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Fantastico

Le luci di Ehn

Pubblicato il 31/03/2018

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“Sento di aver bisogno di una vacanza, sai?”

“Una vacanza? Ma non mi dire, tu?”

“Ha-ha, prendimi pure in giro, se ti fa comodo. Ah, e soffia il fumo fuori, se non ti dispiace. Detesto questo verde fluorescente nell’abitacolo mentre guido.”

Sul sedile passeggeri del veicolo volante - un gioiello ad alta tecnologia che sfrecciava rapido nei cieli perennemente bui di Ehn - espirando il fumo della sigaretta luminescente fuori dal finestrino come richiesto, Lohn lasciava vagare lo sguardo nel caos della folla sottostante che, instancabile, si dirigeva verso un’altra nottata di monotono lavoro. “Potrei capire se a lamentarsi fosse uno di loro là sotto, ma da te… Ti duole il collo per i troppi inchini? Troppe strette di mano? Anzi, ci sono, è il peso di tutte quegli ornamenti dorati. Insostenibile, immagino, povero Jos.” Ad ogni frase faceva seguire una piccola gomitata all’amico alla guida, punzecchiandolo.

“Voi tutti sottovalutate il nostro lavoro. È una fatica immane sopportare lo stress a cui siamo sottoposti. Basta una parola sbagliata, qualcosa che assomigli anche vagamente a una lamentela e tutto quanto… puf.” Accompagnò il suono con un contrattacco ai colpi provenienti dal fianco, stando al gioco ma al contempo mostrando sincera preoccupazione. “A volte non dormo nemmeno, a causa loro.”

“Ti preoccupi troppo, secondo me.” Lohn fece gli ultimi due tiri e inghiottì la parte restante della sigaretta, quella commestibile. “Dannazione, è tardissimo. Sono di turno tra pochi minuti. Apri pure la portiera, da qui proseguo da solo. Grazie mille per avermi fatto fare in anteprima un giro su questo mostro, non vedo l’ora che la mettano in commercio.”

Se la metteranno in commercio. È già tanto che permettano a noi Colloquiatori di muoverci nel cielo.”

“Mai dire mai. Ancora non mi hanno beccato con questa” ammiccò Lohn, dandosi una pacca sul retro dei pantaloni. “Alla prossima,” aggiunse gettandosi nel vuoto dalla portiera che Jos aveva aperto per lui. In caduta, una tavola volante prese forma a partire dalla tasca su cui si era colpito e con essa Lohn cominciò a destreggiarsi abilmente tra i palazzi, nascosto alla vista dalle loro luci abbacinanti. Jos lo fissò divertito, prima di riprendere la sua marcia verso l’ufficio.

Era un’amicizia strana, la loro. Jos dei Milian era stato cresciuto fin dalla più tenera età per diventare un Colloquiatore, come era stato per tutti i suoi antenati, ma nulla aveva mai potuto impedire alla sua innata curiosità di portarlo a fuggire molto spesso agli educatori e andarsi a perdere per le vie dei Quartieri Luminosi di Ehn, ultimo baluardo della civiltà, dove ogni singola cosa era fonte di stupore per lui.

Lì si era imbattuto per caso in un birbantello di nome Lohn, con il quale era nata un’intesa immediata e che durava da anni. Era un piccolo genio fissato con le invenzioni, e ogni volta che si incontravano lo stupiva con qualcosa di nuovo. Macchinine a razzo, guanti magnetici, il prototipo della tavola volante. Tutti oggetti proibiti, ovviamente, poiché non era tecnologia fornita direttamente da loro. Al solo pensiero di quelle viscide creature strinse più forte il volante, sbiancandosi le nocche.

Arrivato a destinazione, parcheggiò il mezzo sulla vasta balconata della Torre del Parlamento, l’edificio più alto di Ehn: lì i Colloquiatori avevano la propria sede. Sprofondò nella poltrona del suo ufficio e tentò di concentrarsi sulle mansioni della notte corrente. Si occupava principalmente di fare da intermediario con l’alta nobiltà. Lohn aveva ragione, era tutto un inchinarsi e stringere mani, ed era alquanto noioso… Ma la scelta era tra quello e la magistratura. Il solo pensiero di doversi trovare in tribunale a giudicare popolani come il suo amico lo faceva sentir male. Sarebbe stato per lui un tradimento più grande che disobbedire alle parole dei Kro, coloro che li governavano dall’alto dopo aver occultato il firmamento con la loro immensa astronave, costringendo l’umanità intera a vivere nell’oscurità. Certo, fornivano la luce artificiale. Certo, conferivano a tutti un lavoro dignitoso per poter mantenere la propria famiglia. Ma a quale prezzo? La distruzione di tutte le altre città sulla Terra. La scomparsa, di tanto in tanto, di qualche uomo o donna, due o tre su un milione, la cui mancanza sarebbe stata notata appena, diretti a riempire i loro stomaci. Lui, come Colloquiatore, era purtroppo al corrente di tutto questo, e lo aborriva. Ma non poteva farci niente. Da secoli il rapporto tra la sua casta e gli invasori permetteva al resto degli umani di vivere, sebbene nell’ignoranza, il più serenamente possibile. Quanto avrebbe voluto sfogarsi, almeno con Lohn, ma per il bene di tutti il segreto doveva rimanere tale. Tornò a immergersi nel lavoro, cercando di affogare i pensieri nella carta stampata. Quella, almeno, non poteva fare alcun male.


Lohn saltò giù dalla tavola, la quale perse immediatamente la propria forma e andò a riprendere posto nella tasca posteriore dei suoi pantaloni. Si infilò agilmente in uno dei vicoli dei Quartieri Bui, l’agglomerato di quei luoghi di Ehn dove potersi nascondere da occhi indiscreti per concludere i più loschi affari.

Passò defilato di fronte a diversi bordelli e sale da gioco, fino a trovare il locale in cui era atteso. Era vuoto, eccetto che per una figura ingobbita ad un tavolo isolato, lontano dall’entrata.

“Novità?” chiese a Lohn, una volta che quest’ultimo lo ebbe raggiunto. Lohn estrasse qualcosa dall’interno della giacca, posandolo di fronte all’altro, una sagoma nascosta da un enorme cappotto ed un cappello a tesa larga. “Non si è sbilanciato molto, ma da come potrà sentire, in diversi punti si coglie un tono di disapprovazione. Ancora poco e arriverà a esporsi completamente.”

“No, direi che ciò che hai raccolto è abbastanza per poter formulare un capo di accusa.” Una mano guantata afferrò con rapidità il registratore dal tavolo. “Sono piuttosto contento. È una fortuna che tu sia compare con quel Milian, lo puntavo da molto e questo è l’unico modo che abbiamo, con i Colloquiatori. Coglierli in fallo per poi… licenziarli, diciamo.” La tesa si alzò leggermente e Lohn riuscì a intravedere un ghigno lucertolesco, accompagnato da un bianco scintillio di denti aguzzi. “Quindi? Quanto vuoi, questa volta?”

“Non quanto. Piuttosto cosa. Vorrei uno dei vostri nuovi mezzi volanti.” Per ingraziarselo, proseguì: “Con le mie abilità, riuscirò a diffonderlo sotto forma di tecnologia proibita nel mercato nero. Più condanne. Più cibo per voi, nella metà del tempo.”

“Piccolo infame,” sogghignò. “Concesso. Torna qui domani per riscuotere. Sei davvero una valida risorsa, Lohn.” Non fece in tempo a ringraziarlo, che si era già dileguato.

Lohn si stravaccò sulla sedia, finendo il fondo del boccale e la mezza sigaretta luminescente lasciata lì nel posacenere dal kro in incognito. Cibarsi degli avanzi. Si addiceva, a uno sciacallo come lui.

“Perdonami Jos,” sussurrò alzando il boccale in un brindisi invisibile, “ma gli affari sono affari.”

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