, che doveva impegnarsi ad asciugare, a capire, a leccare via, lacrime inspiegabili, lacrime assurde, lacrime da farti venire una voglia di scappare via, da fartela sotto dalla paura, da pensare: e adesso?

Le aveva raccontato tutto, di quell'altra. L'avevano presa in giro.

E ora.

Tu non piangi mai.

Guardò fuori. Attraverso il vetro s'intuiva la Grande Città, i rumori attutiti sott'acqua, ma non pioveva. Avrebbe voluto che piovesse.

Il davanzale era vuoto. Da quando le era scivolato il geranio. Non l'aveva rimpiazzato. Nemmeno con una pianta grassa.

- Non fa niente.

- Non fa niente?

- Ognuno piange come, gli viene

- Grazie tante, Niagara.

- Voglio dire, è solo molto strano.

- Molto.

- Una lacrima.

- Vuoi una lacrima? Poi la fai finita?

- L'ho già fatta finita.

Perché era così importante?

Lei iniziò a spremersi gli occhi, o almeno fu quello che pensò di fare, strizzando le palpebre e irrigidendosi tutta, diventando rossa – e ricordava, ecco, be', un'altra attitudine, là in fondo a destra, sulla tazza del cesso – e pensando alle cose più tristi.

La cosa più triste che le venne in mente: tu non piangi mai. Con la voce di lui che, insomma, le piaceva tanto, che forse addirittura un po' amava. La cosa triste era che lei voleva piangere per puntiglio, per gelosia, e perché lui le stava rompendo i coglioni.

Le stava veramente rompendo i coglioni.

Provò una rabbia intensa e concentrata, come un buco nero. E lo odiò, tantissimo.

La ghiandola sputò. E una lacrima che sapeva il fatto suo, adulta, matura, indipendente, sbucò dal condotto lacrimale e si buttò nel mondo, impavida, come a dimostrare che lei non aveva proprio nessun problema a farlo.

Lui la guardò, un po' sconcertato.

Lei sorrise. Un attimo prima l'avrebbe preso a pugni sul naso, volentieri. Ora sentiva di amarlo un po' di più. Altre lacrime seguirono la pioniera, la ghiandola non era secca, la siccità era finita, eccetera eccetera.

Le lacrime caddero sulle mani, di tutti e due, furiose, giovani, per niente sdolcinate, per niente innamorate. Scivolarono giù, fino a terra, e continuarono a infilarsi nelle crepe, nelle fughe, bisognose di scavare, avide, durissime.

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