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Narrativa

Le onde e le parole: le piccole botole

Pubblicato il 24/11/2022

"Devo aprire la piccola botola e lasciare uscire quelle frasi collegate tra loro e nelle quali io confluisco, accada ciò che accada, in modo che al posto di un tutto incoerente vi si scorga un filo vagante, che unisce leggermente una cosa all’altra", da "Le onde", di Virginia Woolf.

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Le parole ondeggiano, non concedono requie e riposo alla mente.

Come particole di luce s’espandono in ogni direzione, scompigliano le istanze della ragione, 

illuminano il buio dell’incoscienza, e fallano la mediazione della coscienza.

La piccola botola stagna i tesori delle parole raccolte in miriadi di ascolti, 

e le preserva dalla sconsacrazione.

Se provi ad aprirla, la piccola botola cigola come un osso dolente, 

profetizza i pericoli dell’incomprensione.

Ma tu sei fidente per natura e lasci che le cose accadano.

La schiudi, e le parole dilagano oltre lo spazio concesso al tuo essere, al tuo sentire.

Le più forti confluiscono in un unico senso, innescano l’energia necessaria a vincere l’incongruenza dei suoni. 

Canalizzano attenzione, generano corrispondenza e reciprocità.

Le altre, si spengono prima di precipitare al suolo.

La più parte è catturata dall’inconcludenza del suono, 

smerciata nei mercati della prolissità e della banalità, 

pompata di retorica ed enfasi, e abbandonata nei cassonetti degli sproloqui.


Gli animali non hanno botole per proteggere i tesori delle parole.

Eppure, anche se appartengono a specie diverse, si coalizzano, 

stipulano patti di reciproco soccorso, ricorrono ad allarmi distinti 

per i predatori che strisciano, che piombano dall’alto o che attaccano da terra.

Gli umani si stordiscono di parole, le lanciano come effetti decorativi nei carnevali auto celebrativi, 

le intingono nel veleno dell’invidia, del risentimento e dell’acrimonia. 

Le forgiano ai loro intenti, le manipolano, le catapultano 

con l’arma del dileggio, della calunnia, della detrazione, dell’insinuazione.

Di notte razziano i frutti della semina, di giorno strappano foglie e virgulti.

Se li sorprendi con un fiore o un foglio in mano, 

non credere che chiedano responsi alla conta dei petali e delle parole.

L’amore è il bisogno meno reale che evade dall’animo indiscreto dei parolai.


Sono così belle le parole quando riflettono una coscienza, 

la dignità di dire senza violare il riserbo e impiastrare la verità.

Se apri la piccola botola non puoi più tornare indietro.

L’aria ingloba i suoni e non c’è modo di fermarla.

Le parole percuotono lo spazio, come un batacchio rugginoso dentro una campana di vetro, 

si propaga l’ennesimo abuso al silenzio.

La piccola botola è violata: non è più una via d’accesso, d’uscita o di fuga.

Ora, che le parole possono confluire in frasi, caricarsi di significati e vorticare nell’aria, 

resta la cosa più ardua da fare: sperare che non si sbriciolino come pulviscolo contro l’indifferenza, 

l’incomprensione, la noia e l’assenza.

Credi davvero, Virginia, che dipenda da te dipanare le matasse delle parole?

E come potresti se “filo vagante” e il bandolo sono sempre nelle mani dell’interlocutore?

È lui che sceglie se dare asilo alle tue parole o lasciarti con l’onta di uno sbadiglio sul viso.

E anche se riuscissi a catturarlo, ad annodarlo al tuo pensiero, 

credi che basterebbe a salvarti dall’incoerenza e dall’incostanza umana?

Dalle botole passano luce e aria.

Ma il destino delle parole è sancito dai destinatari.




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Giorgio Rossi ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Coscienza fantasma ha votato il racconto

Esordiente

Esegesi della preposizione articolataSegnala il commento

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Frato ha votato il racconto

Esordiente

Bellissima Adriana. Purtroppo, come dici bene, il risultato delle parole è sempre nel cuore di chi ascolta. Leggendo, mi è anche venuta una sorta di rabbia impotente. Ma...pazienza. Ciao, Roberto.Segnala il commento

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Shirah ha votato il racconto

Esordiente

Come sempre testo ben scritto e articolato, un piccolo saggio.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Questo testo, in questo luogo, assume un significato ed una forza che travalica il suo stesso senso fino ad ergersi a sentenza. Bellissimo . Complimenti Adriana!Segnala il commento

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sinapsineuronica ha votato il racconto

Esordiente

Sei FILO-SO-FA, Adriana: il filo che lega le parole c’è, tu lo sai e ci fai… aprire la botola. Il difficile è trovare il bandolo (della vita?). Mah… visto che non lo trovo esco e me ne vado a pranzo: fettuccine.Segnala il commento

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bistrot ha votato il racconto

Esordiente

si potrebbe forse accostare questa riflessione alla critica che l'ultimo Tolstoj rivolge all'arte e alla letteratura intese come intrattenimento: una visione etica del ruolo dello scrittore molto distante da quanto oggi si insegna nelle scuole di scrittura. Segnala il commento

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Sanros ha votato il racconto

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StefanoS ha votato il racconto

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Molto impegnativo. Trovare un senso da contrapporre al caos? Bella la sentenza finale.Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

nobili le tue parole ⭐️Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore

Potente e raffinatoSegnala il commento

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Italo ha votato il racconto

Scrittore

Può uccidere più la lingua che una spada, bisogna dosarle disseminarle e far si che creano, non distruggano. Le parole non le conoscono gli animali, per questo forse sono più sereni di noi. Grande scritto, tra la prosa e la poesia.Segnala il commento

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Raffaele 57 ha votato il racconto

Esordiente

Siamo sommersi dalle parole alcune nobili che gratificano altre ingiuriose che feriscono.Molti usano le parole per denigrare altri per biasimare.A volte basterebbe sapere tacere e ascoltare.Segnala il commento

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. ha votato il racconto

Esordiente

Un significativo esplosivo piccolo saggio in nobile forma poetica, molto suggestivaSegnala il commento

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di Adriana Giotti

Scrittore
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