Ci vogliono settantacinque centimetri lineari di un piano largo almeno quaranta, per fare un tavolo sul quale mangiare senza disturbare il commensale accanto, né quello di fronte.

Se poi ci vogliamo mangiare in due, basterà raddoppiarlo in larghezza e avremo un bel piano di  settantacinque per ottanta, che arrotonderei senz'altro a ottanta per ottanta.

La stessa proporzione vale anche per un tavolo a quattro posti: in questo caso rimarrà invariata la larghezza, mentre lo raddoppieremo in lunghezza, ottenendo una superficie di ottanta per centosessanta.

A questo punto potremmo anche goderci un film di qualità e mangiare durante la visione dello stesso.

Sono giunto a queste conclusioni dopo anni di misurazioni e rilevamenti, stufo di sedermi, il più delle volte, ad un posto non adeguato alle esigenze minime di un commensale medio, mentre cenavo in beata solitudine, guardando "Le conseguenze dell'umore" di tal Gatteo Marrone, che senz'altro i più di voi conosceranno. 

Di solito le esigenze che decidiamo di fare nostre, assumono una forma concreta e definitiva se riusciamo a  perpetrarle abbastanza a lungo da renderle credibili e necessarie a noi stessi, prima di tutto.

Una volta assimilate e trasformate, per l'appunto, in necessità, potremmo dedicarci finalmente a convincere gli altri di quanto siano insostituibili e fondanti per il nostro stile di vita, proprio come sto facendo in questo momento con voi.

Ma devo ammettere che la consapevolezza formale e sostanziale raggiunta in questo ambito, mi aiuta anche nelle relazioni interpersonali: la Pina è molto più contenta da quando ha capito che fare all'amore su due tavoli da quattro uniti nel senso

della larghezza, porta entrambi ad usare un rigore ed una fantasia fuori dal comune, assolutamente indispensabili per farlo sopra un piano quadrato di centosessanta per centosessanta rialzato di ottanta, senza cadere in terra.

Siamo due creature un po' cerebrali, è vero, e ci piace molto essere costretti a una minima di controllo anche quando amoreggiamo sul tavolo di cucina, ma questo è dovuto anche alle dimensioni del letto matrimoniale - centonovanta per duecentoventi - che si trova a pochi metri di distanza, nel quale, quando e come volessimo, potremmo dare sfogo a tutte le esuberanze posturali inespresse che avessimo accumulate sul tavolo di cucina.

Spesso sono le alternative, quelle che ci permettono di evitare manie o fissazioni, (parlo in generale) distribuendo equamente i desideri e le esigenze ( soprattutto quelle erotico-sessuali) all'interno di un ventaglio esperienziale ampio e libertario.

Ma a noi piace anche alzare il tiro, aumentando le complicazioni e i trabocchetti che rendono più divertente e appetitosa la copula erotica all'interno di un perimetro non sempre facili da rispettare.

Per cui capita che cominciamo a fare l'amore durante il pasto, approfittando  della tavola ancora imbandita e ricoperta dagli avanzi della cena o del pranzo.

Sere fa eravamo  giunti quasi alla frutta - due coppe di ribes rossi e banane, condite con zucchero di canna, pestato di lime, due foglie di menta e un goccio di Rum Anejo di 25 anni - quando, guardandoci negli occhi con malizia condivisa, abbiamo iniziato a bersagliarci con pezzi di frutta, finché, dopo qualche schermaglia preliminare, ci siamo ritrovati sul tavolo di cucina, giocosamente intenti a spappolarci addosso bacche di ribes gradevolmente acidule e pezzi di banana impregnati di Anejo, lime e menta.

Da lì è stato un attimo arrivare a confondere  i nostri corpi, senza più riuscire a districarli per un tempo che pareva non passare mai, avviluppati e presi com'erano, dalla tenzone amorosa in atto.

Ci siamo svegliati a notte fonda, e abbiamo fatto una doccia tiepida che ha cancellato tutti i profumi della serata.

Adesso sto scrivendo sul tavolo di cucina senza averlo sparecchiato e sento di nuovo gli odori che la doccia aveva cancellato: il profumo dolce dalla banana si è mescolato allo zucchero di canna assumendo i contorni di una melassa caraibica con una nota  gradevolmente fermentata, il lime trattiene l'eccessiva polarizzazione olfattiva, modulandone gli esiti, e la menta è rimasta nell'aria, aggrappata ai volatili del rum sparsi per tutta la cucina. 

La Pina sta dormendo beata nel lettone centonovanta per duecentoventi e forse non sa di aspettarmi. Tra poco vado a dirglielo....

È stata una bella serata.