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Avventura

Le avventure di Pierino

Pubblicato il 15/12/2019

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“Mi fai male...Ti dico che mi fai male...Vaffanculo , cazzo , t’ho detto che mi fai male!”

Mi stava inculando da 10 minuti buoni senza preservativo ,a pelle ,l’animale.”Basta,ti ho detto!”Giratomi violentemente mi disarcionai di dosso quella bestia .

“Ma che cazzo fai?Sei impazzito?”Esclamò Paolo.

Non risposi;m’alzai da quella specie di luna park impazzito che era il nostro letto e andai in bagno.Era un periodo che non lo sopportavo più quello stronzo.Tuttavia era più di un anno e mezzo che stavamo insieme io e lui e tra alti e bassi la nostra relazione ancora resisteva.

Mi butto un po’d’acqua sul viso;lo specchio riflette la mia immagine mentre mi asciugo.Non sono poi tanto male : alto, folti capelli lisci neri pettinati alla Adolf Hitler,un paio di baffetti alla Clark Gable,e due occhi grigi e un naso dritto e affilato che costituiscono il mio punto di forza.Forse sono troppo magro , questo sì , e con le spalle e il torace a cui mancano dei centimetri in larghezza.

Ma permettete che mi presenti:”Mi chiamo Pietro Valecchi , detto Pierino . Ho 26 anni e da quello che mi ricordo la mia vita l’ho vissuta sempre da solo,anche quando erano ancora in vita i miei genitori.

Figlio unico e ciò nonostante nato per sbaglio,ho trascorso la mia infanzia accanto a babysitter di tutto il mondo,poiché il mio papino e la mia mammina erano troppo occupati a far soldi per trovare il tempo per starmi dietro.

Ancora mi ricordo di quella sera in cui stavamo cenando stranamente tutti assieme e io raccontai ai miei genitori che l’insegnante di religione m’importunava.Mio padre fece finta di non sentire e continuò a mangiare,mia madre invece reagì a suo modo a quello che avevo detto : afferrò il bicchiere del vino e mi gettò in faccia il suo contenuto,gridando di non azzardarmi più a dire queste cose orrende.

Avevo tredici anni,e poco alla volta da quel giorno cominciarono a cambiare molte cose nella mia vita.

“Pietro!Ci sei cascato, dentro quel cesso?”

“Non ti preoccupare,ora vengo .” E ora toccava a me farti il culetto,caro mio.


Tutti i risvegli sono uguali quì a casa mia, alla Casina della mora,sulle rive del lago Maggiore;ma lo spettacolo dell’alba sul lago dopo anni che lo vedi,non ti viene mai a noia.

Il mio compagno ancora dorme,io invece ho da fare.No,non devo andare a lavorare, ci mancherebbe altro! Quando ho ucciso i miei genitori avevo calcolato bene quanto mi sarebbe toccato in eredità .

.Il difficile è stato farlo sembrare un incidente ma per fortuna da un meccanico avevo imparato a togliere l’olio dai freni, cosicché papino e mammina mentre andavano ad una delle loro feste,in fondo ad un rettilineo in discesa,invece di affrontare la curva, andarono dritti finendo in una scarpata.

Avevo quasi diciotto anni allora.

Da casa mia alla sede della Caritas diocesana di Verbania, dove faccio del volontariato,ci sono circa dieci minuti di macchina . Certe volte mentre esco dal parco della mia villa, di fronte al paesaggio fatto di splendide ville rinascimentali , paesini aggrappati sulla china dei monti come gatti paurosi di bagnarsi e barche che solcano le acque del lago , mi chiedo cosa ho fatto nella vita per meritarmi tutto questo .

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Agatina ha votato il racconto

Esordiente

Il protagonista sembra mio cugino .Segnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

Sai che ad inventare soggetti hai idee! Solo a volte le butti là. Ma se le riprendi... Segnala il commento

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Ondina ha votato il racconto

Esordiente

Riscrivilo con più stile e cura e fai emergere fino in fondo tutto il dolore e tutta l’umanità di questo personaggio. Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore
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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Entri a gamba tesa cercando "l'effetto": ma è poco efficace e fine a sé stesso. Non basta una "inculata a pelle" per fare un racconto...Segnala il commento

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di Otorongo

Esordiente
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