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Narrativa

Le parole che non ho trovato

Pubblicato il 07/05/2022

Un professore universitario incontra in treno uno stravagante e ambiguo personaggio.

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 Il treno si ferma alla stazione di Follonica in perfetto orario. Nel frattempo, un uomo di piccola statura entra nello scompartimento con un pesante borsone di pelle che posiziona nel vano bagagli e poi si accomoda nel sedile di fronte a me con espressione pallida e seria, alla Buster Keaton

Poco dopo una signora anziana entra con un trolly e l'uomo con uno scatto felino l'aiuta a posizionare il bagaglio. La donna lo guarda stupita.

"Grazie."

Lui accenna un inchino e alza il suo borsalino in un gesto compìto e teatrale. 

Il treno lentamente riprende a muoversi.

Dopo alcuni minuti, arriva un ragazzo molto alto e di corporatura piuttosto robusta che lancia con violenza lo zaino a terra, si  butta di peso sul sedile e senza tanti complimenti sposta dal bracciolo il gomito della signora anziana, che si risente indignata:

"Ma stia attento!"

"Hai qualche problema?" 

"Io no. Maleducato."

Sto per dire qualcosa.

Il piccolo uomo lo fissa con la sua faccia seria e impassibile."

Il ragazzo mastica rumorosamente una gomma americana e lo guarda con aria divertita, allunga una gamba tra le scarpe dell'uomo le cui cui punte sfiorano appena il pavimento. E fa una una risatina compiaciuta e provocatoria.

Io riapro il giornale e faccio finta di leggere, la signora seppure visibilmente nervosa, guarda fuori dal finestrino. 

Il piccolo uomo continua a fissarlo, lui fa lo stesso, ma dopo poco non regge più la pressione e gira lo sguardo altrove, mastica sempre più vistosamente la gomma e si agita sul sedile. La scena dura alcuni minuti, finché il ragazzo si alza e tira un rutto sonoro sulla faccia dell'uomo:

"Cosa vuoi mezzo tappo di vino andato a male?"

Temo il peggio per il piccolo uomo, ma non faccio in tempo a formulare questo pensiero che con un balzo fulmineo prende il ragazzo per il giubbotto, lo scaraventa all’angolo della porta, lo immobilizza con due dita intorno al collo e cade a terra come un fantoccio. La signora tira un urlo e io mi precipito a dividerli. 

L'uomo si rimette il suo borsalino.

"Niente di grave. Questo è il tuo zaino e la prossima fermata è Livorno. È una bella città vedrai che ti piace."

Il ragazzo si allontana imprecando:

"Nano maledetto."

"Lo puoi raccontare ragazzo."

La signora ha cambiato scompartimento e ora siamo rimasti solo noi due: 

Io dietro il mio giornale, nella solita finta lettura, perché tengo d’occhio il grosso borsone dell’uomo da cui spunta un manico, o forse un bastone, o un fucile che ha coperto con un telo. Non saprei.

Guardo l'orologio, fra poco sarò a Pisa. 

"Sta quasi per arrivare?" La sua voce mi coglie di sorpresa. "Mi scusi per quello che è accaduto. Lo so cosa pensa: 

che ho avuto una reazione violenta."

"Si." rispondo secco senza guardarlo e prendo il mio bagaglio.

"E non crede che ci fosse violenza nelle parole e nei modi di quel ragazzo?"

"In fondo è un ragazzo."

"Per quello prendiamo degli sculaccioni dalle nostre mamme, per crescere e diventare grandi. E non era più tanto ragazzo." 

Il treno comincia a rallentare, per fortuna.

"Mi chiamo Salvatore e sono senza lavoro dopo che ho avuto un grave incidente."

Sarà un mafioso.

"E lei cosa fa?"

"Insegno filosofia all’università." 

"Accidenti. Forse lei avrebbe potuto trovare le parole giuste per quel ragazzo." 

Non so cosa dire e pensare. Non ora. Poi continua:

"Mi deve scusare, ma sono abituato ad agire in tempi brevi. " 

Prendo la valigia. 

"Buona serata."

Il treno si ferma e scende anche lui con me, allungo il passo e continua a starmi dietro con piccoli passi veloci, la sua grande borsa e quell'oggetto che spunta. Arrivo a Piazza dei Miracoli, in realtá abito da tutt’altra parte, ma penso che sia più sicuro essere tra i turisti. 

Mi fermo e lo affronto:

"Cosa vuole da me?"

"Niente."

"E allora dove va?"

"Qui."

Si china per aprire la borsa e tiro un urlo:

"Fermo! 

Alza appena le sopracciglia e mi guarda:

"Si sente bene?"

Scuote la testa e sospira. Tira fuori dalla borsa una clava in acciaio, proprio quella che vedevo spuntare e che si illumina di blu, poi altre  rosse e verdi. Una giacca con le code, un naso di gomma, un cappello a cilindro e palline di tutti i colori. Inizia lo spettacolo e la piazza è piena di gente e di bambini ipnotizzati  che ridono dentro fasce di luce incandescente.

 Arriva il buio e nella piazza rimaniamo solo noi due sotto una pioggia, sottile e insistente.

"Lei è bravissimo."

E per la prima volta vedo un sorriso su quella sua straordinaria faccia alla Buster Keaton. 

Si aggiusta il borsalino e inizia a raccontare:

"Tempo fa, il mio circo ha preso fuoco, io mi sono rotto due vertebre e ho perso tutto, anche la mia famiglia. Non posso più fare l’acrobata e salire sugli attrezzi. giro per il mondo senza meta. A volte, non so dove andare o dove fermarmi, o dove sono. Come su una giostra.

A volte mi pare di vedere mia moglie o le mie figlie in fondo a una via." 

Io invece, non so trovare le parole. Lo aiuto solo a riporre i suoi oggetti nel grande borsone che mi aveva tanto terrorizzato. E sotto il mio ombrello ci siamo incamminati insieme nella notte.

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore
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Bruno Gais ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

Esordiente

lo ricordavo bene … forse qualcosa l’hai cambiato. è un racconto che (mi) fa riflettere Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Mi piace molto questo modo di rappresentare le cose, le persone, i fatti. Un tratto delicato il tuo, ma costruito di dettagli che restano impressi nel lettore.Segnala il commento

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Shirah ha votato il racconto

Esordiente
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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Anch’io lo ricordo! Non so se hai cambiato qualcosa, forse si. Un gran bel soggetto, che (evidentemente) resta impresso.Segnala il commento

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omALE ha votato il racconto

Esordiente

materializzare la sorprea nel lettore non e' facile ma ci sei andata molto vicino .Nell'insieme mi e' piacitoSegnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Lo ricordo bene, questo racconto... o me lo sono immaginato? No, non credo, il giocoliere mi è rimasto impresso, e anche il giovane "maleducato". È interessante questo "rimestare" nel passato, e riproporlo tale e quale. Perché non hai cambiato, gran che, mi pare... Salta all'occhio, il tuo cambio di passo, negli ultimi mesi, ma risulta sempre un racconto gradevole, dove la storia è l'inquadratura riescono "colmare" alcune imperfezioni narrative. Bello anche il finale che mi ha fatto pensare al "tono immaginativo" di alcune canzoni degli anni cinquanta di Modugno, cariche di pathos e intensità romantica. Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Il soggetto è molto buono e anche la sceneggiatura, come dice Fabiani. Inoltre sei stata davvero abile nel creare la sorpresa finale, niente affatto prevedibile. Per me solo qualche imprecisione nella forma, ad esempio : il piccolo uomo lo fissa con ‘espressione impassibile’. O anche: temo il peggio ma non faccio in tempo a formulare questo pensiero che il piccolo uomo…ecc.Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

Esordiente
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. ha votato il racconto

Esordiente

Molto bello e illuminanteSegnala il commento

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Signor Fabiani ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Buona la sceneggiatura. La scrittura, invece, mostra parecchio la corda. Un netto peggioramento, rispetto ai racconti precedenti. Tanti, troppi errori, per segnalarli tutti. Io vorrei sapere a esempio – da tutti quelli che hanno commentato e commenteranno con 9 palle – cosa hanno immaginato quando hanno letto “… con espressione pallida e seria, alla Buster Keaton.” Perché se non hanno immaginato nulla – come sono sicuro, e le ricerche postume su Google ovviamente non valgono – allora la frase è oggettivamente sbagliata. È narrativa, per l’amor del cielo, narrativa! E ogni parola, in narrativa, deve chiamare un’immagine, o creare un suono, o stimolare una qualsiasi altra percezione sensoriale o emotiva, altrimenti quella parola non ha ragion d’essere. Altra cosa: gli avverbi di tempo sono sempre un errore, perché non è con i “prima”, i “dopo” e i “poi”, i “quando”, i “mentre” che il tempo scorre nel mondo della pagina (la scrittura, tra l’altro, è sequenziale: ciò che scrivi dopo è già… “dopo”, non serve precisarlo). “Il treno lentamente riprende a muoversi”. Ma va là, sul serio? Riprende “lentamente” a muoversi? Ma non mi dire! Hai forse mai visto un treno ripartire sfrecciando? Vedi, l’uso di avverbi modali per descrivere le azioni è un segno inequivocabile di insicurezza. La scrittura – purtroppo o per fortuna, fai tu – rivela sempre più cose di quelle che vorremo far sapere. Se ho tempo te lo riscrivo, così capisci tutti gli sbagli che hai commesso. Segnala il commento

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Imago ha votato il racconto

Esordiente
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Antonella Avolio ha votato il racconto

Esordiente

Un racconto molto significativo che induce alla riflessione di noi stessi, prima di esprimere un giudizio sulle persone. BravaSegnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Il finale mi ha ricordato atmosfere Chapliniane. L'idea che ci costruiamo "dell'altro " è sempre frutto dello specchio su cui riflettiamo le nostre paure ed insicurezze... un racconto denso di significato. Complimenti Ondine!!!Segnala il commento

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Laura Camposeo ha votato il racconto

Esordiente
Editor
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Paola Zaldera ha votato il racconto

Esordiente
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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore
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Messina Giuseppe ha votato il racconto

Esordiente
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di Ondine

Esordiente
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