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Horror

Le porte socchiuse

Pubblicato il 02/07/2021

Non credo si tratti di un horror. Però c'è un disagio di sottofondo, che attraversa il racconto: Zaccaria che se ne sta in cucina, ad affettare cetrioli e pensieri, e poi i genitori, che intervengono, anche se non sappiamo perché. Ma forse è il titolo, la parte migliore.

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Guardandosi allo specchio appeso in cucina, Zaccaria aveva mangiato avidamente una fetta di pane di segale con prosciutto cotto arrosto, poca mayonnaise e ancora meno senape: giusto un esile strato, spalmato direttamente sul pane, che lo assorbì subito, senza lasciare alcuna traccia evidente, in virtù dell'affinità cromatica del pane stesso, se non un leggero umore epidermico, mentre tutto il resto si era nascosto abilmente tra gli anfratti della mollica, in attesa di essere mangiato. Soltanto le fette di cetriolo, tagliate in ellissi sottili e aggiunte dopo i primi morsi, avevano opposto un certa resistenza, benché minima, ai morsi successivi.


Non so se vi sia mai capitata in mano una fetta di pane segalino affettata: a Zaccaria ricordava un rettangolo di cera rimasto troppo tempo appeso, in orizzontale, per il lato lungo superiore, che poi aveva iniziato a fare spallucce, scivolandosi verso il basso, come una gruccia, modificando, man mano, anche il lato lungo inferiore, che si sarebbe allungato, pure lui, scivolandosi altrettanto, più che altro sui lati, mentre, al centro, avrebbe sviluppato una certa rastremazione a rientrare, tanto da trasformare il proprio perimetro in una sorta di ellisse, parecchio somigliante, a sua volta, a un sorriso emoticon a 36 denti, ma senza denti, solo di gengive, dapprima pieno, e poi, poco a poco, sempre più dubbioso, fino a diventare tristo, quasi che l'interlocutore del sorriso stesso - il nostro sorriso ha quasi sempre, un interlocutore, e i pochi casi di sorriso solitario nonché autoreferenziale, non li prendiamo in considerazione, per il momento - non concordasse, nella propria mimica facciale, con quella di Zaccaria, costringendolo, per induzione mimica di prossimità, ad assumere una postura mimica della stessa entità espressiva, ché la somma di due espressioni umane distinte assume sempre il segno della più forte, e in levare, capace com'è, quest'ultima, di mutare l'umore dell'interlocutore di turno.


Zaccaria l'aveva poi mangiata in piedi, quella fetta di segale, continuando a osservarsi, finché si sedette, per riflettere sull'accaduto. Si era così chiesto che senso potesse avere, immaginare la somiglianza tra una fetta di pane di segale e un rettangolo di cera approssimativamente dello stesso spessore e dimensione, dopo averlo lasciato appeso per un lasso di tempo indeterminato. E poi, appeso come? Con un filo? E legato in che modo ? Con un ago sottile ma non troppo, capace di attraversare la fetta lungo il bordo, appena sotto crosta, senza provocare la rottura, tirandosi dietro il filo? Per poi fissarlo al muro, con un chiodo? E con quale tipo di filo? Nylon? Cotone? Canapa? Cuoio? Un cavetto metallico molto sottile?

E cosa pensare, poi, di quel sorriso emoticon sdentato, e sempre più tristo?


"Allora, Zaccaria, cosa fai ancora lì, in cucina?

La voce del padre lo raggiunse, attraversando il corridoio di sbieco, dalla porta del soggiorno a quella della cucina, che si fronteggiavano, entrambe socchiuse, e distanziate di un paio di metri, all'interno del corridoio.

"Pa', mi dici una cosa?"

"Cosa vuoi sapere?"

"La mollica di pane, secondo te, che funzione ha, contestualizzata all'interno di un morso, al netto della farcitura?" continuò Zaccaria, alzando la voce.

"Be', direi che dipende dallo spessore del pane, dai condimenti che hai aggiunto, oltre che dalla farcitura vera e propria, e dal morso, ovviamente."

"Lo pensi davvero, pa'?! E se aggiungessi anche delle fette di cetriolo ellittiche, sottili sottili? La voce di Zaccaria si era fatta più pungente, a tratti querula.

"Ehi, voi due! La finite di parlarvi da una stanza all'altra? E poi, di che si tratta? Mi sembrate due idioti, inoltre sto leggendo, e mi distraete." La voce della mamma arrivò improvvisa, dal fondo del corridoio; anche lei doveva aver lasciato la porta socchiusa.

"Ma', sto pensando una cosa" continuò Zaccaria "Ho dormito strano, stanotte: mi sono svegliato con la voglia di pane di segale col prosciutto cotto arrosto". Adesso Zaccaria stava sibilando, come un serpente che avesse il dono del linguaggio.

"Ma ce l'hai messa, anche un po' di mayonnaise, ma non troppa, e poca poca senape?"

"Si mamma, e l'ho spalmate anche bene, e poi ho aggiunto anche del cetriolo, sottile sottile, in fette ellittiche. " La sua voce era diventata una scheggia di vetro, che scalfiva le parole, fendendo l'aria.

"Allora non devi preoccuparti, è tutto sotto controllo, tesoro. E anche il cetriolo ci sta bene. Ma la tua voce?"

"La mamma ha sempre ragione, Zaccaria."

"Troppo buoni, voi due, vi siete messi d'accordo, vero?" Sussurrò Zaccaria, con un filo di voce, però tesa, come una corda di violino.

Poi le tre porte si chiusero, con tre colpi secchi, in rapida successione:

"Sblam! Sblam! Sblam!"

"Non avete capito niente, voi due. Ora metto su il caffè, e poi vengo a stanarvi."

E Zaccaria sorrise, con un ghigno solitario, autoreferenziale, continuando a fissarsi nello specchio.

"Così imparano, quei due, a lasciare le porte socchiuse...!!" 




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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

La tua ironia è piacevolissimaSegnala il commento

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Valentina B ha votato il racconto

Esordiente
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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore
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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Visto che arrivo in ritardo ho scoperto che c’è un seguito e adesso vado a leggermelo. Qui colpisce la descrizione della fetta di pane elaborata in un periodo lunghissimo senza un punto, eppure si legge piacevolmente e senza fatica. L’horror lo si percepisce appena, ma il finale crea sicuramente aspettativaSegnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Molto ironico. La parte descrittiva, lunghissima è degna di un Musil.Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Scrittore

Franck, hai scritto un periodo lungo quanto..?! lungo un paragrafo :) secondo me le voci dei genitori sono dentro di lui e lo condizionano.Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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Italo ha votato il racconto

Scrittore

Bello sto Zaccaria e il suo mangiare stranoSegnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Zoyd Gravity ha votato il racconto

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Il Verte ha votato il racconto

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Loretta 68 ha votato il racconto

Esordiente
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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

sliding doors. Kierkegaard-iano ai miei occhi. ben scritto.Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Come sempre stupisce la tua capacità di concentrarti sui dettagli. E quando l'hai fatto ci lasci un filo da tenere in mano per seguire una storia che hai impostato e poi lasci finire a noi. Qui gli interrogativi sono tanti. Cosa sta succedendo al ragazzo? Perché la voce si trasforma? Sta uscendo una nuova personalità? E cosa succederà ora? Io dentro di me lo continuo, ma secondo me dovresti continuarlo anche tu. Diciamo che è un incipit?Segnala il commento

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Rosnikant ha votato il racconto

Scrittore
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Annacod ha votato il racconto

Esordiente

Per me la fetta di segale è la metafora di una riflessione più profonda del rapporto con i genitori comunque un racconto interessante...concordo sul titoloSegnala il commento

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Cesarina Ansalone ha votato il racconto

Esordiente
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Emil M. ha votato il racconto

Esordiente
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Sonia A. ha votato il racconto

Esordiente
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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Tutte le relazioni umane - anche quelle più intime - sono porte socchiuse. È questa una delle condizioni più alienanti ma necessaria. Se fossero spalancate, ci darebbero l'illusione di poter sempre accedere allo "spazio" altrui, e ci indurrebbero a sperare sugli altri più che su noi stessi. Se fossero chiuse, ci precipiterebbero nell'assenza altrui, nella solitudine. Dietro ogni porta socchiusa c'è una fetta di pane di segale "in attesa di essere mangiata". Possiamo scegliere come condirla, ma il risultato è lo stesso. Quei "sorrisi e ghigni autoreferenziali", sono tutto ciò che resta dopo ogni "sblam". È un racconto bellissimo e denso di significato, ma forse troppo profondo per essere compreso a una prima, superficiale lettura. Segnala il commento

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doktor ha votato il racconto

Scrittore

direi enigmatica, quello che ne ricavo è che,in generale, è meglio tenere le porte chiuse. Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

inquieto … come la vita. “The doors”Segnala il commento

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Andrea Trofino ha votato il racconto

Esordiente
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Messina Giuseppe ha votato il racconto

Esordiente
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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente

L'alienazione del vivere resa in maniera quasi magistrale, sicuramente maniacaleSegnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

I cambi di intonazione e il continuo ricorrere alle descrizioni del pane di segale e delle fette ellittiche dei cetrioli creano il crescendo "malsano" di cui, in effetti, nel finale pare trovare il suo sfogo... Mi piace che hai raccontato una "incomunicabilità" proprio attraverso un uso grottesco dei dialoghi. Moooolto interessante!Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Zaccaria... e le porte socchiuse! Sì ho avuto paura.E il finale mi inquieta e mi lascia in sospeso Descrizioni e dettagli minuziosi e sorprendenti.Segnala il commento

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Imago ha votato il racconto

Esordiente
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Antonella Avolio ha votato il racconto

Esordiente
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Il puma del Sîambù ha votato il racconto

Esordiente

Sì, infatti è il titolo la parte migliore. Concordo.Segnala il commento

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di Franco 58

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