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Narrativa

Le cose da fare

Pubblicato il 11/02/2020

Delle cose da fare, un telefono che squilla a vuoto, una distanza sempre più incolmabile.

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Che io non lo so dico, com'è che fra una cosa e l'altra ci avrei un sacco di cose da fare, che però alla fine non mi decido, non faccio niente. Non me la sento dico, non ne ho la forza.

Mi vengono dei quarti d'ora poi, che io mi ammazzerei. Che infatti quando mi prendono, mi sorprendo ad esempio che sto attraversando la strada e guardo a destra, come fossi nel Regno Unito, anche se lo so bene che qua, nella città del nord Italia in cui mi sono trasferito a vivere da un po' di anni ormai, come del resto in tutte le altre città d'Italia non solo del nord ma anche del sud per non dire poi di tutte le altre città d'Europa ad eccezione per l'appunto delle città del Regno Unito che loro alla fine fanno sempre le cose di testa loro, le macchine al massimo potrebbero piombarmi addosso da sinistra, e non da destra.

Non so dico com'è, che fino a qualche tempo fa c'erano dei pomeriggi che lei mi telefonava quattro volte nello spazio di poche ore, e quando andavo a rispondere e dicevo Pronto, sentivo la sua vocina simpatica che inaugurava la conversazione con un Che paallleee!, come a volere scherzare del fatto che la precedente telefonata fosse avvenuta solo poco tempo prima. E a me, solo a sentire quella vocina simpatica che mi diceva Che palle, benché stessi facendo delle cose e non fosse capitato tanto in realtà nell'ultima mezz'ora degno di essere raccontato al telefono, se si esclude un furioso mal di pancia con annessa corsa in bagno, a me mi prendeva bene, e alle mie cose dico, dicevo Mettetevi comode, toglietevi pure il giubbotto, che a me prende bene e voi ne avete da aspettare.

Adesso però se la chiamo, alla ragazza che è andata a vivere in Inghilterra dico, se mi risponde, che magari è al lavoro e non lo sente nemmeno squillare il telefono che ce l'ha nella borsa messo senza suoneria, se mi risponde, non ce l'ha più quella vocina simpatica e io, che fra una cosa e l'altra ci avrei comunque un sacco di cose da fare, alla fine non mi trovo la forza per fare né l'una, né l'altra. Ne avete da aspettare, dico alle mie cose da fare, che a me prende male e non me la sento, mi dispiace. Datemi pure i giubbotti, mettetevi comode.

E allora mi vengono dei quarti d'ora che io mi potrei ammazzare. Che infatti mi capita ad esempio di attraversare la strada fuori dalle strisce pedonali e di guardare a destra, come a dire: vediamo un po' che cosa capita. Che magari mi investono e a te, che te ne sei andata a vivere in Inghilterra e non rispondi più al telefono che non mi vuoi più bene, ti ammazzano i rimorsi.   

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Franco 58 ha votato il racconto

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Troppo breve, per capire dove saresti andato a parare, prima di ripensarci: Segnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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RoCarver ha votato il racconto

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Editor

Non male il tono colloquiale, non è chiaro perchè è lei a chiamarlo 4 volte in poche ore ma gli dice comunque "che palle", è voluto? Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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