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Narrativa

Le cose che non so

Pubblicato il 14/02/2020

State a sentire: se devo essere sincero, non so più cosa ci faccio qui...

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State a sentire: se devo essere sincero, non so più cosa ci faccio qui, sul ciglio di una strada di campagna, a buio, con un secchio pieno d’acqua. E dire che ci avevo messo dentro pure i cubetti di ghiaccio per farla più fredda, che se lo zio Vanni non trova il ghiaccio quando fa il “whisky on the rocks” cosa gli racconto? Non lo so, non ci avevo pensato. Una delle tante cose che non so.

Ad esempio, non so perché devo dividere la camera con le mie sorelle, che per la verità non lo sono del tutto. Cioè: Carolina, lei è davvero sorella-sorella, ma Matilde, che chiamo sorella, non lo è per nulla, perché figlia dello zio Vanni (pure lui non è mio zio) e di un’altra finta zia. Ilaria, infine, è una mezza sorella, nel senso che è figlia della mamma e dello zio Vanni. Una bella confusione, potete capire. Sono tutte più piccole di me (ah, scusate, io ho tredici anni), capaci solo di giocare alle Barbie e di chiacchierare tra loro fitto fitto. Non ci puoi fare un discorso. E la sera non sai dove battere la testa, tanto in salotto ci sta lo zio Vanni con la partita e il whisky, e in cucina la mamma che fa da mangiare per il giorno dopo. Così mi metto le cuffie e sto al computer a fare un videogioco, poi faccio tardi e la mattina a scuola crepo di sonno.

La cosa buona è che al babbo posso raccontare che sono dalla mamma, e alla mamma inventare che vado dal babbo: tra loro non si parlano. E io che mi faccio i fatti miei. Come stasera.

Non so neanche perché mi è capitato questo nome di schifo, Federico Bacherini, che tutti mi chiamano il Bache. Ti vengono a mente i bachi, ecco, che non stanno simpatici a nessuno. Almeno mi chiamassero Fede. Fede nella tua squadra, in Gesù, anche se non ci credo più tanto. Mi sembra una di quelle storie come Babbo Natale. Comunque, qui al buio, una preghiera mi è scappata, ma l’ho detta sottovoce e spero che Dio non mi abbia sentito. Perché, se Dio esiste, e quando muoio capito davanti a Gesù, lui mi dice: ah, prima ti fai cacciare dal catechismo e poi dici le preghiere! e quella stronza della catechista, lì accanto, che rincara la dose. E io che devo giustificarmi. Una pena. Se invece Dio non esiste, vado lì e gli dico… No, se Dio non esiste, dopo non c’è più un cazzo e non gli dico niente.

Un’altra cosa che non capisco è la scuola: l’inglese, la matematica e la storia (in ordine alfabetico, per non fare ingiustizie). Per fortuna c’è la Bacci, la profe d’italiano, l’unica che si prende cura di me, che mi tira in un angolo e mi parla. Ha chiesto di parlare anche con la mamma, ma lei non può mai, perché lavora al negozio nove ore al giorno, poi c’ha la bambina piccola e la casa. Ci sono già andata due volte a parlare, dice. Ci andasse tuo padre, una buona volta. Ma il babbo dice: sì sì, ci vado, ma poi non va (forse non se ne ricorda).

Altra cosa che non capisco è perché dei compagni ce l’hanno con me. Che gli ho fatto? Questi sono il Mazzo (viene dal cognome, Mazzoncini), poi c’è il Toro (da Torelli) e infine il Testa (che si chiama Testa per davvero). Stavolta in ordine di importanza, perché è il Mazzo che comanda e gli altri che gli vanno dietro. Ad esempio, l’altro giorno il Testa mi ha storto un braccio dietro la schiena (ho urlato dal male), e mi ha detto: riprovaci, che poi il Mazzo ti fa un mazzo così. Questo per ripetere che i nomi hanno la loro parte.

Poi non capisco nulla dell’amore. Perché la Giada deve stare dietro a me, quando di lei non me ne frega niente? E’ cicciona e brufolosa e pure mi vergogno di lei. Postano su Facebook o Instagram le nostre foto con dei commenti che ti fanno male. A me piace la Sofia, ma lei manco mi guarda perché sta dietro al Mazzo, che è lungo e secco e fa il macho. Più sono stronzi, più piacciono alle donne. Una vera ingiustizia. Ci manca solo che al Mazzo piaccia la Giada, per chiudere il cerchio. Ma so che questo è impossibile. Mi sembra un grande mistero, l’amore. Anche il sesso è una cosa molto complicata.

Come l’altro giorno che mi ero chiuso in bagno, sento bussare forte e vedo azionare a vuoto la maniglia. Poi lo zio Vanni urla: smettila di farti le seghe! Ma cosa vuole da me? Chi è lui per dire queste cose? Mica vado la notte a bussare alla porta di camera e a urlare: e tu smettila di scopare la mamma!

Ci vorrebbe più rispetto, ecco.

Qualche volta immagino di trovarmi una sera ai giardini e di sentire strillare da dietro una siepe. Mi affaccio e vedo una banda che sta cercando di violentare una ragazza. Intervengo e grazie alle mie arti marziali metto in fuga le canaglie. Mi prendo cura della ragazza, che si innamora di me. Finisco sui giornali e tutti mi portano rispetto. Ma questo è solo un sogno.

Insomma, amore e sesso sono cose difficili da capire, come l’amicizia, che è uguale all’amore, solo che non ti fa voglia di baciare un maschio, anche se ognuno è libero di fare quello che si sente. Penso che non si possa vivere senza l’amicizia. E’ molto bello avere un vero amico, sincero, con cui confidarsi, parlare dei propri problemi, ascoltare i suoi, chiedere e dare un consiglio, ridere, scherzare, andare a giro a fare le cazzate.

Solo che io non ce l’ho.


Qualche giorno dopo, di pomeriggio, la Bacci (sempre lei) mi chiama a casa sua: dice che mi vuole parlare. Io sono un poco intimorito perché a casa di una profe mica ci sono mai andato. Entro e ti trovo una casa bellissima, con un sacco di stanze. Parla dei figli, che hanno la mia età, eccetera eccetera, e questa è la camera di Tizio e questa è la stanza di Caio (mi ha chiamato per questo?). E ci credo che vanno bene a scuola, con una stanza tutta per loro e una mamma professoressa. Allora penso che sono nato dalla parte sbagliata e mi sale una gran rabbia. Poi mi fa sedere sul divano, dove affondo, e lei si siede sulla poltrona di fronte. Si schiarisce la voce e dice che sono stato bravo a non tirarlo, quel secchio d’acqua al Mazzoncini. A questo punto sprofondo ancora di più nel divano. Come ha fatto a saperlo? Chi gliel’ha raccontato? Forse il mio compagno, vittima anche lui dell’armadietto, che poi ci siamo consolati a vicenda.

Sì, la storia è questa: la banda del Mazzo ti chiude dentro l’armadietto nello spogliatoio della palestra, poi dà un sacco di botte e scossoni alle pareti metalliche e non ti fa uscire finché non hai cantato le canzoni che vuole.

Io, il Mazzo, l’aspettavo di ritorno dall’allenamento di calcio (ci va con lo scooter, ha quattordici anni, è bocciato), per fargli un gavettone gigante. Abita un po’ fuori città e, prima che si sia ripreso dalla bomba d’acqua gelata, sono scappato per i campi. Ma come faccio a dirglielo, alla Bacci, che il secchio d’acqua non l’ho tirato perché il Mazzo non arrivava, anche se dentro ce l’avevo l’idea che stavo facendo una cazzata. Così dico di sì con la testa: ho capito ho capito, queste cose non si fanno.

Il tuo gesto – prosegue – era pericoloso, il Mazzoncini poteva cadere e battere la testa con conseguenze molto gravi. Poi, reagendo allo stesso modo dei bulli, è facile dare lo spunto a nuove ritorsioni. E’ bene raccontare tutto ai genitori e agli insegnanti. Non stare da solo, cerca un amico che stia dalla tua parte. E, soprattutto, mostrati deciso e sicuro, a questi tipi digli: “basta!” e allontanati senza ascoltarli.

Continuo a dire di sì con la testa così velocemente che penso mi si sviti, poi trovo il coraggio di dire che forse è nella mia insicurezza la causa dei questi soprusi. E che sono insicuro perché tutte le cose mi sembrano così ingarbugliate e gigantesche che non ci capisco niente.

La Bacci sorride e dice che non tutte le cose sono fatte per essere capite subito, che bisogna avere pazienza, partire dalle piccole cose, chiedere aiuto, che da soli è difficile venirne fuori. Poi smette di parlare e mi guarda con lo sguardo annebbiato dei miopi, ma anche i miei occhi sono appannati.

Quando sono per strada è buio, e costeggio i giardini per tornare a casa. Penso alla ragazza immaginaria dietro la siepe. Io, questo incontro con la profe non l’ho cercato, ma se ci penso bene è proprio ciò che avrei voluto, che volentieri avrei sognato, così come ho sognato di salvare la ragazza e di volare via con lei.

Tutti abbiamo bisogno di essere salvati.

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Ti Maddog ha votato il racconto

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bauSegnala il commento

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Zeta Reader ha votato il racconto

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non ti perdono "la profe" ma il resto è prova di grande sensibilità e capacità di scriverlaSegnala il commento

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Rosnikant ha votato il racconto

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Sembra di tornare indietro, ripercorrere le insicurezze e la tenacia dell'adolescenza. Concordo con Graograman. Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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Graograman ha votato il racconto

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Il punto di vista di un ragazzo peraltro con adolescenza difficile è un esercizio di grande virtuosismo. Segnala il commento

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Ondina ha votato il racconto

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Jacopo C. ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Carino: bello il punto di vista di Fede, anche se il suo linguaggio è molto "maturo" per l'età, ma sta. Finale altrettanto...Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Roberta ha votato il racconto

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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Un estratto dalla vita del personaggio di P. Conte seduto in cima a un paracarro che sta pensando agli affari suoi...? Fede è un bel nome! Segnala il commento

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RoCarver ha votato il racconto

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" mi guarda con lo sguardo annebbiato dei miopi, ma anche i miei occhi sono appannati", semplicemente stupendo. Segnala il commento

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mifrari ha votato il racconto

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Tono lieve e ironico da cui tuttavia traspare la solitudine dell'adolescenza e le difficoltà dell'età. Piaciuto.Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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Punto di vista ristretto, efficace. Eccellente.Segnala il commento

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di Paolo Sbolgi

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