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Fantastico

Le formiche dormono nei botton d'oro

Pubblicato il 30/07/2020

Nato da un bisogno di spensieratezza

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Il caldo era finalmente arrivato, lasciando scivolare via gli ultimi segni dell’inverno. Nei prati i soffioni attendevano con pazienza la mano di un bimbo che li avrebbe strappati dall’immobilità, facendo danzare i loro semi.  L'aria profumava di erba appena tagliata che si asciuga al sole. Ninetta adorava l’estate e avrebbe voluto che non finisse mai. La natura era un’esplosione silenziosa di vita e la mamma e la nonna raccoglievano ogni giorno frutta e verdura nell’orto, per trasformarle in conserve, marmellate e composte. Il nonno e il papà lavoravano alacremente nei campi e veramente Ninetta dava volentieri una mano, ma appena poteva giocava a nascondino tra i filari di granturco e correva nei campi di grano per raccogliere i papaveri, facendosi graffiare le gambe dalle spighe. 

Il suo passatempo preferito era spiare le formiche che dormivano nei botton d’oro. In una delle sue corse nei campi Ninetta incontrò una bambina. In realtà andò a sbatterci contro.

«Ahio! E tu da dove sei spuntata fuori?» gridò Ninetta.

«Scusami, non ti avevo vista. Stavo guardando i covoni, sono così belli!» rispose la bambina. «Molto piacere, io sono Vittoria. Tu abiti qui?»

Strinse la mano che Vittoria le porgeva. Era calda e asciutta, le unghie pulite. Si vergognò un po’ della sua mano sudata con le unghie mangiucchiate e la ritrasse subito.

«Sì, abito nella fattoria in fondo alla strada. Mi chiamo Ninetta.»  

«Che bello, allora siamo vicine!» esclamò Vittoria mettendo le mani sulle spalle di Ninetta. «Io vengo dalla città e passerò l’estate a casa dei miei nonni. Vuoi essere mia amica?» 

«Sì.» sussurrò Ninetta con un filo di voce, a capo chino, intimidita dalla sicurezza di Vittoria.

Ninetta condusse Vittoria nei suoi posti preferiti, anche nella radura dell’albero di melograno. E decise che poteva fidarsi di lei.

«Sai che una volta qui ho visto una fata?» disse Ninetta, mentre intrecciavano ghirlande di margherite, tarassaco e viole.

«Davvero?» nella voce di Vittoria non c’era ombra di incredulità.

«Sì, aveva un vestito fatto di foglie. Non mi credi?»

«Certo che ti credo! Anch’io ne ho vista una, vive nel ciliegio dei miei nonni. È molto simpatica.»

Ninetta scoppiò a ridere.

«La mia fata non era per niente simpatica, anzi! Un po’ scorbutica direi!»

Le settimane passavano e la luce diventava più morbida: ora il paesaggio poteva essere ammirato senza schermarsi gli occhi con le mani. Arrivò il momento di salutarsi e le bambine piansero a lungo, abbracciate, sotto l’albero di melograno della fata. Dopo la partenza di Vittoria l’estate non era così divertente, dopotutto. Una sera di fine agosto Ninetta sedeva sul dondolo in veranda, ammirando i colori del tramonto. C’era molta foschia e la bambina si alzò per andare a vedere. Quando si rese conto di cosa stava succedendo era troppo tardi: il fuoco la circondava. La strada per tornare indietro era sbarrata e fu costretta a correre verso il bosco al fondo del campo. Gli alberi si accartocciavano su sé stessi, emettendo suoni spaventosi, gli animali fuggivano spaventati di fronte a quell’orrore. Gli alberi urlavano il suo nome mentre morivano, lasciando solo un mucchio di cenere e braci.  Riuscì a raggiungere la radura, lì il fuoco non era ancora arrivato. Appoggiò la fronte alla corteccia dell’albero di melograno, cercando di riprendere il controllo del respiro. Pochi giorni prima in quello stesso luogo lei e Vittoria avevano intrecciato ghirlande e parlato di fate. Il ricordo la fece scoppiare in un pianto disperato. Cadde in ginocchio ai piedi dell’albero, con le mani che coprivano gli occhi. Qualcosa le sfiorò una spalla e per la sorpresa si tirò su di scatto. Una bella ragazza con il viso coperto di lentiggini la osservava con sguardo penetrante. Sulla testa portava una ghirlanda di piccoli fiori colorati.

«Ciao Ninetta. Non avere paura, qui sei al sicuro.» 

«E tu chi sei? Come sai il mio nome?» domandò Ninetta alla ragazza, indietreggiando.

Il rumore degli alberi che cadevano era ancora distante, anche se il fumo le stava raggiungendo. Ninetta cominciò a tossire.

«Non mi riconosci? Sono Vittoria. Beh, questo è il nome che mi hai dato.»

«Ma non puoi essere tu. Com’è possibile?»

«Non ho tempo per spiegarti, ti hanno quasi trovata…dammi la mano.» Vittoria posò qualcosa nella mano di Ninetta. Semi, bacche e ghiande brillarono nel suo palmo.

«Piantali, vedrai che la natura si riprenderà i suoi spazi. Non piangere per coloro che sono caduti, il bosco ricrescerà. Ora devo lasciarti. Arrivederci amica mia.» Vittoria strinse Ninetta in un abbraccio e in un attimo era già andata via. Una miriade di farfalle dalle ali nere e arancioni solleticarono il viso di Ninetta, volando in alto, verso l’ultimo spicchio di cielo blu. La voce del nonno la riscosse.

«Ninetta! Oh grazie al cielo, ti ho trovata!» disse il nonno con voce sollevata. La prese in braccio e lei si appoggiò alla sua spalla.

«Nonno?»

«Dimmi tesoro.»

«Ma tu sai perché le formiche vanno a dormire nei botton d’oro?»


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Elkele ha votato il racconto

Esordiente

In un festival dei racconti leggendo un po qua un po là, una boccata d'aria fresca. Ho condiviso volentieri la tua spensieratezza. 1000 di questi momenti, ciao (botton d'oro bellissimi e suonano bene!) Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Esordiente

Un esordio ricco di tenerezza. Credo che la domanda della bambina sia la parte migliore. In fondo anche noi umani talvolta andiamo a dormire nei bottoni d'oroSegnala il commento

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RoCarver ha votato il racconto

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Quando parli dei bottoni d'oro io ho immaginato la parte tonda e gialla delle margherite, non so se ci ho azzeccato. Non è chiaro se Vittoria e la fata sono la stessa persona ma credo di aver capito che è così. Carino! Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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Roberta ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Di tenerezza e incantoSegnala il commento

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esteban espiga ha votato il racconto

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racconto molto strano, atmosfera particolarissima. anche se si rifà a certune fiabe classiche, a un certo punto sembra deragliare dalla linearità e gli avvenimenti perdono quella credibilità narrativa che anche le storie più bizzarre e fantastiche devono mantenere. alcune scene non sfigurerebbero però illustrate da un redivivo Chiostri. una nota: perché mai un lettore comune dovrebbe sapere cosa siano i "botton d'oro"?Segnala il commento

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di Elisa Bragato

Esordiente